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E un’altra decade se ne va…

31 Dicembre 2019

Apriamo una piccola parentesi: prima che qualcuno inizi a pontificare sulla storia del “Ma la decade inizia nel 2021, non nel 2020 , come il secolo e il millennio” bla bla bla, ché in questo momento non interessa a nessuno: con decade intendo semplicemente il passaggio da una decina a due decine. Quindi, per favore, niente polemiche di inizio anno, ché già ne ho lette troppe in giro. Chiusa parentesi.

Dicevo!

E un altro anno è giunto al termine. E, con esso, un’altra decade. Per un folle momento ho pensato di fare questo gioco in versione decennale, ma poi mi sono resa conto che le risposte sarebbero state troppo lunghe, quindi ho deciso di lasciar perdere, anche se mi sta ronzando in mente di dedicare a questo decennio un post a parte. Vedremo.
Nel frattempo, mi dedico al solito giochetto annuale. In linea di massima non è stato un anno speciale, ma neanche da buttare; certo, alcuni avvenimenti me li sarei davvero risparmiata ma, come dissi anche l’anno scorso, la vita è fatta così ed è per questo che dobbiamo sempre viverla al meglio.
Ok, passiamo alle cose serie, ché è meglio.

Cos’hai fatto nel 2019 che non avevi mai fatto? Ho attivato l’abbonamento ad Amazon Prime; sono passata ad Iliad; ho rinnovato la patente; ho fatto delle analisi specifiche per il ferro; ho iniziato a prendere integratori (per il suddetto ferro); ho visto una mostra interattiva (quella su Van Gogh); ho letto più di 90 libri in un anno (e in due mesi e mezzo mi son fatta fuori 10 libri in inglese); ho comprato il mio primo ebook in formato Kindle (che io odio, ma non avevo alternative); ho fatto da regista per un video (per aiutare la ragazzina che seguo); ho visto un film anime al cinema; ho assaggiato la cucina hawaiana; ho preparato dei brownies; ho messo la fibra; ho inziato ad usare una maschera colorante (naturale) per capelli.

Hai mantenuto i buoni propositi fatti l’anno scorso, e ne hai nuovi per il 2020? L’anno scorso scrissi “Vorrei arrivare al 31 dicembre 2019 con la consapevolezza di aver fatto qualcosa che, fino all’anno precedente, non avrei mai pensato di poter fare, neanche nei miei sogni più folli. Che sia imparare a cucinare, un viaggio da sola o qualsiasi altra cosa.”
A ben guardare non ho fatto niente di così epocale, a parte il C1 di inglese che, fino a qualche anno fa, mi sembrava un traguardo irraggiungibile per me, quindi non mi posso lamentare. Per l’anno prossimo, vorrei riproporre lo stesso proposito, sperando di raggiungere obiettivi maggiori.

C’è stata qualche nascita tra le persone a te vicine? Sì! *_* Sono stata al battesimo di una di queste proprio qualche giorno fa!

C’è stata qualche “dipartita” tra le persone a te vicine? Sì, e preferirei evitare l’argomento, grazie.

Quali nazioni hai visitato? Nessuna, ma il bambino che ho iniziato a seguire quest’anno è patito di geografia e mi riempie di domande, quindi spesso gli mostro cose che riguardano vari stati dell’Europa e del mondo. Vale? XD

Cosa vorresti avere nel 2020 che ti è mancato nel 2019? Un lavoro stabile.

Quale data del 2019 rimarrà nella tua memoria? Forse il 20 maggio.

Qual è stato il tuo più grande risultato di quest’anno? Il C1 di inglese.

Qual è stato il tuo più grande fallimento? Tante email inviate e nessuna risposta.

Hai avuto malattie o incidenti? Aver scoperto di avere carenza di ferro vale? °_° Comunque, non che io ricordi, tranne uno strano dolore al ginocchio sinistro che è durato per oltre due settimane e di cui non ho ancora capito la causa.

Qual è stato il tuo miglior acquisto? Potrei dire il mio nuovo Kobo, ma siccome poi vi lamentate che sono monotematica, stavolta dico le scarpe per il famoso battesimo, che ho comprato qualche settimana fa: sono un po’ più alte rispetto ai miei standard, ma il tacco è così comodo che non ho sofferto per niente.

Quale avvenimento ha meritato d’essere celebrato? Il C1. Noi colleghe e la nostra insegnante festeggiammo con una bella pizza, all together. Oh, I miss you, ladies! ;_;

Quale avvenimento ti ha depresso? I “Perché loro sì io e no? Cos’ho meno di loro?” che ogni tanto mi è capitato di pensare.

Che fine ha fatto il tuo denaro? Uscite con gli amici, libri e manga, corso d’inglese e soldi da destinare a matrimoni/battesimi/nascite ed eventi simili.

Cosa ti ha davvero emozionato? Non ci sono stati eventi specifici, ma tanti episodi, legati soprattutto a dei bambini: la sorpresa che i miei due studenti mi fecero per il mio onomastico; il mazzo di mimose per l’8 marzo da parte del più piccolo; la sua telefonata in videochiamata per farmi vedere il maglione che avrebbe indossato la sera del suo compleanno; il video di dieci minuti in cui mi mostrava la sua casa, perché ci teneva tanto; la figlia di un’amica che, ad un matrimonio a cui partecipai, volle essere presa in braccio e, ad un certo punto, iniziò a riempirmi di baci; il figlioletto di un’altra amica che (a quanto mi ha raccontato la madre), ogni tanto si chiede dov’è zia Nunzia, così, di punto in bianco.
Cose successe a me, che con i bambini piccoli sono una frana; a me, che sono un’insegnante così severa che mia sorella si chiede sempre come facciano i miei studenti a volermi bene.

Quale canzone o album ti ricorderà il 2019? Questa. Non è bellissima? Comunque, tutte le canzoni di Lorenzo Baglioni meritano di essere ascoltate.

Rispetto all’anno scorso, sei: più o meno felice? più o meno grassa? più o meno ricca? Non sono né più felice né più triste, perché diciamo che i momenti in cui mi deprimo e quelli in cui sono propositiva si alternano a ritmo più o meno regolare. Però sono più fiera di me, questo sì. Economicamente, sono un po’ più ricca, perché quest’anno seguo due ragazzini (che adoro) e sto proseguendo il famoso lavoro di trascrizioni; e questo nonostante i millemila matrimoni e l’esame di inglese (che mi hanno dissanguata XD). Per quanto riguarda il peso, sono fiera di dire che sono dimagrita senza aver fatto praticamente niente U_U (no, va beh, salgo e scendo le scale di casa almeno una ventina di volte al giorno, e questo ha aiutato parecchio, secondo me).

Cosa avresti voluto fare di più? Lasciarmi andare e buttar fuori tutto quello che vorrei dire.

