Concorso per 500 funzionari MIBACT: le preselettive A.K.A. Chi vuol essere milionario?

Nel 2016, dopo 8 anni dall’ultimo concorso, il MIBACT ha deciso che era ora di far finta di dimostrare che sta facendo qualcosa per la cultura assumendo 500 funzionari, attraverso 9 bandi per 9 figure professionali. No, non 500 persone PER FIGURA, ma 500 IN TUTTO, dividendo i posti in un modo che mi pare deciso più da una ubriacatura di gruppo che da un ragionamento serio e attento alle problematiche dei vari settori.
Dicevo, escono questi famigerati bandi ben dieci giorni DOPO la data in cui erano stati annunciati. Posto che già i requisiti richiesti sono più lunghi dei titoli di coda di un film («Vogliamo assumere l’eccellenza», afferma Franceschini) e hanno criteri deliranti e assurdi (i master annuali non valgono, i master biennali solo se di secondo livello); posto che i punti dati sono chiaramente una presa in giro (perché 500 tizi che hanno fatto un tirocinio per 50 ore al mese per 12 mesi devono avere 10 punti, mentre una persona che lavora in PA – i privati non valgono – hanno solo 2 punti per anno di lavoro, i dottorati valgono 20 punti (10 anni di lavoro per quelli detti su!) e gli altri tirocini NON valgono niente?), posto che è assolutamente folle e illegale eliminare a metà bando un’intera classe di concorso (e ovviamente sono partiti i ricorsi), arriviamo alle tanto famigerate prove preselettive. Saranno tutte uguali e verteranno su: inglese (e va bene), diritto pubblico e amministrativo (e ok), legislazione del patrimonio culturale (come minimo!) e patrimonio culturale italiano. Le domande saranno 80 in 45 minuti (poco più di mezzo minuto a domanda, praticamente, contro le 100 domande in 90 minuti che avevano detto all’inizio; tra l’altro la risposta andrà inserita in un foglio a parte, cosa che fa perdere ancora più tempo) tratte da una banca dati già messa a disposizione dal Ripam, SENZA SOLUZIONI che verranno pubblicate il 19 luglio).
Le famigerate domande sul patrimonio culturale sono 1400, così suddivise:
– NESSUNA domanda per i profilo di promozione e comunicazione (a meno che non si intenda, per loro, il capire come NON si scrivono le domande, visto che o le risposte sono copiate integralmente da Wikipedia o le domande sono insensate o formulate male);
– NESSUNA DOMANDA per quelli che si occupano di beni demoantroplogici (non ho capito, visto che sono solo 5 posti dobbiamo ignorarli?);
– 2 domande di archivista (che poi, neanche sull’archivistica vera e propria, ma su alcuni archivi);
– un paio sulla storia delle biblioteche (neanche biblioteconomia);
– nessuna domanda di antropologia (almeno, non mi pare)
– pochissime di archeologia e di architettura (non so quanta storia dell’arte studino i secondi, ma non credo così tanta);
– nessuna sul restauro (intendo dal punto di vista meramente pratico e scientifico, non di storia dell’arte)
– 99% di domande su storia dell’arte moderna, a Roma, su opere per lo più mai sentite, visto che i quesiti sono stati presi dalla banca dati per il concorso di GUIDA TURISTICA A ROMA.
Quindi il patrimonio culturale, secondo il MIBACT sono i musei (ma solo alcuni), a cui però sono stati riservati solo 40 posti.
Quindi, chiunque passerà queste selezioni non lo farà perché dimostra di avere conoscenze e competenze nei beni culturali (non dico nel proprio settore, ché qua è chiedere troppo), ma solo chi avrà la fortuna (e sono gentile) di trovare domande che conosce e/o che è riuscito ad imparare a memoria.
Questa è la professionalità che vuole il Ministero.
A ‘sto punto mi preparo per andare all’Eredità, almeno vinco qualcosa.

Andria – Corato, 12 luglio 2016

Stanotte non sono riuscita a dormire. Un po’ per il caldo, certo, ma soprattutto perché non sono riuscita a lasciar fuori dalla mia testa tutto quello che è successo ieri.

