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Concorso per 500 funzionari MIBACT: le preselettive A.K.A. Chi vuol essere milionario?

Nel 2016, dopo 8 anni dall’ultimo concorso, il MIBACT ha deciso che era ora di far finta di dimostrare che sta facendo qualcosa per la cultura assumendo 500 funzionari, attraverso 9 bandi per 9 figure professionali. No, non 500 persone PER FIGURA, ma 500 IN TUTTO, dividendo i posti in un modo che mi pare deciso più da una ubriacatura di gruppo che da un ragionamento serio e attento alle problematiche dei vari settori.
Dicevo, escono questi famigerati bandi ben dieci giorni DOPO la data in cui erano stati annunciati. Posto che già i requisiti richiesti sono più lunghi dei titoli di coda di un film («Vogliamo assumere l’eccellenza», afferma Franceschini) e hanno criteri deliranti e assurdi (i master annuali non valgono, i master biennali solo se di secondo livello); posto che i punti dati sono chiaramente una presa in giro (perché 500 tizi che hanno fatto un tirocinio per 50 ore al mese per 12 mesi devono avere 10 punti, mentre una persona che lavora in PA – i privati non valgono – hanno solo 2 punti per anno di lavoro, i dottorati valgono 20 punti (10 anni di lavoro per quelli detti su!) e gli altri tirocini NON valgono niente?), posto che è assolutamente folle e illegale eliminare a metà bando un’intera classe di concorso (e ovviamente sono partiti i ricorsi), arriviamo alle tanto famigerate prove preselettive. Saranno tutte uguali e verteranno su: inglese (e va bene), diritto pubblico e amministrativo (e ok), legislazione del patrimonio culturale (come minimo!) e patrimonio culturale italiano. Le domande saranno 80 in 45 minuti (poco più di mezzo minuto a domanda, praticamente, contro le 100 domande in 90 minuti che avevano detto all’inizio; tra l’altro la risposta andrà inserita in un foglio a parte, cosa che fa perdere ancora più tempo) tratte da una banca dati già messa a disposizione dal Ripam, SENZA SOLUZIONI che verranno pubblicate il 19 luglio).
Le famigerate domande sul patrimonio culturale sono 1400, così suddivise:
– NESSUNA domanda per i profilo di promozione e comunicazione (a meno che non si intenda, per loro, il capire come NON si scrivono le domande, visto che o le risposte sono copiate integralmente da Wikipedia o le domande sono insensate o formulate male);
– NESSUNA DOMANDA per quelli che si occupano di beni demoantroplogici (non ho capito, visto che sono solo 5 posti dobbiamo ignorarli?);
– 2 domande di archivista (che poi, neanche sull’archivistica vera e propria, ma su alcuni archivi);
– un paio sulla storia delle biblioteche (neanche biblioteconomia);
– nessuna domanda di antropologia (almeno, non mi pare)
– pochissime di archeologia e di architettura (non so quanta storia dell’arte studino i secondi, ma non credo così tanta);
– nessuna sul restauro (intendo dal punto di vista meramente pratico e scientifico, non di storia dell’arte)
– 99% di domande su storia dell’arte moderna, a Roma, su opere per lo più mai sentite, visto che i quesiti sono stati presi dalla banca dati per il concorso di GUIDA TURISTICA A ROMA.
Quindi il patrimonio culturale, secondo il MIBACT sono i musei (ma solo alcuni), a cui però sono stati riservati solo 40 posti.
Quindi, chiunque passerà queste selezioni non lo farà perché dimostra di avere conoscenze e competenze nei beni culturali (non dico nel proprio settore, ché qua è chiedere troppo), ma solo chi avrà la fortuna (e sono gentile) di trovare domande che conosce e/o che è riuscito ad imparare a memoria.
Questa è la professionalità che vuole il Ministero.
A ‘sto punto mi preparo per andare all’Eredità, almeno vinco qualcosa.

Il 21 giugno compra un libro!

Compriamo un libro, investiamo in cultura

Il 21 giugno andiamo tutti in libreria e compriamo un libro perché la cultura è l’unico modo per salvare il nostro paese.

È importante farlo tutti insieme!

Per partecipare andiamo in una qualsiasi libreria con un fiocco bianco e poi postiamo una foto dell’acquisto su facebook!

Un’iniziativa di CAFFEINA FESTIVAL

Il 1 marzo compra un libro!

“Compiamo un gesto di civiltà e fiducia: il primo marzo andiamo tutti in libreria e compriamo un libro perché la cultura è l’unico modo per salvare il nostro paese.

Lets accomplish a gesture of civilization and faith: March 1st lets all go to a bookshop and buy a book, because culture is the only way to save our country.

È importante farlo tutti insieme!!

It’s important that we do it all together!!

Pensate che segnale enorme vedere tanta gente che tutta insieme va in libreria a comprare un libro!!

Think about the impact of seeing so many people all at once in a bookstore buying a book!

Un’iniziativa di CAFFEINA FESTIVAL”

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Lux in arcana

L’anno scorso, di questi tempi, mi accingevo a scrivere un post sulla Fiera Internazionale del Libro di Torino, luogo dove ho incontrato, visto e ascoltato una miriade di scrittori, critici, editori.
Detto francamente, non avrei mai pensato che, esattamente un anno dopo da quella che giudicavo una delle esperienze più uniche della mia vita (di quelle che mi lasciano con gli occhi trapuntati di stelle, in pieno stile manga), ne avrei vissuto un’altra che ha offuscato completamente la prima.

Sì, perché, il 12 e il 13 maggio, esattamente mentre a Torino si svolgeva il Salone, io e alcuni dei miei compagni della scuola di Archivistica Paleografia e Diplomatica eravamo a Roma per vedere questa mostra presso i musei Capitolini.
C’è un solo modo per definire quello che abbiamo visto: Divino. Meraviglioso. Fantastico.