Cosa avresti voluto fare di meno? Deprimermi. XD

Come hai trascorso il Natale? Sono venuti degli amici di famiglia a casa e siamo rimasti qui. Nel pomeriggio ci siamo visti A star is born, visto che mia sorella e un’amica sono fan di Lady Gaga. Mamma che tristezza! Meno male che poi ho recuperato con qualche episodio anime.

Con chi passi più tempo al telefono? Simona.

Ti sei innamorata nel 2019? Sì, di Dexter J. Daley, uno dei protagonisti della saga dei THIRDS della Cochet. *__*

Quante avventure di una notte nell’ultimo anno? Ehi, sono una brava ragazza, io! U_U

Qual è stato il tuo programma tv preferito? Chernobyl. Capolavoro.

Qual è stato il più bel libro che hai letto? Di libri belli, tra oltre 90 libri letti, ce ne sono stati tanti (come anche tantissime schifezze, eh), quindi scegliere uno solo è davvero difficile. Ma quello che mi ha maggiormente colpito è stato Nella casa della Bestia di Rosalie Hawks (potete leggere la mia recensione qui).

Qual è stata la tua migliore scoperta musicale? Stefano Bersola. Cioè, non è che non conoscessi lui e le sue canzoni, eh, ma quest’anno l’ho riscoperto, sia come artista che come persona seguendo la sua pagina FB e alcune interviste.

Cosa hai voluto ed ottenuto? Il C1, ovviamente!

Cosa hai voluto e non ottenuto? Un viaggio.

Quali sono stati i film migliori dell’anno? Quest’anno ho visto pochissimi film (infatti devo recuperarne un sacco), e pochi mi sono rimasti impressi, quindi mi sa che ne riparliamo l’anno prossimo.

Cosa hai fatto il giorno del tuo compleanno, e quanti anni hai? 35. Niente di particolare: studiato, fatto lezione ai bimbi e festeggiato con loro; verso sera è venuta a casa un’amica e siamo rimaste un po’ a chiacchierare.

Come descriveresti il tuo concetto personale di moda per il 2019? L’importante è che sia comodo, è il mio concetto di moda perenne, e non solo per il 2019. XD

Cosa ti ha mantenuto in salute? Vivinci e ActiveGRIP sono le mie droghe personali. XD

Quale personalità ti ha affascinato? Stefano Bersola.

Quale tema politico ti ha appassionato maggiormente? Le sardine non seguono un partito, ma se ci riferiamo al termine “politico” nel significato originario di “relativo alla polis”, cioè alla città (o allo Stato, nel nostro caso), io direi che può essere definito un ottimo tema politico.

Cosa/chi ti è mancato? Scrivere.

Qual è stata la persona migliore che hai conosciuto? Il pargolo che seguo da quest’anno e la sua adorabile mamma!

Raccontaci una lezione di vita importante avuta dal 2019: l’affetto non si compra; lo si guadagna, anche in modi inaspettati.

Una strofa di canzone che riassuma l’anno trascorso: L’anno scorso avevo trovato addirittura una canzone; quest’anno, mi sa che tornerò al mio solito “non ne ho idea”. XD

Buoni propositi per l’anno nuovo. Quelli che ho fatto per l’anno scorso: arrivare al 31 dicembre del 2020 e poter dire: “Cavoli, e chi l’avrebbe mai detto che io avrei fatto una cosa del genere? Davvero sono stata io?”

Buon anno e buona nuova decade a tutti!

giochi e test, my life

Senza amici

15 Ottobre 2019

Non so se qualcuno se ne accorgerà da sé ma dalla sidebar è scomparsa la categoria “Amici”.

È da un po’ di tempo che ci penso, in effetti, ma solo stasera mi sono decisa ad attuare il mio proposito. E la cosa mi ha dato un po’ da pensare – e, sì, mi ha resa anche un po’ triste.

Anche se non utilizzo questo blog così spesso come facevo un tempo, ogni tanto ci passo e, oltre a scrivere qualcosa, rileggo qualche vecchio post. Mi piace farlo, perché mi fa comprendere quanto, per certi versi, nel corso degli anni io sia cambiata e quanto invece sia rimasta uguale a me stessa in tante cose. Quando ci passo, mi diverto anche a fare un salto sulle pagine dei miei amici, per vedere un po’ che dicono; un po’ come quando vivi fuori, torni a casa e vai a trovare i tuoi amici per sapere come stanno.

Beh, i miei amici non dicono più niente. Alcuni hanno cambiato casa, ma si sono dimenticati di dirmi dove si sono trasferiti. E, sinceramente, la voglia di cercare la loro nuova dimora proprio non c’è, perché già è tanto che passo da casa mia. Altri hanno proprio chiuso baracche e burattini, perché si sono scocciati, perché il dominio è scaduto, perché ognuno fa le proprie scelte. Altri, invece, non scrivono da molto. Anni. Alcuni quasi dieci. E ammetto che vedere queste pagine abbandonate mi mette tanta tristezza.

Non fraintendetemi, io so perfettamente dove siano queste persone e cosa stanno facendo nella loro vita; le seguo su Facebook, ci parlo e alcune le incontro anche per strada; quindi non è che non le veda proprio più. Ma, ugualmente, quelle pagine mi mettono malinconia. E pure tanta. Perché mi ricorda il tempo che passa, gli hobby e gli interessi che mutano, ma anche quegli anni in cui era tutto un fiorire di blog, dove la gente scriveva e parlava di sé, delle proprie passioni, e gli altri leggevano e commentavano persino. C’è stato un periodo in cui io stessa scrivevo almeno un post al giorno. Oggi invece mi chiedo come diavolo facessi e dove trovassi il tempo, tra studio e università.

Perciò, Zac!, via la sezione, via la malinconia. Di tutti quei link se ne sono salvati solo due, che sono confluiti nei link dei siti che frequento più spesso (e a cui accedo direttamente dai preferiti, ma va beh). Credo che sia piuttosto indicativo il fatto che appartengano a blog di persone che non parlano di se stessi, ma dei loro lavori/hobby.

Ogni tanto, mi chiedo se esiste ancora qualcuno che, come me, continua imperterrito a scrivere sul proprio blog episodi della propria vita privata, anche se non in maniera continuativa. Altre, invece, mi domando se c’è ancora qualcuno che le legga, le sciocchezze che scrivo. Poi mi riprendo e mi dico che non importa: in fondo, questo posto è la mia casetta virtuale ed è bello poter tornare, anche solo una o due volte l’anno, per aprire le finestre e arieggiare un po’ le stanze.

riflessioni

City Hunter Shinjuku Private Eyes: una opinione

4 Settembre 2019

Attenzione: post assolutamente senza una logica, dedicato a City Hunter Private Eyes. Se solo il nome vi fa alzare gli occhi al cielo, perché sapete che potrei disquisire per ore su questo titolo sul perché lo ami così tanto e su quanto gli debba, ignorate tutto ché è meglio.

