Ritorno alle origini

Qualche mese fa, dopo aver finalmente recuperato gli ultimi volumi di Angel Heart e aver scoperto che l’anno prossimo ci sarà un nuovo film animato di City Hunter E che i francesi stanno producendo un film sulla serie, ebbi un fortissimo momento di nostalgia per questa serie che, per chi non lo sapesse, ho sempre amato moltissimo e decisi di rileggere il manga. Non contenta, dopo ho rivisto anche l’anime – in giapponese, stavolta, perché mi sono accorta che non l’avevo mai fatto, nonostante, a ben vedere, io Ryo Saeba l’abbia conosciuto grazie alla serie animata – e sono andata a ritrovare vecchissime fanfiction presenti sull’IM-FA che, ai tempi, adorai.

Non avrei dovuto farlo.

Questo megatuffo nel passato ha avuto delle conseguenze a dir poco nefaste sui miei già pochi e precari neuroni, facendomi innamorare di nuovo di una serie, di personaggi, di storie che non ho mai completamente dimenticato e che mi sono sempre stati cari. Anzi, se possibile, facendomeli amare anche di più. Perché leggere City Hunter a 16 anni è ben diverso da farlo a 20, ma anche 25 e a oltre 30. Dietro le stupidaggini di Ryo, le martellate di Kaori, le battute e i mokkori, vedi molto, molto di più, capisci cose che, da piccola, avevi solo intuito, ma che adesso realizzi in tutta la loro crudele bellezza. Ho riletto pere tre volte in un mese il volume in cui appare Kaibara e si scopre cosa è successo a Ryo tanti anni prima e alla fine mi sono ritrovata a piangere come una scema.

Morale della favola: dopo 17 anni dalla mia prima fanfiction sulla serie (e dall’inizio della mia vita di ficwriter), ho scritte altre fanfiction su questa serie. Due, per la precisione.
Non UNA, non una oneshot, ma ben DUE, di 26mila parole l’una e di oltre 36mila l’altra. Questo, per ora, perché, come mia abitudine, prima di metterle online, le leggerò ancora, le modificherò, cercherò di eliminare i refusi e le illogicità, per cercare di postare qualcosa che sia il più decente possibile.

Non so neanche io da dove siano nate queste storie. La prima avrebbe dovuto essere una semplice oneshot, di poche pagine, ambientata subito dopo la fine del manga, una specie di finale-finale della serie. Ma Ryo non ne ha voluto sapere e ha dilatato i tempi, ha aggiunto nuove avventure e moltiplicato i drammi, facendomi creare qualcosa a cui né io né lui eravamo pronti. Ma è stata una bella sfida, sia perché per la prima volta ho provato a scrivere un racconto giallo, sia perché mettermi dal suo punto di vista è stato stancante, ma molto emozionante. Certo, l’ho già fatto un’altra volta, con una storia davvero triste ambientata dopo la morte di Kaori, ma questa volta è stato molto diverso.
Paradossalmente, è stato più facile raccontare il dolore di un uomo che ha perso la persona amata, anche perché, beh, cosa potesse provare in quei momenti era abbastanza chiaro e lo stesso Angel heart ne ha parlato moltissimo, regalandoci delle pagine bellissime e struggenti da cui devo ancora riprendermi.
Ma il Ryo di CH è molto diverso, capire quello che pensa veramente è davvero un’impresa titanica. È stata un’impresa farlo parlare, riuscire ad entrare dentro la sua testa e il suo cuore. Ma ancora più difficile è stato mettergli in bocca le parole giuste da dire a Kaori per poter finalmente creare il finale che volevo, senza farlo scadere nell’OOC (e spero davvero di esserci riuscita). Studiandolo, scandagliando la sua anima e i suoi pensieri, l’ho amato (e odiato, a volte), se possibile, ancora di più.

Poi, mentre stavo mettendo la parola fine alla prima storia – che già aveva prosciugato tutte le energie – , ecco che me ne spunta un’altra in mente. Stavolta il copione è stato diverso: l’idea generale è rimasta quella, ma, alla fine Miki e Falcon hanno voluto essere parte attiva, partecipando anche loro al caso con i nostri due eroi.
Sebbene ci fossero tutti questi personaggi da muovere, inaspettatamente, è stato molto più semplice scriverla, perché ormai avevo imparato come gestire Ryo (o meglio, come NON gestirlo) e gli altri si sono dimostrati sempre molto disponibili a farsi sfruttare per le cose più assurde (persino Falcon a cui ho appioppato un piccolo segreto nel passato). E poi, secondo me, lo stesso Ryo voleva capire dove volessi andare a parare. XD Credimi Ryo, ne sapevo quanto te, hanno fatto tutto Miki e Kaori! XDD

Alla fine di tutto, sì, è stato bello e gratificante. Non importa che per due mesi ho dormito malissimo, immaginando scene che alla fine lui mi cazziava sempre, litigando perché mi aprisse la porta del suo cuore e mi informasse sugli indizi che trovava, minacciandolo in tutti i modi possibili e (non) immaginabili, e pianificando una vendetta che, alla fine, lo ha fatto crollare e mi ha fatto vincere la battaglia (ma alla fine chi ci ha guadagnato veramente è stato solo lui, quindi che non provi a lamentarsi! è_é). Non importa che per due mesi non ho fatto altro che scrivere, ignorando serie TV, anime, film, persino libri e vita sociale (beh, quella anche per altri motivi che non sto qui a dirvi).
E, sì, ne è valsa la pena. Perché è stato come ritrovare vecchi amici che non vedevo da una vita e che mi hanno riportata indietro nel tempo, tra ricordi di ieri e consapevolezza di oggi.

Adesso, però, che ho messo la parola fine alla seconda storia e nessuno ha più bussato alla mia fantasia per raccontarmi qualche altro episodio da scrivere, mi sento un po’ giù. Non ci crederete, ma quando ho chiuso il secondo file word per lasciarlo depositare prima della prossima revisione, mi sono sentita così triste che ho anche versato qualche lacrima. E nonostante abbia detto che voglio una pausa, che ho bisogno di dormire, che Kaori e Ryo la devono piantare di litigare nella mia testa e lui deve finirla di impedirmi di farmi i fatti suoi, io spero tanto che tornino presto a farmi visita. Perché mi sento già sola senza di loro.

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