Perché lì, davanti al visitatore, sotto una luce soffusa (quasi inesistente) atta a proteggere i documenti, in 100 documenti dell’Archivio Segreto Vaticano si snodano due millenni di storia. La nostra. Quella che apprendiamo dai libri, sì.
Seguendo un percorso tematico e non storico, davanti ai nostri occhi si sono succedute firme come quella di Michelangelo, di Napoleone,  di Mussolini nel testo dei patti lateranensi, quella di Galilei, che sottoscriveva così la sua abiura, di Lucrezia Borgia che scriveva al Pontefice suo padre, di Sissi. E, ancora, documenti su seta di una imperatrice cinese convertita, che chiedeva al Papa una preghiera per la sua dinastia, ormai alla fine, la falsa Donazione di Costantino, i 60 metri di rotolo che conteneva tutte le deposizioni per il processo ai templari, l’ordine di ardere sul rogo Giordano Bruno, la richiesta di Enrico VIII per l’annullamento del proprio matrimonio, con i sigilli dei vari vescovi che appoggiavano la sua richiesta, la condanna delle tesi di Lutero e tanti, tanti altri documenti che in questo momento non mi sovvengono e che, forse, non ho visto neanche, vista la fretta con cui siamo stati costretti a vedere il tutto.
È stata un’emozione indescrivibile, almeno per me. Certo, è vero che, come diceva qualcuno,  hanno mostrato l’ovvio (come se si potesse pretendere che la Chiesa ci regalasse documenti segreti!), ma a me, quell’ovvio, è piaciuto, e tanto. Perché quei pezzi di carta/pergamena/quello che erano hanno portato a una serie di avvenimenti che hanno dato il via ad eventi fondamentali, nella storia della nostra Europa, e non solo; perché mille, cinquecento, trecento, duecento, cento anni fa, la mano di un Michelangelo, di un Galileo, si è posata su quel foglio che io avevo davanti, lasciando la propria impronta indelebile nel tempo; perché quello che abbiamo visto è la prova che la storia non è qualcosa di morto, andato, sepolto, ma che è ancora oggi presente, non solo nelle conseguenze che noi tutti vediamo, ma per come avveniva allora.

Se ci tornerei? Anche domani, se qualcuno volesse venire con me. Perché è qualcosa che non si può descrivere a parole, bisogna vederla e viverla per sentirla appieno. E questo, a prescindere dalle credenze religiose di ognuno di noi.

Cosa aspettate a correre a prenotare la visita?