In realtà, avrei voluto scrivere queste parole ieri, ma ero ero ancora su di giri dopo la visione del film e a parte una serie infinita di cuoricini non avrei potuto dire molto di più, perciò ho aspettato di essere un po’ più lucida (per la cronaca, non credo di esserlo, quindi sete avvisati).


In sintesi: a me il film è piaciuto. Molto. Moltissimo. Testimoni possono affermare che, uscita dalla sala, saltellavo come una pazza esclamando “È stato bellissimo, è stato bellissimo!” (ringrazio quelli del cinema che non hanno chiamato la neuro). Certo, la mia coscienza di spettatrice critica e rompiscatole mi impone di notare che, sì, il cattivo della situazione aveva motivazioni un po’ MEH (anche se, con tutti i pazzi che governano oggi sul nostro pianeta, non è che nella realtà stiamo messi meglio), che ogni tanto mi chiedevo “Ma tutte ‘ste esplosioni sono veramente necessarie?”, che a volte c’era qualcosa che mi lasciava perplessa (anche se non so se dipenda proprio dal film, dalla resa italiana o, semplicemente, dalla mia mente malata; comunque, ho intenzione di vederlo in giapponese appena possibile, perché ci sono alcune frasi che secondo me, hanno più interpretato che tradotto – non che mi lamenti, eh, ASSOLUTAMENTE!, ma sono curiosa di capire se ho ragione).

Però. Però, io l’ho amato. Tanto. Perché c’è tutto: comicità, azione, romanticismo (e no, non sono assolutamente d’accordo con coloro che cercano “qualcosa di più” tra i due. Sminuirebbe il bellissimo e particolarissimo rapporto che lega i protagonisti e l’opera stessa. E poi, per quello esistono le fanfiction) e tutti e tre gli elementi sono stati sapientemente mischiati. È stato il film che mi aspettavo che fosse. Anzi, ancora meglio. I riferimenti al manga – che mi hanno fatto ancora una volta sperare in un reboot – e la scelta di usare la OST dell’anime, poi, mi hanno mandata in brodo di giuggiole. Non nego che durante la visione mi sono trattenuta con forza per non cantare (dubito che i presenti avrebbero gradito XD). Ma nei titoli di coda non ce l’ho fatta e mi sono unita ai TM Network. Titoli di coda fantastici, tra l’altro, da ascoltare e soprattutto da vedere. (Ma lo sapevano che Get Wild e Still love her sono le mie canzoni preferite? Sono letteralmente impazzita! *_*)


Ma ciò che ho amato di più, ciò per cui sono tornata a casa quasi saltellando dalla gioia (e secondo me qualche passante avrà pensato che ero sotto effetto di droghe pesanti) è stato riascoltare Guido Cavalleri e Jasmine Laurenti nuovamente nei panni di Ryo e Kaori. I MIEI Ryo e Kaori. Coloro che, quando avevo 12 anni, mi hanno fatto innamorare di questi personaggi. Le persone di cui sento ancora le voci nella testa quando scrivo fanfiction su questo manga. Sono sempre loro, dopo oltre 20 anni sono esattamente come li ricordavo. È stato… un ritorno al passato. Uno stupendo ritorno al passato. Ad un certo punto, non ho potuto fare a meno di pensare “Oddio, quanto mi siete mancati!”, non sapendo bene se mi stessi riferendo ai personaggi o ai loro doppiatori, perché una cosa è rivedere puntate viste e riviste, un’altra è avere di fronte una nuova avventura. Al cinema. Sul grande schermo. con un audio di tutto rispetto. Mi è dispiaciuto solo non ascoltare di nuovo Elisabetta Cesone nei panni di Miki (anche se, c’è da dire, Chiara Francese mi è piaciuta). Anche la versione italiana di Get Wild di Stefano Bersola a me è piaciuta molto e non capisco tutte le critiche che ho letto in giro. Voglio dire, non è che ci hanno messo una sigla nuova, italiana, che non c’entra nulla; è la semplice traduzione italiana dell’originale. E ve lo dice una che ci ha messo ANNI ad accettare la sigla italiana della serie, troppo legata a quelle giapponesi con cui l’avevo conosciuta (nel caso non si sia capito, sono, ehm, un tantino possessiva con tutto quello che riguarda City Hunter XD) e solo poi ho imparato ad apprezzarla. Tra l’altro, è proprio alla fine dei titoli di coda, quindi basta andarsene se proprio non la si vuol sentire.
Che dire ancora, dunque? Se non l’avete ancora fatto, siete ancora in tempo, andate a vederlo! Se siete fan, ne vale la pena e, se non l’avete mai visto, è la buona occasione per conoscere Ryo, Kaori e tutti gli altri e innamorarvi anche voi di questa serie.


PS: Un grazie speciale va alle due povere vittim- ehm, amiche che hanno deciso di accompagnarmi, anche se non sapevano praticamente niente di City Hunter, e che non essere scappate a gambe levate durante i miei momenti di delirio pre, durante e post film XD.

PPS: Non ho letto ancora nessuno che ha citato Minibozu. Perché? È un amore! <3

anime manga e drama

Il metodo Konami e io

28 Giugno 2019

Per motivi che non sto qui a dirvi, abbiamo deciso di fare dei lavori in casa.
Ora, non so chi di voi se lo ricorda, ma casa mia è ENORME. Non sto esagerando e non sto scherzando. Forse qualcuno troverà figo avere un’abitazione del genere, ma vi posso assicurare che vi basterebbe unirvi per una giornata di pulizia che poi scappereste a gambe levate.
Comunque, il punto non è questo. Il punto è che, dovendo fare dei lavori, abbiamo bisogno di spostare mobili, svuotare credenze e robe del genere. Tutti voi potete capire cosa implichi questo in una casa normale, figuriamoci in una piuttosto grande; se poi ci mettete che la mia è una famiglia in cui vige il motto “Non buttiamo via niente, ché potrebbe sempre servire” potete capire cosa sta accadendo nella mia casa da qualche mese. Giusto per darvi un’idea, nel solo mese di maggio, abbiamo accumulato così tanti sacchi di roba da buttare negli appositi contenitori, che abbiamo fatto almeno una decina di viaggi al giorno. In sintesi, se sentite che nel mio paese la raccolta differenziata ha subito un’impennata improvvisa è merito nostro.

