Questione di scelte

La vita è tutta una questione di scelte.
Lo so cosa state pensando: «Ma torni su questi lidi per dire banalità?». E avete ragione.
Avete tutti presente Sliding Doors, no? Cero che sì. Anche chi non l’ha mai visto sa di cosa parlo: la protagonista vive esperienze di vita diverse, a seconda che prenda o meno la metropolitana.
Ieri pomeriggio, uscita dal lavoro, avevo sonno, ero stanca e abbastanza abbattuta per vari motivi, indecisa se andare a fare la spesa o tornare a casa e buttarmi sul letto e non alzarmi più. Il cielo era plumbeo e cadeva qualche occasionale goccia di pioggia, ma non minacciava nessun acquazzone; a casa avevo dei panni stesi che avevo lasciato senza un cellophane di protezione, perché secondo il meteo sarebbe stata una bella giornata.
Sono arrivata all’angolo di Piazza degli Artisti e mi sono fermata un attimo: che faccio? mi sono chiesta, torno a casa, ritiro quelle due maglie e vado a morire sul letto? La spesa potrei farla domani insieme ad altre commissioni, ma se poi piove e non esco più? Se non mi sento bene (avevo già un principio di mal di testa, che in effetti è esploso stamattina) e non mi va di uscire? Oppure faccio un piccolo sforzo e vado ora? Così, se domani non mi va, non esco; se piove, pazienza.
Alla fine sono andata al supermercato e non ha piovuto; stamattina, nonostante il mal di testa, sono uscita e ho fatto quel che dovevo. Cose banali, che non mi hanno certo cambiato la vita.
Ma se lo avessero fatto?
Se ieri fossi tornata a casa, forse, sulla via, avrei potuto incontrare una persona che sarebbe diventata una parte importante della mia vita; forse, avrei potuto beccare una moto che andava troppo in fretta e sarei finita dritta in ospedale; forse, se fossi andata stamattina al supermercato, avrei trovato quel prodotto che ieri non c’era; forse, avrei incrociato oggi quella persona che avrei potuto incontrare ieri, oppure quella moto.
Ogni tanto, quando sono indecisa su qualcosa, ci penso: cosa sarebbe accaduto se avessi preso l’altra decisione? Non parlo solo delle Grandi Scelte della Vita – la facoltà universitaria, l’iscrizione a un concorso, comprare una casa o una macchina – ma proprio delle scelte più banali che facciamo, quelle che prendiamo a volte senza neanche accorgercene: se oggi avessi preso la metro e non la funicolare per andare al lavoro? Se avessi girato a destra, invece che andare dritto? Se avessi fatto la lavatrice ieri? Se avessi prenotato il biglietto il mese scorso, avrei risparmiato? Se l’avessi preso più tardi, avrei trovato qualche offerta lampo? Per non parlare della scelta che odio di più: cosa mangio oggi?
È incredibile come la nostra vita sia costellata di scelte; come, se avessimo fatto una cosa diversa, forse la nostra vita sarebbe cambiata per sempre o forse no, e noi non lo sapremo mai.

Se avessi.

Quando iniziamo a porci queste domande, si entra in un pericoloso circolo vizioso da cui è difficile uscire: se avessi compiuto quella scelta, adesso le cose sarebbero diverse? Se non avessi fatto quell’altra cosa, oggi sarei un altro tipo di persona?
A volte, questi pensieri mi spaventano e mi assalgono mille dubbi di aver fatto le scelte sbagliate, che se avessi fatto qualcosa di diverso, oggi non sarei quella che sono; nel bene, sì, ma anche nel male. Altre volte, invece, mi ricordo che non posso farci niente e che posso imparare solo la lezione per il futuro: se fossi andata a chiedere informazioni su quelle scarpe un mese fa, forse adesso le avrei, e invece oggi in negozio non c’era il mio numero; la prossima volta, mi sono detta, le prenderò subito, ché non si sa mai. Altre volte ancora mi convinco che, se ho fatto quella scelta, un motivo c’è stato, quindi inutile pensarci su: in quel momento era la soluzione giusta per me. Altre volte ancora – quando sono in fase creativa – penso che potrei utilizzare gli sviluppi alternativi e scriverci qualche storia (per esempio: se fossi andata oggi al supermercato, magari avrei incontrato il Bianconiglio che mi avrebbe portato… ah, no, aspettate, questa storia esiste già! :P); però sono convinta che poi mi chiederei “E se fosse andata veramente così?” e quindi preferisco lasciar perdere.
Ci sono momenti in cui lascio andare un sospiro e commento “È destino. È andata così perché doveva andare così: se il destino avesse voluto un altro finale, avrebbe fatto andare le cose diversamente, oppure le farà andare comunque in quel modo”, ma è uno di quei pensieri consolatori che dopo neanche cinque minuti mi fanno rabbia, perché è dare la colpa a qualcun altro – che potrebbe esistere, ma anche no – delle proprie scelte. E io odio profondamente lo scarica barile.
La vita è questione di scelte. Consapevoli o meno, giuste o sbagliate, o forse prima giuste ma che poi si rivelano sbagliate e viceversa, perché collegate ad altre scelte fatte prima e dopo; scelte che non finiscono mai, perché in ogni secondo della nostra vita noi prendiamo decisioni.
Anche per scrivere questo post ho dovuto prendere una decisione.
Anche scegliere un termine piuttosto che un altro.
Anche decidere la punteggiatura da usare.
Tutto è una questione di scelte. Ma qual è la scelta giusta? io penso che alla fine non ci sia. Ora come ora, direi che è quella che ci fa sentire bene e in pace con noi stessi, che ci soddisfa e che, almeno in quel momento, non ci fa pentire di averla presa.
Tanto avremo tutto il tempo per farlo dopo. E lo faremo, statene certi. Anche per un attimo.
E anche quella sarà una scelta.

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