Torino 2011

«Torino è bellissima. Elegante e molto signorile.»
Queste sono state le parole che più di una persona ha usato per descrivermi la città, quando è stata informata della mia trasferta per la Fiera Internazione del Libro, avvenuta grazie ala casa editrice Stilo (quella con cui ho seguito il corso sull'editoria, di cui parlai in qualche post fa). E, devo dire, le speranze non sono rimaste disattese.
Torino è bellissima. Grande, ma, ho notato, a differenza di Roma, ma anche della stessa Bari, non così caotica, ma molto distinta. Sì, non trovo aggettivi migliori per definirla; quasi fosse una donna incontrata per strada, che ti rimane impressa per i suoi modi cortesi, per l'eleganza e la finezza. Camminando per le strade, ci si sentiva quasi a casa, anche perché ovunque, OVUNQUE c'erano bandiere tricolore che, nonostante tutto, mi hanno messo tanta allegria e buon umore, anche perché non ho avvertito niente di forzato, in quelle bandiere, ma un sentimento vero. O, almeno, a me ha dato quest'impressione, magari poi mi sbaglio. XD
Credo che questa sia una delle cose che più mi rimarranno impresse della città, oltre ai mille e più portici e al fatto che, ad ogni angolo, beccassimo baresi (a cominciare dal proprietario del bar che era sotto casa). XD Dico, ma tutti a Torino si sono trasferiti?
Nonostante quindi fossimo andati lì principalmente per la fiera, ci siamo ritagliati la domenica e il sabato mattina per poter visitare la città. E, devo dire, è stato un vero piacere notare che era tutto lì, a portata di mano: bastava una camminata un po' più lunga per arrivare ovunque volessimo. Sabato mattina, per esempio, ci siamo viste il museo egizio, che era un po' il mio pallino, e il palazzo reale; domenica, invece, ci siamo allontanate dal centro per vedere la reggia di Venaria (peccato solo non aver avuto anche il tempo di vedere la mostra ç_ç), mentre, nel pomeriggio abbiamo visto il duomo e la mole Antonelliana – solo la vista panoramica, però; non il museo del cinema.
A questo proposito, una domanda sorge legittima: qualcuno mi spiega perché, nonostante ci sia una teca a proteggerla, la Sindone è tenuta nascosta e viene mostrato un falso che non si può fotografare, manco rovinassimo la vera Sindone? O_O No, spiegatemelo, perché io e le altre non riusciamo ad arrivarci.
Ma, per quanto bella sia stata la città, per quanto ci tornerei volentieri anche domani, è la Fiera del Libro di Torino la vera protagonista del nostro viaggio e, logicamente, di questo post.
Ai torinesi, ho saputo prima e ho scoperto poi, tornando a casa, sull'aereo, la fiera non piace. Porta caos, pare, oltre che, per loro, non ha senso pagare un biglietto solo per vedere sì ospiti, ma per comprare comunque libri che sono comunque in libreria.
Ebbene, alla fine di questa esperienza, posso dire che, se queste sono le motivazioni, posso comprenderle, ma non condividerle. Tanto per cominciare, quelli che spendono soldi per venire alla fiera, non stanno solo lì; poi si spostano, vanno a vedersi la città – io stessa ne ho incontrati un sacco – dimorano negli alberghi e riempiono i ristoranti; quindi, fanno girare l'economia. E se qualcuno può ribattere che anche gli altri giorni dell'anno ci sono turisti, è anche vero che io, come chissà quanti altri, non so se mai e quando avrei visto Torino senza la fiera.
Il secondo motivo per cui non concordo, ma capisco, è che se i torinesi sono abituati a girare per strada e trovare bancarelle di libri a un euro – e, francamente, per me, era una goduria e al contempo un supplizio passare dalle parti della stazione, avendo massimo 10 kg per il bagaglio – ; per noi comuni mortali (almeno baresi) cose del genere non esistono; se voglio un lbiro, devo andare in libreria, oppure a qualche fiera del libro, dove trovo tomi scontati. E anche lì, posso trovare comunque best sellers, classici, ma non libri di editori da noi quasi sconosciuti, oppure edizioni anche di un certo valore.
Ebbene, è questo – oltre agli ospiti – che ho trovato alla fiera. C'era uno stand dove venivano venduti libri a metà prezzo, ma anche edizioni molto belle di alcuni classici; un volume che presi in mano, per esempio, era datato 1890 e costava una settantina di euro; altri permettevano di utilizzare un lettore e-book per provarlo. In quel di Torino, non ho neanche guardato le grandi case editrici, privilegiando quelle più piccole, spesso per me sconosciute, che solo in questi posti possono farsi conoscere e riconoscere. Certo, vero che per comprare questi libri ci sono i negozi on line, ma il punto è che, comunque in quel caso devi almeno sapere il titolo e il genere; qui invece erano tutti lì, potevi circolare liberamente e vedere titoli anche diversi, su argomenti diversi, di case editrici diverse. Non ho trovato quelle due-tre di cui cercavo dei volumi, ma ho trovato talmente tanta roba interessante che ho deciso di andarci in treno, la prossima volta, perché non si può andare lì e comprare solo un libro – per di più che posso trovare alla Feltrinelli, preso solo perché ho ricevuto l'autografo dell'autore.
Eh, sì, avete capito bene. Io che odio le resse, sono praticamente finita in mezzo a una di queste – anche se in realtà, alla fine, sono stata una delle ultime – per ricevere un autografo di Alberto Angela, che presentava la sua ultima opera. Oh, beh, non che mi sia andata male, visto che, dato che c'era poca gente, sono riuscita anche a fare una foto con lui. *_*
Angela a parte – che, tra parentesi, ha fatto una presentazione bellissima *_* – c'erano così tanti ospiti ed eventi che, a volerli vedere e sentire tutti, bisognava sdoppiarsi in almeno una trentina di persone – tanto per fare un esempio, ho dovuto scegliere tra Angela e Valerio Massimo Manfredi che erano allo stesso orario in due luoghi opposti. Però, devo dire che non mi è andata malissimo: pur non essendo riuscita a recuperare il pass, sono riuscita a sentire la fine della lectio magistralis di Umberto Eco (e peccato che avesse la mano fasciata, sennò là avrei fatto davvero a pugni per avere un suo autografo! *_*) e la prima parte della presentazione di Sgarbi – sì, avete letto bene. Non avevo niente da fare XD; inoltre da lontano ho beccato la Littizzetto – sì, fa morire esattamente come in TV! XD – e ho seguito un incontro sui nativi digitali tenuti da mezza bibliografia della mia tesi specialistica (XD) e l'intervento di Margherita Hack (poco in realtà non sapevo; ma è sempre bello sentir parlare un'astrofisica di fama internazionale!); ho persino visto Catarella, ospite per la presentazione dei DVD della serie di Montalbano. Per non aprlare di quelli che comunque giravano per la fiera, come la Troisi.
Unica cosa che mi spiace non aver potuto seguire era la lettura di Boccaccio tenuta da Dario Fo, visto che, logicamente, la fila era interminabile e la sala gremita. Beh, posso dire che comunque ho visto anche lui, e ancor più da vicino, visto che per poco non lo stavo investendo. XD No, non l'ho fatto apposta per chiedere casualmente un autografo, eh! XD Semplicemente si era fermato ad uno stand per ammirare la riproduzione di un codice per la quale stavo letteralmente sbavando anche io e, per ammirare la quale, me lo sono trovato davanti senza notarlo (sai che novità?).
Quindi, capite? Come posso io, che al massimo ho visto qualche ospite particolare parlare alla Feltrinelli, non gioire quando mi capitano questi eventi? Come posso non piangere dalla gioia, quando vedo in giro sui mezzi pubblici così tanti lettori, bancarelle così piene di libri, gente che non ti guarda male perché stai aspettando il tuo turno in una fila leggendo un libro? Come posso non fissarmi rapita davanti alla riproduzione di un codice, io che queste cose le ho viste solo in ateneo?
Semplicemente, non posso.
Mi piacerebbe tanto tornarci. Magari con un altro mezzo e non con il treno, magari con la consapevolezza di potermi organizzare meglio, per girare tra gli stand, per gli acquisti, per gli vedere gli ospiti che mi interessano, per visitare meglio la città.
Magari presto, chissà.