Questo momento di pulizie folle è coinciso, per una fortunata coincidenza, con la scoperta del libro di Marie Kondo Il magico potere del riordino.
Il nome della Kondo non mi era nuovo: sapevo che avesse una propria trasmissione su Netflix, ma non ci avevo mai prestato veramente attenzione; l’altro giorno, invece, volete per il periodo che stiamo vivendo, volete perché sono in periodo di lettura folle e disperata – sarei capace di leggermi un libretto di istruzioni di un missile se lo avessi davanti – l’ho recuperato e me lo sono letto.
Vorrei dire che questo libro mi ha cambiato la vita ma, state tranquilli, questo non accadrà. Come spiego nella mia recensione, di per sé la lettura mi è piaciuta e mi sono anche trovata d’accordo con alcune sue idee, ma non completamente.
Del resto, io sono un’archivista. E un’archivista sa bene che lo scarto è un male necessario, ma che bisogna farlo con criterio; anzi, secondo certe correnti di pensiero da un archivio non dovrebbe essere buttato nulla, ma io non sono mai stata d’accordo con questa idea.
Dicevo, comunque io sono un’archivista. E sono una persona molto razionale. Non scarterò mai le mie cose per tenermi solo quelle che mi rendono felice, perché alcune cose mi servono e basta. Per esempio, avrei volentieri bruciato certi libri dell’università visto quello che ho passato per preparare quell’esame, ma sono ben consapevole che quei libri mi serviranno ancora per tenermi aggiornata o preparare concorsi.
In ogni caso, visto che il metodo Konami è capitato nella mia vita proprio in questo periodo, ho deciso di adattarlo alle mie esigenze e ho abbandonato le grandi pulizie della casa per dedicarmi alle mie, di cose. In realtà, tendo a fare ordine piuttosto spesso, quindi non è che ci sia molto da fare, ma ho deciso di provare seguendo questo metodo, secondo il quale la prima cosa fare è porsi un obiettivo: cosa voglio raggiungere dopo aver riordinato tutto? E la risposta è stata semplice.
Voglio lasciar andare il passato e far pace con me stessa.
Ci sono cose e persone, nella mia vita, che mi hanno fatto male. E per cui, nonostante siano passati anni, provo ancora tanto risentimento. Certo, sono consapevole che queste esperienze mi hanno aiutata a crescere, infatti non voglio dimenticare; voglio semplicemente guardarmi indietro e non provare ancora così tanto astio. Perché certa gente non merita un secondo dei miei pensieri, perché quel che è fatto è fatto e non si può tornare indietro, perché è qualcosa che mi avvelena.
Così, come suggerisce Marie Kondo, ho cominciato dai miei vestiti. In effetti ho dato via un sacco di roba, ma per motivi che non c’entrano niente con la felicità: semplicemente, alcune cose non mi vanno più, altre si sono rovinate, altre entrambe le cose. Dopo, sarei dovuta passare ai libri, ma per me i libri sono la cosa più importante e ho deciso di metterli da parte, anche perché ce ne sono così tanti che devo prima trovare lo spazio adatto per poterli analizzare per bene, perciò sono passata ad altro.
Questa cosa del riordino è diventata quasi una malattia, per me: ogni giorno mi impongo di riordinare qualcosa, che sia la mia scrivania o l’armadio. Secondo la Kondo bisogna riordinare a categorie, ma la mia casa è troppo complicata per seguire questo consiglio e sto facendo di testa mia. Proprio oggi, ho mollato un cassetto della mia scrivania a mia madre e le ho detto: «Qui ci sono cose tue. Vedile e butta quello che non serve».
«Ma ho da fare oggi», mi ha risposto.
«Allora te lo lascio qua», ho ribattuto mollandoglielo sul tavolo. Ci si è dedicata, ma il problema è che non sapeva dove mettere le cose che aveva lasciato e così sono rimaste lì. C’è da dire che almeno adesso pesa un decimo e ci sono effettivamente solo documenti utili. Nel frattempo, io ho svuotato completamente un altro cassetto e ho alleggerito altri quattro.

Marie Kondo dice che i ricordi sono le ultime cose che bisogna buttare, perché sono le cose più potenti e quelle a cui siamo più legati, e quindi è più difficile separarsene. E invece, io ho deciso di non aspettare e occuparmene subito.
Da anni ormai ho preso l’abitudine di mettere gli oggetti che per me rappresentano i ricordi più belli in una scatola di scarpe. Le scatole si sono moltiplicate e sono diventate tre.
È da quando ho letto quel libro che quelle scatole mi ossessionavano. Devo fare pulizia tra quelle, mi dicevo. Ho aspettato un paio di giorni, dedicandomi all’armadio, ma ormai non pensavo ad altro. Così, qualche pomeriggio fa ho deciso che era arrivato il momento.
Pensavo che ci avrei messo di più e invece ci ho impiegato solo due ore. Ho preso ogni lettera, ogni disegno, ogni articolo e l’ho guardato.
Ed è qui che ho ritrovato il vero metodo Konami: ci ho messo pochi attimi a capire cosa mi facesse sorridere e ciò che invece non volevo più vedere. Ho pianto tantissimo quando ho letto i titoli degli articoli dedicati al corso di teatro di cui facevo parte e che mi manca ancora ogni giorno; mi sono intenerita nel vedere alcuni messaggi che scambiavo con le mie compagne di classe durante le ore di lezione; mi sono commossa quando ho ritrovato il biglietto che mi diedero per la fine del mio servizio civile; mi sono sentita strappare il cuore dal petto quando ho buttato alcune copie dei testi delle canzoni giapponesi che stampavo per impararle a memoria, perché effettivamente sono cose che posso recuperare molto facilmente, e sì, le ho ringraziate per tutto quello che hanno fatto per me.
Ma ho anche provato tanta rabbia quando mi sono capitati tra le mani alcuni biglietti di auguri delle persone che, invece, non sono stati così amici come invece avevo creduto. Era come se, da quelle carte, trasparisse l’ipocrisia di chi mi mandava bacini sulla carta e poi parlava male di me alle spalle. «Ti sto prendendo per il culo, sai?» mi sembrava quasi di sentire la voce della persona che mi scriveva. Le ho strappate con rabbia, quasi con odio, e mi sono chiesta perché le avessi conservate fino ad allora. Perché avevo conservato gli articoli su un posto che ho odiato, scritti da persone che non voglio sentir più nominare neanche per sbaglio? Perché, nonostante tutto, è il mio passato e non volevo dimenticarlo. Per mantenere indelebile nella mia memoria chi mi aveva fatto male e mi aveva trasformato in una persona senza fiducia in se stessa. Per non dimenticare e poter continuare ad alimentare il fuoco della rabbia.

Alla fine di quelle due ore ero stanchissima, come se avessi lavorato per dodici ore. Ma ne è valsa la pena. Le scatole sono più leggere e anche io, per adesso. Tuttavia, c’è ancora una terza scatola, quella delle foto, che devo riordinare. Ma quella la lascerò per ultime, perché le foto sanno fare ancora più male di lettere e bigliettini di auguri. Mia madre mi ha chiesto se davvero ho intenzione di buttarle e ho detto di sì. Perché lo devo a me.

inside myself, letture, my life

Bye bye, KoBino!