Cronache di un Capodanno speciale

E' ormai da più di due settimane che sono tornata a casa, eppure non ho ancora avuto tempo/modo/forza per raccontare quanto sia stato fantastico questo Capodanno – eh, sì, dovrei essere ancora vagamente impegnata con una cosa chiamata tesi, che in quei giorni ho bellamente ignorato per ovvi motivi! XD
Per chi non lo sapesse – anche se l'ho raccontato al mondo intero – dal 27 dicembre al 4 gennaio ho partecipato a un viaggio organizzato che ha avuto come mete principali Cracovia e Praga. In pullman. Da Bari.
Sì, non guardatemi così: so che è una faticaccia assurda e che nessuno sano di mente lo farebbe, ma, sfortunatamente per voi, esiste gente che lo fa. Come me e le 40 persone che erano con me.
Era da una vita che volevo vedere Praga. Me ne hanno parlato tutti benissimo, soprattutto Riccardo e sua madre, e infatti era inserito anche nella mia wishlist. Chi se ne frega, allora, di due giorni interamente in pullman solo per andare, altrettanti per tornare, allietati solo da partite di burraco, barzellette, pic nic improvvisati (c'era di tutto, neanche fossimo un fornitore di un supermercato!) e film, di quelli che per lo più piacciono a una combriccola di persone dai settanta anni in su, come quella in cui io e la mia famiglia ci siamo trovati?
Niente.
E credetemi, ne è valsa la pena.
Cracovia è bellissima. Punto. Non avrei mai creduto che potesse essere così interessante. E non parlo solo dal punto di vista storico – si tratta pur sempre di un'ex capitale, con una storia molto travagliata, visto che è stata sempre dominata da altre genti – ma parlo proprio dell'atmosfera. Ragazzi, siamo in un paese che è uscito dal nazismo per finire nel comunismo. E, nonostante le grandi innovazioni fatte, si sente ancora nell'aria quella sorta di diffidenza verso lo straniero, quella paura che possa succedere ancora, quello che è accaduto.
Abbiamo visto tanto, in quel di Cracovia. La collina di Wavel, con la sua cattedrale e il castello; il Collegium Maius, legato alla figura di Copernico; il quartiere ebraico, di cui ormai è rimasto solo il nome, con la piazza con le settanta sedie vuote, a simboleggiare le settantamila persone che sono dovute scappare dalla Polonia al tempo dell'invasione nazista; la piazza più grande d'Europa. E chiese, chiese, tante, di cui, ammetto non ricordo più tutti i nomi.
Poi, ci siamo spostati in altre zone: abbiamo visto Wadovice, il paese natale di Papa Giovanni Paolo II; siamo stati alle miniere di sale di Wieliczka, al cui interno ci sono addirittura chiese, statue, candelabri meravigliosi, tutti fatti con la salgemma.
E infine, siamo stati ad Auschwitz I e II Birkenau. Non c'è molto da dire, quando si sente questo nome. Ma vi assicuro che, nonostante la storia ormai sia nota a tutti, nonostante i flm, i documentari, i romanzi, le cronache, nonostante tutto è terribile comunque. Perché in TV non senti il freddo che ti entra nelle ossa, mentre tu sei coperto dalla testa ai piedi e come facessero quei poveretti, con un semplice pigiama di cotone, non vedi i luoghi dove andavano in bagno, dove dormivano, dove venivano puniti, non trovi le valigie, gli oggetti personali (scarpe, montagne di scarpe di bambini, oggetti per la casa), i capelli di coloro che, con l'inganno, erano stati portati lì. E se pensate che la morte nelle camere a gas fosse terribile, vi assicuro che sono arrivata a pensare che, in fondo, a quei poveretti era andata anche bene, visto quel che dovevano passare quelli che, invece, erano costretti a lavorare e a "vivere".
Una volta, il professore di filosofia ci raccontò che aveva visto ragazzi, nelle varie gite in cui era andato, che era passato davanti a tutto quello con la faccia di chi si chiede cosa ci sia tanto da vedere in quel posto. Non chiedetemi come si faccia: non lo so, e mi spaventerebbe conoscere qualcuno così.

La sera di Capodanno la trascorremmo a Cracovia, nell'albergo. L'anno scorso, fu il capodanno "elegante", a Salisburgo; questo è stato il capodanno del divertimento. Sul palco, infatti, si è esibita una cover band degli ABBA. Ehi, come non conoscete gli ABBA? Mamma mia! non vi dice niente?
C'erano i fuochi d'artificio, c'era la lotteria, c'era cibo, tanto, ma c'era la musica, l'allegria e la voglia di vivere di persone non può giovanissime, ma molto più attive e allegre di tanti miei coetanei (io e mia sorella eravamo le più giovani, anagraficamente parlando, seguite dall'autista XD); c'era la speranza di un anno migliore, e poco importa che eravamo di stati diversi: gli Happy new year erano davvero per tutti.

Gli ultimi due giorni sono stati dedicati a Praga.
Se Cracovia ho detto che è bellissima, Praga è magica. Spettacolare. Magnifica. No, non me ne sono innamorata; di più. Aveva ragione Riccardo nel dirmi che, per un'amante della storia e dell'arte come me, questa è una città da vedere. Davvero, ragazzi, se non ci siete mai andati, andateci. Ovunque ti giri ci sono cose da vedere; ovunque, c'è un palazzo che attira lo sguardo e ti fa rimanere a fissarlo. C'è tanto gotico – e io amo il gotico – tanto stile liberty, tanta storia, tanta arte, che non si può non rimanere affascinati, nonostante sia una città moderna, occidentale e viva. Mi dicono ci sia anche tanto verde, ma purtroppo quello mi è stato precluso. Non importa: ci tornerò, un giorno.
Due giorni sono stati davvero pochi, nonostante abbiamo visto davvero tante, tante cose: il castello, con la cattedrale di San Vito, l'orologio (che abbiamo beccato per due volte *_*), piazza Venceslao, il palazzo comunale, quello di Wallenstein, il ponte Carlo, il quartiere di Mala Strana, monumento commemorativo in onore di Jan Palach e tante, tante altre cose che non ricordo, ma meravigliose comunque.
Certo, non nego che ce ne siano accadute di tutti i colori, per essere soltanto all'inizio dell'anno: siamo stati fermati due volte dalla polizia per controlli, in Polonia e appena usciti da Praga, un signore si è rotto un braccio, cadendo per colpa della neve e a mia sorella è uscito dal naso tanto di quel sangue che ci siamo presi tutti un colpo, solo per fare degli esempi; non dirò che non facesse un freddo cane, almeno il primo giorno (-10°) e che stavo calda solo andando in giro vestita con due paia di calze pesanti, un pantalone di velluto e uno di flanella da sotto, tanto che sembravamo tutti obesi, cosa che non è comunque servita ad evitarmi un raffreddore coi fiocchi, di cui ho ancora i postumi, come non nego di essere stata strafelice, in Austria, di vedere di nuovo i prezzi in euro e di non dover più fare calcoli e calcoletti per capire più o meno quanto valesse quella data cosa nella nostra valuta. Eppure, nonostante tutto questo continuo ad essere felice di aver fatto 5mila km per vedere quello che ho visto, di aver bevuto la famosissima birra scura di 13° di Praga, di non aver toccato acqua per dieci giorni (e sì, c'era, ma mi faceva un tantino schifo!), persino di essere stata usata come traduttrice dall'inglese da tre quarti di pullman (com'è che adoro l'inglese, quando non sono in Italia? XD).
Se lo rifarei? Anche domani! XD

PS: per le foto, non ho usato quelle da me scattate, perché non riesco a trovare come si linka foto per foto per chi nonmi ha tra i propri contatti. Ecco il link all'album. Spero che riuscite a vederle. ^^

Io dico, tu dici, il mondo dice?

Che dice il mondo, ultimamente?

Dice di Emanuele Filiberto.
Dice del lancio degli spartiti da parte dell’orchestra.
Dice di Morgan.
Dice della Clerici.
Dice di Scannu.
Cosa dice il mondo, ultimamente?
Di Sanremo.

Cosa dico di me ultimamente?

Dico che la scorsa settimana sono stata alcuni giorni fuori, per il Carnevale. Abbiamo visto quello di Viareggio, con i suoi carri enormi e bellissimi, Genova, il suo acquario e una mostra fighissima a Rimini, Portofino e la pizzadi Pistoia.

Per questo motivo, dico che mercoledì ho un esame, ma che devo ancora decidere se andarci. E’ letteratura latina medievale e i brani non li so bene. MI sarebbero bastati anche due giorni in più – quelli che ho perso per il viaggio, praticamente – per sentirmi un filo più sicura. Pensavo di presentarmi al prossimo appello, la prossima settimana, ma non ho ancora deciso. Credo che lo farò la mattina stessa, mi sa. XD

Dico che per rilassarmi mi sono vista un dorama carinissimo: Mei chan no shitsuji (Il maggiordomo di Mei-chan), tratto dal manga omonimo. Non ho idea di quanto sia rimasto del manga, visto che non l’avevo mai sentito nominare prima, ma il dorama mi è piaciuto. Oh beh, ci sono le classiche cose dei dorama: la protagonista rischia sempre di rimanere ammazzata, odiata da tutti all’inizio e poi amata per quello che è e fa… ma sono cose che si accettano per quelle che sono, quando si parla di dorama. Comunque, visto che ci troviamo in una scuola di signorine per bene che hanno un maggiordomo, la serie è piena di ragazzi. Alcuni carini, altri un po’ meno, ma Mei ha trovato un maggordomo davvero kakkoi! *_*


 

Un premio per chi lo riconosce! *_* Sì, è lui! *_* Nanba-senpai di Hana Kimi, Soshi di Zettai Kareshi… *_* Anche io voglio avere un maggiordomo così! *_*

Dico che, durante il viaggio di ritorno, ho finito ben due racconti, uno originale e l’altro su La corda d’oro. Che, ovviamente, devo ancora portare al pc, rivedere e pubblicare. Mi ricorderò di farlo prima dell’inizio delle lezioni? Dubito.

Dico che oggi sono usciti gli orari delle lezioni eovviamente ci sarebbe da scrivere un saggio solo su questo. Partendo dal fatto che, di quattro materie, una pare scomparsa, sulle altre tre, TRE, abbiamo scoperto che ci sono sovrapposizioni. Ce ne vuole, eh. Speriamo che con i prof solo per noi riusciremo a far spostare qualcosa.

Qual è dunque la differenza tra me e il mondo?
Che delle tante cose che io ho detto, almeno, c’è varietà di argomenti; del mondo intorno a me no.
Che tristezza.
E che rottura di scatole!