25 Gennaio 2019
Dopo oltre 6 anni di vita, 3000 ore di lettura, 279 libri completati e 2 cover così rovinate che l’auto del Tenente Colombo al confronto sembra appena uscita da una concessionaria, il mio amatissimo KoBino va in pensione, per essere sostituito da un nuovo modello (il Clara HD) – più giovane e più scattante – e da una nuova, fighissima cover.
Voi potete prendermi anche per folle, ma lasciare andare il mio compagno di avventure di 6 anni è stato difficile. Talmente tanto che, nonostante abbia acquistato il nuovo e-reader da una settimana, continuo imperterrita ad usare l’altro, dopo aver trovato ogni sorta di scuse (“Aspetto che mi arrivi la nuova custodia” prima e “Dài, almeno finisco questo libro!” poi). Perché, sì, Bino è stato davvero SEMPRE con me: è stato nella mia borsa quando sono uscita, quando ho preso i mezzi, persino quando vado al corso d’inglese (capite ora come ho fatto a distruggere due cover, vero? XD). L’ho usato di giorno, di notte, con la pioggia, con il sole, ferma ad aspettare amici ritardatari e persino camminando (solo una volta. Poi ho capito che non era cosa XD); con lui ho letto romanzi che sono ormai nella mia top ten, i miei primi libri in inglesi, le light novel e mi è stato accanto anche in momenti non proprio gioiosi della mia vita. Voi potete pure continuare con ‘sta diatriba tra libri cartacei e ebook; io, invece, continuerò a ringraziare il mo amatissimo lettore per tutti i mondi che mi ha fatto conoscere e per i grandi amici che mi ha fatto incontrare.
Ora, però, è tempo di dirgli addio. Ultimamente, il tasto di accensione ha deciso di scioperare, così per accenderlo ho dovuto usare i metodi più assurdi, dimostrandomi che, ormai, ha fatto il suo tempo e che merita anche lui un po’ di sano riposo. Lo riporrò nella mia libreria, accanto ai miei libri, lui che ne contiene già moltissimi.
E benvenuto a te, Rino! <3 Prometto di strapazzarti come e più del tuo fratello maggiore! XD

informatica e nuove tecnologie, letture, my life

2018: l’anno dei ricordi

31 Dicembre 2018

E rieccomi con il solito giochetto di fine anno! Vi era mancato, vero? Annuite, grazie. U_U Come spiegai l’anno scorso, causa “Anno talmente povero di eventi da non meritare neanche di essere raccontato” preferii evitare di compilarlo per non deprimermi più di quanto già non fossi. Quest’anno, invece, le cose sono andate in modo molto diverso.
Se dovessi utilizzare un solo aggettivo per descrivere questo 2018, questo sarebbe INASPETTATO: se dodici mesi fa mi avessero detto che avrei svolto certe attività, che avrei (ri)incontrato certe persone e scritto ad altre, non ci avrei mai creduto.
È stato un anno incredibile, questo. Non bello, ma nemmeno brutto, com’è giusto che sia, perché la vita è così, fatta di momenti felici e altri tristi, di sconfitte e di vittorie, reali o apparenti, ma pieno di tanti avvenimenti.
È stato l’anno dei ricordi, soprattutto. Dei ritorni al passato e della nostalgia. Un anno che mi ha riportato indietro nel tempo in tanti, tantissimi modi diversi e inaspettati. E continua a farlo.
È stato un anno che mi ha insegnato che posso fare molto di più di quel che ho sempre pensato, che dietro qualcosa di apparentemente banale si possono nascondere le sorprese più grandi, positive o negative che siano.
È stato un anno pieno di tante piccole cose che forse a molti non diranno nulla, ma che per me sono state davvero speciali.
Ed è questo che voglio augurare a tutti (anche a me stessa) per il 2019: non un anno perfetto – perché la perfezione non esiste – ma un anno di novità, di piccole e grandi cose che ci rendano persone migliori e ci diano la forza e il coraggio di non mollare mai e di superare i nostri limiti.
E con questo augurio…
let’s start!

Cos’hai fatto nel 2018 che non avevi mai fatto? Ho avuto il coraggio di scrivere a due dei miei doppiatori preferiti in assoluto (che mi hanno anche risposto!); ho parlato con una giapponese (in inglese); ho creato i miei primi caviardage; ho partecipato a un corso sulla sceneggiatura seriale; sono stata protagonista di un incendio e ho vissuto un “vero” terremoto (nel senso, non l’ho mai avvertito con così tanta intensità); ho scritto due long su City Hunter; sono stata all’Abbazia di Westminster, sul London Eye, alla National Gallery e sulla Torre di Londra e ho preso un muffin allo Starbucks; mi sono persa a Londra; ho inviato un romanzo a un concorso (che non ha vinto); ho seguito delle sessioni di counseling; ho comprato il mio primo ebook scritto da una carissima amica; ho twittato #SaveLucifer e #PickUpLucifer per un mese per salvare la serie dalla cancellazione; ho visto dal vivo Daniel Pennac; sono salita su una golf cart (ma non guidavo io, tranquilli XD); sono stata sorteggiata e ho vinto un premio (so che la cosa potrebbe far ridere, ma è proprio così XD); sono rimasta chiusa a chiave in una stanza (in casa mia, sì); sono rimasta sola a casa per una settimana (e la cucina non è esplosa. U_U).

Hai mantenuto i buoni propositi fatti l’anno scorso, e ne hai nuovi per il 2019? L’anno scorso non feci propositi, perché ero troppo giù per farli e il solo pensiero che non si sarebbero realizzati sapevo che mi avrebbe depresso ancora di più.

C’è stata qualche nascita tra le persone a te vicine? Sì! *_* giusto un paio di giorni fa!

C’è stata qualche “dipartita” tra le persone a te vicine? Vicinissime no, ma conoscenti sì.

Quali nazioni hai visitato? La Gran Bretagna!

Cosa vorresti avere nel 2019 che ti è mancato nel 2018? Un lavoro stabile.

Quale data del 2018 rimarrà nella tua memoria? Il 26 luglio, quando ho scoperto che una persona che cercavo da tanti anni era più vicina di quel che pensassi. E il 16 settembre.

Qual è stato il tuo più grande risultato di quest’anno? Essere riuscita a creare pensieri natalizi con le mie mani. Sono una frana con il bricolage e il lavoro manuale in generale. xD E poi, riuscire a comunicare in inglese con persone che non siano insegnanti o compagni di corso. Perché questo vuol dire che sono davvero migliorata e riesco a camminare con le mie gambe, dal punto di vista linguistico.

Qual è stato il tuo più grande fallimento? Non aver trovato un lavoro stabile.

Hai avuto malattie o incidenti? Nah, raffreddori vari.

Qual è stato il tuo miglior acquisto? Il mio nuovo portafoglio.

Quale avvenimento ha meritato d’essere celebrato? Direi che un rimborso di 400 euro da parte dell’Agenzia dell’Entrate merita. XD E infatti festeggiai comprandomi una borsa e il portafoglio di cui sopra.

Quale avvenimento ti ha depresso? I soliti millemila CV inviati che non hanno mai avuto una risposta.

Che fine ha fatto il tuo denaro? Uscite con gli amici e corso d’inglese.