Capodanno 2010

Ok. *Si guarda intorno guardinga*
Sono tornata da quasi una settimana, eppure non ho avuto tempo di scrivere nulla sul viaggio. Mi rendo conto che dovrei vergognarmene profondamente, ma va beh, chi sa, ha visto che non sono stata a girarmi i pollici, e il post scorso lo dimostra; senza contare che, oltre a quello, ho anche tentato di mettermi in pari con tutto quello che seguo, tra ff da scrivere, commentare, leggere, anime e manga da leggere e vedere e altro. Ah, che si sappia: gli anime sono ancora lì a marcire, ma tant’è. XD Prima o poi troverò il tempo di recuperarli. Spero.
Ma non divaghiamo e torniamo al viaggio. Sì, perché, per chi non lo sapesse, la settimana di Capodanno l’ho trascorsa da Salisburgo, con capatine a Monaco, Trento e alcune località limitrofe.
In realtà molti aspettano un resoconto molto dettagliato della gita, ma, mi spiace dirvelo, temo che non arriverà. XD
No, non lo faccio per cattiveria, ma semplicemente perché non si può raccontare cosa ho provato mentre visitavo le miniere di sale di Salisburgo (quelle che hanno reso ricca la zona e che hanno dato il nome alla città "Città del sale", appunto, e nella quale per secoli hanno lavorato e faticato tantisismi uomini), vestiti tutti di bianco come neanche tanti malati, perché nelle saline non era consigliabile girare con i nostri abiti soliti, per le sostanze che cadono dalla roccia, oppure quando ho sentito la marcia di Radetzky suonata dall’orchestra della TV austriaca, dal vivo, mentre fuori i fuochi di artificio ci auguravano un buon anno nuovo; non si può descrivere la felicità che ho provato quando ho incontrato Sabine, la mia "pen friend", come si diceva una volta, con cui ho intrattenuto rapporti epistolari prima, di email e internettiani poi, per anni; non si può spiegare a voce cosa si prova quando si visita la Kaiser Villa, la residenza estiva di Sissi e Francesco Giuseppe, la casa che l’arciduca regalò a sua moglie per il loro fidanzamento, e soprattutto quando entri nella stanza dove CecchoPeppe firmò la dichiarazione di guerra alla Serbia, decretando l’inizio della guerra, quando incontri e stringi la mano al pronipote di Sissi (magari chiedendoti se ha anche figli o nipoti della tua età, perché un regalo del genere a te schifo mica farrebbe…). Non si possono descrivere gli abeti pieni di neve, le bufere, le Alpi e le Dolomiti, viste sempre sui libri e per una volta guardate dal vivo.
Cosa ho fatto, mi chiedete?
Sono salita su una funivia. Ho visto, dal vivo, gente che sciava esperta e altra che imparava. Ho toccato la neve, soffice, morbida, sotto i propri piedi (non come la nostra, che gela subito e ti fa scivolare ogni due per tre), a cui non sono abituata, perché qui la neve la vediamo poco e niente e, quando succede, ce ne stiamo in casa al calduccio, senza neanche considerare l’idea di mettere il naso fuori…
Ho bevuto birra, lì. Tanta. Boccali da mezzo litro che non sembrano, tanto era buona e scendeva, più dell’acqua. Acqua, che, tra parentesi, vi consiglio di non comprare neanche se state morendo di sete, perché 6 euro la bottiglia è un furto bello e buono – non che tutto il resto costi meno, eh, sia chiaro, nonostante ci fossero già i saldi!. E meno male che sono pieni di fiumi! E noi che qui non ne abbiamo, in Puglia, a quanto dovremmo farla pagare?
Sono stata a casa di Mozart. Ho visto – pagando la bellezza di 7 euro, che mi sembrano un tantino troppi, ma tant’è, mica ci vado di nuovo! – tutti i regali che il piccolo genio ha ricevuto in dono da re e regine in giro per il mondo per le sue qualità; ho visto i ritratti, ammirato il suo primo violino e il pianoforte; sono stata al Mozart dinner concert, dove hanno suonato alcune aree più importanti di Mozart, in abiti dell’epoca; sono salita sulla torre della TV nel parco olimpico di Monaco (sì, quello famoso), dove ora c’è un museo sul rock, con tanto di dischi dell’epoca e jude-bpox funzionanti.
Ho assaggiato le famose palle di Mozart, ho capito che lo strudel mi fa schifo, che i crauti non fanno per me, che le zuppe di miso sono centomila volte meglio di quella roba che ci hanno propinato, che mangiano troppo pesante e calorico, nonostante mi paia anche ovvio, visto il clima che hanno. Abbiamo scoperto come indicano le toilette nella zona di Merano, sia per gli uomini, che per le donne (sì, lo so: non siamo normali nel fotografare cessi! XD)
Sono entrata nel Hofbräuhaus, la birreria più antica di Monaco, proprio di fronte all’Hard Rock Café e lì ho visto dei balletti tradizionali, con gente che indossava abiti tradizionali; ho visto il carillon, ossia il municipio di Monaco, anche se mi sono persa il momento in cui il carillon suona, perché era troppo tardi; ho sentito una messa in tedesco, di cui non ho capito una cippa….
La sera di Capodanno, l’ho festeggiata nel salone delle feste di Stieglkeller, con ottocento persone di stati tutti diversi tra loro; ho fatto gli auguri ad un gruppo russo due ore prima delle 12, perché per loro la mezzanotte era arrivata prima, a Mosca, mentre all’una ci siamo uniti nei festeggiamenti di un gruppo portoghese; per la prima volta in vita mia, ho ricevuto un baciamano da un russo, per aver tradotto, dall’inglese, ad una del mio gruppo il suo desiderio di ballare con lei e i suoi complimenti alla ballerina; sono stata per la prima volta in un taxi enorme austriaco, ma confesso che avevo troppo freddo per gioire di questa cosa.
A Merano, ho visto quei mercatini di Natale tanto famosi in quelle zone e ho scoperto dove si tenne, secoli fa, il tanto famoso conciclio di Trento (anche se non siamo entrati); a Salisburgo sono entrata nella chiesta in cui è stato girato il matrimonio in Tutti insieme appassionatamanete, film che amo e adoro e mi hanno raccontato anche alcuni aneddoti sulla vera storia della famiglia Trapp, quella che ha ispirato il film (per chi non lo sapesse: seppur romanzata, la storia della famiglia Trapp, è vera: Maria Augusta Trapp scrisse anche le sue memorie e i cantori della famiglia Trapp esistono ancora. Ovviamente ho cercato in lungo e in largo il libro, ma senza successo, né qui né a Salisburgo T__T).
Ho riso, riso tanto, con la compagnia fantastica che ho avuto anche in altre gite, alle battute del capogruppo e non, ho chiacchierato con persone molto più adulte di me, in tranquillità, come se fossimo amiche, anche su temi abbastanza seri, come la politica, l’omosessualità e la religione; mi sono divertita tantissimo, durante il matrimonio del secolo (di mia sorella con… ehm… un giovane aitante e baldanzoso, come direbbe la Balliana), durante la lotteria (che mi ha fatto vincere un bellissimo bicchiere di carta cristallo di Boemia impreziosito di Swaroscy) e prendendo palesemente in giro le guide che abbiamo avuto (effettivamente, due personaggi uno più dell’altro…).
Il tutto, grazie a un autista fantastico, che non ci mai fatto pesare il fatto che la strada fosse disseminata da curve e da tornanti (e noi eravamo sedute anche dietro, quindi fatevi due conti). Non credo che Antonio passerà mai di qui, ma ancora una volta vorrei ringraziarlo: è stato semplicemente un grande!
Ho capito che il tedesco non fa per me, non mi piace e non vivrei mai lì solo per non impararlo. Con buona pace di mio padre, che lo parlucchia e di chi lo ama; non sono riuscita ad imparare più di due o tre parole, tra cui un "Danke" che manco mi veniva voglia di dire in quella lingua.
E ho parlato inglese. Io, che non parlo in quella lingua da… anni? Ho tradotto agli altri quel che c’era scritto nella casa di Mozart, rigorosamente in inglese e tedesco, ho fatto da tramite con camerieri e russi; ho finalmente capito che quella lingua che tanto odio a qualcosa mi è servita. E non dirò certo grazie alla scuola, se non ho rimosso tutto, ma ai manga e agli anime che seguo in quella lingua.
Certo, magari avrei preferito che la mia digitale non mi lasciasse sul più bello, inceppandosi non so manco perché, che il mio ombrello evitasse di rompersi proprio quando diluviava, che il giorno di Capodanno non avessimo trovato chiuso praticamente tutto, che la guida a Monaco spiegasse un po’ meglio e corresse meno e che quella salisburghese non ridesse come il cretino ogni volta e che la piantasse di ansimare, che faceva venire l’ansia.
Ma, in fondo, sono piccole cose in confronto a quello che ho visto, vissuto, imparato e sentito.
Mi auguro che anche il vostro inizio d’anno sia stato altrettanto strepitoso!