Cosa ti ha davvero emozionato? Gli auguri di compleanno da parte di Guido Cavalleri, il primo (e per me unico) doppiatore italiano di Ryo Saeba.

Quale canzone o album ti ricorderà il 2018? La OST di City Hunter. Non perché l’abbia sentita quest’anno per la prima volta, ma perché l’ho ri-scoperta e apprezzato di più alcune canzoni che anni fa non avevo mai preso in considerazione. E quella di Mamma mia 2.

Rispetto all’anno scorso, sei: più o meno felice? più o meno grassa? più o meno ricca? Più positiva che felice, nonostante non ci sia nulla di bello nella situazione politica italiana e mondiale; più ricca, perché ho trovato un mini-lavoretto che, con le ripetizioni, mi aiuta ad avere qualche soldo in più in tasca; nella media, riguardo al peso (voglio dire, mi vanno le stesse cose dell’anno scorso, quindi non sono ingrassata… vero? XD)

Cosa avresti voluto fare di più? Leggere. Sono preda del blocco del lettore e del recensore da parecchi mesi. >_>

Cosa avresti voluto fare di meno? Paranoie. XD

Come hai trascorso il Natale? Sono stata a pranzo nel ristorante sotto casa mia. E ho imprecato in tutte le lingue del mondo quando ho visto il conto. Ma questa è un’altra storia che forse un giorno vi racconterò.

Con chi passi più tempo al telefono? Simona.

Ti sei innamorata nel 2018? Ma ri-innamorarmi di Ryo Saeba vale?

Quante avventure di una notte nell’ultimo anno? Avventure simili non le hanno neanche i miei personaggi, figuriamoci io! XDDD

Qual è stato il tuo programma tv preferito? Forse L’amica geniale.

Qual è stato il più bel libro che hai letto? La saga di Adrien English di Josh Lanyon. *_*

Qual è stata la tua migliore scoperta musicale? Questa canzone, sempre di City Hunter. Nella mia OST non c’era. >_>

Cosa hai voluto ed ottenuto? Sono riuscita a scrivere una scena d’amore tra Ryo e Kaori. Anche se lui ci ha messo tre storie e 70mila parole per convincersi. U_U Ma alla fine l’ho spuntata io! * risata malefica *

Cosa hai voluto e non ottenuto? Un viaggio in Giappone. Ma prima o poi ce la farò. è_é

Quali sono stati i film migliori dell’anno? The Darkest Hour.

Cosa hai fatto il giorno del tuo compleanno, e quanti anni hai? 34. Niente di particolare: feci lezione alla ragazzina che seguo e a cena mangiammo i panzerotti.

Come descriveresti il tuo concetto personale di moda per il 2018? Ma seriamente si usano cappotti bianchi che sembrano vestaglie? Ma quindi domani posso uscire con il mio accappatoio ed essere considerata alla moda? °_°

Cosa ti ha mantenuto in salute? Vivinci e ActiveGRIP sono le mie droghe personali. XD

Quale personalità ti ha affascinato? Jasmine Laurenti. Potrete capire il perché andando qui.

Quale tema politico ti ha appassionato maggiormente? Più che appassionare, la politica attualmente mi fa torcere lo stomaco.

Cosa/chi ti è mancato? un cervello funzionante in troppe persone.

Qual è stata la persona migliore che hai conosciuto? Eugenia! <3 La mia insegnante di caviardage, la mia counselor, la mia amica e collega del corso d’inglese. <3

Raccontaci una lezione di vita importante avuta dal 2018: “Sono le piccole cose a renderci felici”.

Una strofa di canzone che riassuma l’anno trascorso: fatemi i complimenti: stavolta, non solo ho trovato la strofa, ma persino UNA CANZONE INTERA! Traduzione qui.

Buoni propositi per l’anno nuovo. Vorrei arrivare al 31 dicembre 2019 con la consapevolezza di aver fatto qualcosa che, fino all’anno precedente, non avrei mai pensato di poter fare, neanche nei miei sogni più folli. Che sia imparare a cucinare, un viaggio da sola o qualsiasi altra cosa.

giochi e test, my life

Blocco del lettore

4 Novembre 2018

È una condizione che mi capita almeno una volta l’anno – in genere dopo aver fatto man bassa di libri – e dura un mesetto o due, ma stavolta sta durando molto di più.

Tutto è iniziato ad aprile: fino ad allora, leggevo regolarmente (l’ultima full immersion che ho fatto è stata la saga di Adrien English di Josh Lanyon che ho adorato e che ha inserito l’autrice tra le mie scrittrici preferite); poi, un bel giorno, all’improvviso, non riuscii più a trovare un libro che mi soddisfacesse; ho iniziato almeno una decina di libri in questi mesi, che ho mollato anche dopo una cinquantina di pagine, per i più diversi motivi.

All’inizio, ho pensato fosse colpa dell’ispirazione, che era tornata a farsi viva. In genere, mi sono resa conto che quando ho voglia di scrivere non riesco a leggere. È come se il mio cervello, troppo occupato a pensare ai personaggi che parlano nella mia testa, consideri una perdita di tempo dedicarsi alla lettura. Mi è successo anche l’anno scorso, quando tra luglio e agosto ho scritto un romanzo e, visto che Ryo ha prosciugato le mie energie durante la stesura de Il mistero del Majesty, ho pensato che il problema fosse legato a quello e non ci ho badato più di tanto. “Quando finirò di scrivere, passerà”, mi dicevo.
E invece no. Anche dopo aver messo la parola FINE anche alla terza fanfiction – sì, alle due di cui ho parlato nello scorso post si è aggiunta una terza, anche se più breve delle precedenti – ed essere tornata a dormire in modo normale e a sognare cose normali, la mia voglia di leggere non è affatto tornata.

Oddio, non è che non abbia proprio più letto: mi sono fatta una scorpacciata di fanfiction su City Hunter e ho comunque letto vari romanzi, tra cui La verità sul caso Harry Quebert, ma non così tanti e con la stessa passione con cui leggo di solito. Ho faticato non poco ad arrivare alla fine di alcuni titoli, e non perché non fossero belli, ma perché la mia mente volava via e dovevo tornare più volte indietro a leggere un determinato passo.

Passerà, continuo a ripetermi. E lo so che non è che non faccia altro: tra le trascrizioni per Torchio Verde, la visione di anime e telefilm, il corso d’inglese e altre cose che mi sono accadute in real life, avevo e ho altro per la testa.
Però… però a me manca. Come quando hai il blocco dello scrittore e vorresti scrivere, ma non ci riesci o non ne hai proprio la forza.

A tutto questo, si aggiunge il blocco del recensore che mi ha colto già qualche mese prima di quello del lettore (e, infatti, se passate da La taverna dei sognatori, vedrete che non lo aggiorno da un po’). Forse le due condizioni sono legate tra loro, o forse mi sto facendo troppi film inutili che non fanno che alimentare la mia frustrazione.
Passerà, mi dico e mi dicono. E lo so. Ma il problema è che deve passare in fretta, perché l’anno prossimo ho intenzione di tentare l’esame per il C1 di inglese e mi serve leggere in inglese per migliorare il mio vocabolario. E se non ho voglia di farlo nella mia lingua, figuriamoci se mi va di farlo in un’altra. Per adesso, posso ovviare con gli articoli dei vari giornali britannici o i sottotitoli di anime, film e telefilm, ma so che non è la stessa cosa.
Quindi alla voglia di leggere, si aggiunge il disperato bisogno di farlo. E più questa situazione mi preoccupa, più non si sblocca. È un circolo vizioso che va in un qualche modo spezzato, ma non riesco a capire come.

Lo so che non dovrei pensarci e lasciare le cose come stanno. Lo so che dovrei dedicarmi ad altro. Lo so che è più facile riprendere a leggere con libri che possono riaccendere la mia passione. So tutte queste cose, perché sono le stesse che dico io agli altri e che applico anche su me stessa, di solito.
Ma stavolta non funziona e non so più che fare.

inside myself

Ritorno alle origini

20 Luglio 2018

Qualche mese fa, dopo aver finalmente recuperato gli ultimi volumi di Angel Heart e aver scoperto che l’anno prossimo ci sarà un nuovo film animato di City Hunter E che i francesi stanno producendo un film sulla serie, ebbi un fortissimo momento di nostalgia per questa serie che, per chi non lo sapesse, ho sempre amato moltissimo e decisi di rileggere il manga. Non contenta, dopo ho rivisto anche l’anime – in giapponese, stavolta, perché mi sono accorta che non l’avevo mai fatto, nonostante, a ben vedere, io Ryo Saeba l’abbia conosciuto grazie alla serie animata – e sono andata a ritrovare vecchissime fanfiction presenti sull’IM-FA che, ai tempi, adorai.

Non avrei dovuto farlo.

Questo megatuffo nel passato ha avuto delle conseguenze a dir poco nefaste sui miei già pochi e precari neuroni, facendomi innamorare di nuovo di una serie, di personaggi, di storie che non ho mai completamente dimenticato e che mi sono sempre stati cari. Anzi, se possibile, facendomeli amare anche di più. Perché leggere City Hunter a 16 anni è ben diverso da farlo a 20, ma anche 25 e a oltre 30. Dietro le stupidaggini di Ryo, le martellate di Kaori, le battute e i mokkori, vedi molto, molto di più, capisci cose che, da piccola, avevi solo intuito, ma che adesso realizzi in tutta la loro crudele bellezza. Ho riletto pere tre volte in un mese il volume in cui appare Kaibara e si scopre cosa è successo a Ryo tanti anni prima e alla fine mi sono ritrovata a piangere come una scema.

Morale della favola: dopo 17 anni dalla mia prima fanfiction sulla serie (e dall’inizio della mia vita di ficwriter), ho scritte altre fanfiction su questa serie. Due, per la precisione.
Non UNA, non una oneshot, ma ben DUE, di 26mila parole l’una e di oltre 36mila l’altra. Questo, per ora, perché, come mia abitudine, prima di metterle online, le leggerò ancora, le modificherò, cercherò di eliminare i refusi e le illogicità, per cercare di postare qualcosa che sia il più decente possibile.

Non so neanche io da dove siano nate queste storie. La prima avrebbe dovuto essere una semplice oneshot, di poche pagine, ambientata subito dopo la fine del manga, una specie di finale-finale della serie. Ma Ryo non ne ha voluto sapere e ha dilatato i tempi, ha aggiunto nuove avventure e moltiplicato i drammi, facendomi creare qualcosa a cui né io né lui eravamo pronti. Ma è stata una bella sfida, sia perché per la prima volta ho provato a scrivere un racconto giallo, sia perché mettermi dal suo punto di vista è stato stancante, ma molto emozionante. Certo, l’ho già fatto un’altra volta, con una storia davvero triste ambientata dopo la morte di Kaori, ma questa volta è stato molto diverso.
Paradossalmente, è stato più facile raccontare il dolore di un uomo che ha perso la persona amata, anche perché, beh, cosa potesse provare in quei momenti era abbastanza chiaro e lo stesso Angel heart ne ha parlato moltissimo, regalandoci delle pagine bellissime e struggenti da cui devo ancora riprendermi.
Ma il Ryo di CH è molto diverso, capire quello che pensa veramente è davvero un’impresa titanica. È stata un’impresa farlo parlare, riuscire ad entrare dentro la sua testa e il suo cuore. Ma ancora più difficile è stato mettergli in bocca le parole giuste da dire a Kaori per poter finalmente creare il finale che volevo, senza farlo scadere nell’OOC (e spero davvero di esserci riuscita). Studiandolo, scandagliando la sua anima e i suoi pensieri, l’ho amato (e odiato, a volte), se possibile, ancora di più.

Poi, mentre stavo mettendo la parola fine alla prima storia – che già aveva prosciugato tutte le energie – , ecco che me ne spunta un’altra in mente. Stavolta il copione è stato diverso: l’idea generale è rimasta quella, ma, alla fine Miki e Falcon hanno voluto essere parte attiva, partecipando anche loro al caso con i nostri due eroi.
Sebbene ci fossero tutti questi personaggi da muovere, inaspettatamente, è stato molto più semplice scriverla, perché ormai avevo imparato come gestire Ryo (o meglio, come NON gestirlo) e gli altri si sono dimostrati sempre molto disponibili a farsi sfruttare per le cose più assurde (persino Falcon a cui ho appioppato un piccolo segreto nel passato). E poi, secondo me, lo stesso Ryo voleva capire dove volessi andare a parare. XD Credimi Ryo, ne sapevo quanto te, hanno fatto tutto Miki e Kaori! XDD

Alla fine di tutto, sì, è stato bello e gratificante. Non importa che per due mesi ho dormito malissimo, immaginando scene che alla fine lui mi cazziava sempre, litigando perché mi aprisse la porta del suo cuore e mi informasse sugli indizi che trovava, minacciandolo in tutti i modi possibili e (non) immaginabili, e pianificando una vendetta che, alla fine, lo ha fatto crollare e mi ha fatto vincere la battaglia (ma alla fine chi ci ha guadagnato veramente è stato solo lui, quindi che non provi a lamentarsi! è_é). Non importa che per due mesi non ho fatto altro che scrivere, ignorando serie TV, anime, film, persino libri e vita sociale (beh, quella anche per altri motivi che non sto qui a dirvi).
E, sì, ne è valsa la pena. Perché è stato come ritrovare vecchi amici che non vedevo da una vita e che mi hanno riportata indietro nel tempo, tra ricordi di ieri e consapevolezza di oggi.