PS: altre foto sono dispinibili su FB per chiunque mi abbia tra i suoi amici; se volete vederle, potete richiedermi l’amicizia, oppure il link per chi non ho tra i contatti, ma privatamente.

Real Important Meetings

Queste ultime settimane dell’anno sono state all’insegna degli incontri. Eh sì che devo ammettere che i miei amici, invece, li ho visti poco e niente ultimamente. L’altro giorno incontrai Stefania e lei mi fece notare che non ci vedevamo da una festa di una nostra amica. Che si è tenuta due mesi fa.
Comunque, dicevo, negli ultimi giorni ho assistito a due lezioni speciali: una di giapponese, l’altra di Sergio Rubini.
Venerdì scorso, una libreria per ragazzi/fumetteria ha ospitato un gruppo  culturale barese, Momiji che vuole promuovere la cultura giapponese in Italia, con corsi di lingua e di cultura giapponese in generale.
Ora. Vi pare che, sentita una cosa del genere, io me ne stessi a casa, soprattutto dopo aver saputo che non dovevo andare più da Murasaki, come invece avevamo preventivato?
No, ovviamente.
Così, trascinandomi dietro Gra – che ovviamente non si è fatta ripetere l’invito due volte e no, non perché l’avessi minacciata, no. Che dite! XD – sono andata ad assistere a una lezione di giapponese. La prima della mia vita. *_*
All’inizio hanno parlato di cultura giapponese in generale, di come, oggi, ci siano tanti luoghi comuni sul Giappone (alcuni dei quali non li ho mai sentiti, ma a quanto pare ci sono davvero O.O); poi, si è passati alla lezione di lingua. *_* E lì, mi sono scatenata. Anzi, a ripensarci adesso, mi vergogno da morire! XDDD
Si è partiti con i saluti, per poi passare a qualche ideogramma, semplice o composto da leggere. *_* La mia gioia! *_* Infatti leggevo le parole (non gli ideogrammi, eh XD Non ne sono capace), ripetevo quello che dicevano, come se fosse la cosa più normale del mondo – anzi, mi sentivo quasi a casa! E mi pare pure normale, dopo tutti gli anime che ho visto! XD *__* La lettrice giapponese mi ha detto che ho anche un buon orecchio. *_* Che onore! *_*
Sì, sì, potete immaginare che sono rimasta *_* per tutta la sera. Se non fosse che Gra aveva l’autobus, sarei rimasta anche di più. *_*
Ho deciso, l’anno prossimo il corso di lingua lo faccio! *_* Loro poi mi sembrano molto simpatici e alla mano.

Martedì invece mi sono fermata in ateneo dopo la lezione perché è venuto Sergio Rubini a presentare il suo ultimo film, L’uomo nero. Pur non avendolo ancora visto, son voluta andata anche io e non me ne sono pentita: l’avrei sentito parlare per ore. Non è stato mai noioso, ha una voce esattamente come quella che si sente in TV o al cinema, calda, pacata *_* e io amo le voci così! Ha parlato per solo mezz’ora – dico solo, perché, quando ha terminato mi sono detta "Di già?" – ma io ho desiderato che continuasse ancora. Si sente che è un attore, si vede che sa tenere incollata la gente ad ascoltarlo e si è visto che ama la sua terra.
Dopo la sua disquisizione, sono partite le domande dei ragazzi che avevano delle curiosità dopo aver visto il film; naturalmente, io e la mia amica siamo scappate quasi subito, visto che non volevamo spoilerarci niente; in ogni caso, qualche domanda l’ho sentita e mi ha portato a fare alcune considerazioni.
Io non sono un’attrice, non sono una regista, ma sono una autrice. Non una scrittrice professionista, ma comunque, delle storie, le scrivo. Però ho notato che anche lui – come me – è partito da scene da lui viste, da esperienze vissute, persino interviste sentite, per creare il suo film. E, ripeto, benché il paragone non si ponga neppure, è una considerazione che mi è venuta in mente subito: non si può trascendere se stessi. Che sia per confermare quello che si pensa, che per smentirlo. E sì, ho pensato anche Non sono l’unica. Anche chi è diecimila volte più famoso e in gamba di me, lo fa. 
Un’altra cosa che ho notato è legata alle domande che alcuni hanno fatto: all’inizio, più di un ragazzo ha chiesto "Lei ha inserito questa cosa nel suo film: cos’ha voluto dire?". La sua risposta, a volte, è stata a metà tra lo sconvolto e lo sconcertato. "Niente. Non ci ho pensato proprio, quando ho fatto quella scena.", che mi ha portata ad un’ennesima constatazione: allora è vero che spesso siamo noi (lettori, spettatori) che ci facciamo film su cose che in realtà l’autore non aveva calcolato neanche per sbaglio! E’ un’idea che ho sempre avuto, pensando alla critica e ai fiumi di inchiostro che si sprecano anche per semplici e inutili cazzate.
Avrei voluto continuare a sentire, ma sono dovuta andar via per le ragioni suddette (e per altre), proprio mentre, a un ragazzo che gli chiedeva se il film non potesse essere concluso qualche scena prima, visto che l’ultima scena non era utile, secondo lui, ai fini della narrazione, "Se da un film si togliessero tutte le scene non narrativamente utili" chiedeva "cosa rimarrebbe del film?"
E sono d’accordo. Anche se sono una semplice autrice di semplici storielle.