Adesso, però, che ho messo la parola fine alla seconda storia e nessuno ha più bussato alla mia fantasia per raccontarmi qualche altro episodio da scrivere, mi sento un po’ giù. Non ci crederete, ma quando ho chiuso il secondo file word per lasciarlo depositare prima della prossima revisione, mi sono sentita così triste che ho anche versato qualche lacrima. E nonostante abbia detto che voglio una pausa, che ho bisogno di dormire, che Kaori e Ryo la devono piantare di litigare nella mia testa e lui deve finirla di impedirmi di farmi i fatti suoi, io spero tanto che tornino presto a farmi visita. Perché mi sento già sola senza di loro.

scrittura

Tirando le somme: 2017 edition

31 Dicembre 2017

Quest’anno non farò il solito giochino di fine anno.
Non è una sorta di protesta o che, eh; semplicemente, gli avvenimenti importanti di questo anno sono talmente pochi che non vale proprio la pena lambiccarsi il cervello e perdere tempo.
Gli eventi salienti del mio anno, infatti, possono essere riassunti così:
– Ho preso il First. E questo l’ho già scritto qualche post fa, quindi è inutile spenderci su troppe parole. Alla fine, ho deciso di proseguire il corso di inglese, comunque. La mia idea era di frequentare giusto per tenermi in allentamento, ma poi tutta la mia classe vuole fare l’esame e così ci stiamo allenando per provarlo l’estate prossima. Io. Il CAE. Solo al pensiero, mi viene da ridere. Vedremo.
– Sono finita al pronto soccorso. Nulla di grave, tranquilli, solo una piccola cicatrice sulla fronte che mi resterà a vita, ma poteva andarmi peggio. A questo proposito vorrei solo commentare l’espressione tragggggica delle infermiere che vi trovai: e se fossi stata moribonda e in fin di vita che faccia avrebbero fatto? Un po’ di vita, signore, e che diamine (no, il pronto soccorso quel giorno era vuoto, quindi non è che fossero proprio oberate di lavoro);
– Ho aperto un blog serio di recensioni (con “serio” intendo che lo sto pubblicizzando e che spero ingrani; devo dire che il fatto che non l’abbia chiuso dopo due ore è già un gran bel passo avanti XD)m ma anche di questo ho già parlato in un altro post, quindi passiamo oltre;
– Ho visto il musical Mamma mia e l’ho semplicemente adorato. Se mi avessero proposto di tornarci il giorno dopo, l’avrei fatto; ho anche rivisto Notre Dame di Paris e l’ho amato ancora di più della prima volta: forse dipende dal fatto che ero molto più vicina, quindi sentivo e vedevo meglio, o dal fatto che, conoscendo tutte le canzoni a memoria, ho potuto concentrarmi meglio sul significato dei vari testi.
Letture: quest’anno le mie letture sono state altalenanti, nel senso che ho letto libri bellissimi e altri che sono state delle cagate pazzesche. La palma d’oro di libro più bello se la contendono Apollo con La profezia oscura, di Riordan, Your Name, di Shinkai e Il labirinto degli spiriti di Zafòn. Avrei voluto inserire nella lista L’amica geniale, ma siccome gli altri tre non li ho trovati alll’altezza, e io li considero un’unica opera e non quattro titoli diversi, niente da fare. Il prestigioso titolo di libro più brutto dell’anno lo vincono a pari merito L’uomo che inseguiva la sua ombra di David Lagercrants e Lo strano caso dell’apprendista libraia di Deborah Melyer che mi hanno disgustato come pochi al mondo, per motivi molto diversi (se vi interessa sapere il motivo, potete andare sul blog di cui sopra per scoprirlo);
Film e serie tv: film ormai ne vedo pochi, soprattutto al cinema, ma indubbiamente il più bello è stato Hidden Figures; sul più brutto, invece, non saprei, ma direi che quello dei Power Rangers potrebbe essere un ottimo candidato. Per quanto riguarda le serie TV, quest’anno mi è andata più che bene: mi sono letteralmente innamorata di Lucifer, ho adorato Miss Fisher e sto aspettando con ansia che torni dalla pausa invernale The Good Doctor; quella che mi ha deluso di più è stata Rellik. Per carità, l’idea era anche buona, ma la resa è stata davvero noiosa (a parte qualche scena dell’ultima puntata);
– Sul fronte anime, la scoperta dell’anno è stata indubbiamente (e non avevo dubbi), Mahou Tsukai no Yome, mentre di delusioni ne ho avute parecchie: Kino no Tabi, per esempio, da cui mi aspettavo molto di più, o Vatican Miracle Examiner che ho mollato al quarto episodio;
– Incredibilmente, dal punto di vista musicale, ci sono un sacco di canzoni che mi ricorderanno questo 2017: Il congiuntivo, per quanto mi riguarda sarà l’ultima grande hit dell’anno, Occidentali’s Karma, che amo alla follia e, per quanto riguarda le sigle Made in Japan, Shinzou wo Sasageyo de L’attacco dei giganti, Floria, di Natsume Yuujinchou Roku e oserei dire tutta l’OST di Mahou Tukai no Yume.

Propositi per l’anno nuovo?
Sono anni che faccio propositi, ma alla fine ne realizzo pochissimi, quindi finisco solo per deprimermi a ogni fine anno. Perciò, stavolta, il mio proposito è non farne. Non che desideri non ne abbia eh, ma stavolta preferisco tenerli per me: l’anno prossimo vi dirò come sarà andata. XD

my life

La taverna dei sognatori

27 Agosto 2017

Ok, respira.

Dopo anni di tentennamenti e insicurezze, dopo tantissimi “Sì, ma chi me lo fa fare?” e “Nah, che idea stupida, ma a chi diavolo vuoi che interessi una cosa del genere?” e altri mille film mentali che potrebbero riempire le cineteche di tutti i pianeti dell’universo, alla fine, mi sono decisa e ho aperto un blog di recensioni: La taverna dei sognatori.

Noooooo, anche tu? Ma era proprio necessario? Non rompi già l’anima su aNobii e Goodreads per infestare anche altri lidi? E poi, chi te l’ha detto che le tue recensioni interessano davvero a qualcuno?

Avete ragione su tutta la linea, infatti, proprio per questo motivo, negli anni, ho creato e cancellato almeno una decina di blog di recensioni. Poi, un’amica, qualche giorno fa, mi ha fatto notare come il mondo abbia bisogno dei mie sproloqui e, così, eccomi qui. U_U

(No, ok, sto scherzando, quindi non andate a cercare la povera Rose per minacciarla, grazie).

Se vi state chiedendo come funziona e cosa troverete, potete risolvere i vostri dubbi andando qui.

Proprio perché è un blog appena creato, probabilmente, ci saranno ancora dettagli che devo sistemare: non fatevi alcuno scrupolo nel segnalarmeli, anzi, ve ne sarei davvero grata.

Che altro aggiungere? Buona lettura!

creazioni, informatica e nuove tecnologie, letture, scrittura