Grotte, certose e viaggi!

Nel mezzo del cammin di nostra
mi ritrovai per una selva oscura
ché la diritta via era smarrita.

E sabato 31 ottobre, mentre tutti festeggiavano Halloween, io, mia sorella, i miei genitori e un gruppo di altre 31 persone, insieme ci ritrovavamo anche noi, nella selva selvaggia aspra e forte che tanto atterrì Dante all’inizio del suo viaggio. Solo che noi non eravamo sotto Gerusalemme, ma in Italia, presso le grotte di Pertosa, dove ogni fine settimana un gruppo di attori mette in scena alcuni canti dell’Inferno di Dante.  Nel giro di un’ora, un abile Dante – con un naso meno pronunciato di quello del famoso poeta -. ci porta a conoscere Francesca, Virgilio, Farinata degli Uberti, Ulisse, il conte Ugolino, per arrivare al cuore dell’inferno, dove risiede Lucifero. L’arcangelo decaduto, però, non è stato rappresentato come Dante l’ha descritto, ma attraverso le foto di quello che oggi: bambini che muoiono di fame, la guerra, la violenza e gli uomini che l’hanno portata recentemente: Bin Laden, Hitler, Stalin.
L’esperienza meravigliosa che abbiamo vissuto – documentata da video che non posso ancora mostrarvi, ma che sarei felice di riuscire a mettere on line quando e se la mia connessione e Vista decideranno di collaborare – è stata solo la prima tappa di un viaggio che ci ha portati in Basilicata prima e in Campania poi per due giorni e mezzo.
Domenica è stato il turno di Maratea e del Cristo così simile a quello brasiliano (voluto appositamente così da chi l’ha commissionato, e, nel pomeriggio della Certosa di Padula; lunedì, invece, con un traghetto partito da Salerno, ci siamo fatti tutta a costiera amalfitana, fermandoci a Positano e poi nella stessa Amalfi, dove abbiamo pure pranzato allo Smeraldino (che dicono essere famoso, come ristorante e io mi fido! XD)
Che dire? Che è stata un’esperienza bellissima. Dalla prima all’ultima tappa: la ricostruzione dell’Inferno è stata superba: gli attori sono stati bravissimi e la spiegazione di Dante più che esaustiva. Le grotte, poi, sono stata una cornice magica e fantastica. Secondo recenti studi, pare che Dante conoscesse le grotte e che forse si è ispirato proprio a questo luogo, quando ha descritto la discesa negli inferi; non so quanto questo sia vero e quando ci potrebbe essere una smentita, ma lo trovo comunque un ottimo modo per far conoscere la Divina Commedia e renderla un’opera meno lontana nel tempo e meno "pesante" di quel che per molti è.
La certosa invece la conoscevo. Amalfi e Positano no, come neanche Maratea. Inutile dire che sono luoghi splendidi e che meritano davvero. Non c’è bisogno di andare fuori, per trovare meraviglie; le abbiamo anche qui, sotto il naso, ma noi ce ne dimentichiamo troppo spesso. L’Italia stessa se lo dimentica.
Il viaggio in traghetto, da Salerno ad Amalfi è stato qualcosa di fantastico. Il mezzo era solo per noi, quindi stavamo comodissimi, ma io e mia sorella ci siamo messe fuori, in barba al vento e al freddo che ci schiaffeggiavano il volto. Al ritorno, siccome si era alzato il mare, siamo partiti prima e abbiamo fatto la traversata quasi di corsa. I marinai ci hanno persino chiesto se avevamo paura, ma io e Anto, testarde, siamo rimaste fuori, a goderci il mare e le onde. Ho respirato tanta aria di mare che dovrei stare apposto almeno per un anno! XD
Io adoro queste gite. Non solo per i luoghi, che sono splendidi, ma anche per la compagnia. Il gruppo con cui siamo andati, è lo stesso grazie al quale ho visto Ponza e Firenze. C’era anche questa volta il marito della mia prof di tecnica delle medie, l’organizzatore, allegro, simpatico e divertente; c’erano le persone che, fin dalla prima volta, hanno fatto sentire me e mia sorella a casa e la cui compagnia non disdegnavamo certo, preferendola a quella dei nostri genitori. C’è stata anche stavolta la serata karaoke, dove il proprietario dell’albergo si è divertito più di noi, quasi; ci sono state anche questa volta le battute a doppio triplo e quarto senso; c’è stato tutto e ne sono felice.

Per chi si stesse chiedendo cosa ho fatto in questo periodo, oltre a viaggiare, ve lo dico subito. Niente. XD Cioè, non è che non faccia niente; semplicemente, tra lezioni (una materia, ma va beh! -.-), lezioni a Michele, betature varie, letture e visioni che sto cercando di portare ad un livello accettabile di attesa, non è che abbia molto tempo. Il 23 ottobre ho fatto il colloquio per il servizio civile. Probabilmente non mi prenderanno, visto che siamo 150 per 2 posti, ma almeno stavolta non ho fatto la figuraccia dell’altra volta, senza esperienza e senza sapere un cavolo sul servizio civile. Sì, insomma, sono soddisfatta del colloquio e, anche se non mi prenderanno, è anche questa un’esperienza che mi potrà servire in futuro.
Ah, avete presente l’iniziativa di Criticoni che pubblicizzai un mesetto fa?
Beh, al primo giro di boa sono arrivata ad 89 recensioni. O_O Sì, sono rimasta sconvolta pure io! XD
Recensire – manga, animje, libri e soprattutto ff – mi è sempre piaciuto, quindi sono orgogliosa del mio risultato. Per l’occasione, ho anche il bannerino apposito! XD

Dite che mi sto vantando inutilmente di una cavolata? XD Sì, lo so, ma sono fiera lo stesso di me. XD