La prima volta che misi piede, da sola, su un treno della Ferrotranviaria era nel 2003. Avevo da poco finito la scuola superiore ed andai a Bari per consegnare la domanda di iscrizione all’università – allora non c’era il portale ESSE3 e si usavano ancora i vecchi metodi.
Allora da Bitonto a Bari c’era un unico binario, i treni erano brutti grigi e piccoli – degli anni Settanta, praticamente – e alcuni vagoni, una volta giunti alla stazione designata venivano staccati per indicare che erano riservati a quel paese; se perdevi il treno, dovevi aspettare un’ora che arrivasse l’altro e, alle sette di mattina, eri fortunato se aspettavi solo dieci minuti che arrivasse la coincidenza, schiacciato e pressato come una sardina, su vagoni che avevano così tanti spifferi, che almeno potevi respirare; i binari della stazione centrale, poi, erano due; non c’era un bar, né macchinette automatiche per i biglietti (quindi immaginate se dovevi prendere il treno dalle una delle stazioni intermedie di Bari – tranne Quintino Sella, che aveva l’omino addetto); sito web neanche a parlarne e i bagni erano semplicemente disgustosi.
Sono passati tredici anni da allora, e, da quel giorno, la mia linea ferroviaria non si riconosce più: abbiamo una linea metropolitana che collega l’Ospedale San Paolo a Bari centro in dieci minuti (evitando ai pendolari di spendere un’ora della loro vita nei pullman cittadini), una tratta Bitonto – Bari che passa da Palese e Macchie e un’altra con tre nuove fermate, di cui una all’aeroporto – e non avete idea di quanta gente la utilizza – treni nuovissimi e pulitissimi, con tanto di radio (indimenticabile il giorno in cui, salita sul treno per andare al lavoro, mi resi conto che, oltre alla musica che sentivo con gli auricolari, nell’aria ne riecheggiava anche un’altra. «La Bari nord ha la radio?», mi ritrovai a commentare stupefatta) e la vocina che ti avvisa, in italiano e in – diciamo – inglese che le porte devi aprirle spingendo l’apposito pulsante verde; due bar, presso la stazione centrale di Bari, tre binari che diventano sei, stazioni rimodernate, e tanti progetti, tra cui una linea che arrivi nel Salento. E tante, tante nuove assunzioni.
Certo, ci sono ancora i binari unici, in alcuni punti. Ma si sta lavorando anche su quello. con ritardi e problemi, ma sul sito della Bari Nord stessa è tutto nero su bianco.
I pullman, certo, hanno meno attenzioni, ma c’è un servizio minimo che permette di raggiungere tutti i punti nevralgici del capoluogo e spesso l’ho preso anche per raggiungere alcune zone dell’entroterra.
Ho parlato con tanta, tanta gente che ha preso la nostra linea per andare in aeroporto e tutti – tutti! – si sono mostrati entusiasti e felici del nostro servizio: «E poi sono stati tutti così gentili!» mi ha detto, proprio un paio di settimane fa, una signora toscana.
Questo è il sud che chi non vive qui ama solo denigrare. Come dite? Che nessuno vi ha detto tutto questo? E certo. Perché i sedicenti giornalisti si sono più divertiti a cercare forme sempre più melodrammatiche per descrivere il Sud invece di informarsi ALMENO che non c’è una tratta Ruvo – Andria, ma che è la Bari – Barletta, anche solo aprendo il sito web della Ferrotranviaria. Ma si vede che è troppo complicato.

Per noi della linea Bari – Barletta (e in particolare per noi bitontini), la Ferrotranviaria non è un treno. È casa. Da qui, ci vogliano neanche venti minuti per raggiungere Bari. Gli amici degli altri paesi mi prendono in giro ogni volta che, alla domanda «A che ora hai il treno?», io rispondo: «Quando voglio.». Perché è vero: tre treni nel giro di venti minuti è avere un treno quando voglio. Una piccola metropolitana, praticamente. «Vado a Bari» per noi è come dire «Vado a comprare il pane.» o «Esco a fare un giro, torno subito.». È una cosa normale, istintiva, che fai in neanche dieci minuti. Da quando ho frequentato l’università, quasi tutte le mie esperienze più importanti si sono svolte a Bari: il servizio civile, il volontariato in archivio, persino le uscite con le amiche; anche se cerco un posto di lavoro o un corso, istintivamente cerco qualcosa con sede a Bari.
Perché Bari è casa, certo, è il capoluogo, ma anche perché arrivarci è facilissimo ed è semplice. Leggo su Facebook di gente che bestemmia e tira insulti contro la propria linea ferroviaria. Io no. Certo, non posso dire che i ritardi non capitino mai: ogni tanto spunta sempre qualcuno che desidera suicidarsi sui binari, oppure idioti che vanno in giro a rubare i fili di rame; una volta rimanemmo fermi su un ponte per un’ora, al buio, per non mi ricordo quale problema elettrico (ovviamente in pieno inverno): venne un altro treno a portarsi ad una stazione più vicina e a portarci a casa. Per non parlare di quando ci fanno scendere da un treno e salire su un altro, anche se non capiamo il motivo.
Ma sono avventure che capitano. Questo non impedisce a nessuno di prenderlo ancora, quel treno. Ogni giorno, più volte al giorno. Perché fa parte della nostra vita. Perché quando sei su quel treno ti rilassi, leggi, ti addormenti, ti metti ad ascoltare le chiacchiere della gente, oppure studi. Sei a casa. «Sono sul treno» per noi non è solo la constatazione di trovarsi in un luogo; è la sicurezza di essere ormai arrivato a casa, che tutto è andato bene.
Sì, mi rendo conto che sto abusando dell’espressione a casa, ma, credetemi, non sono impazzita e il mio linguaggio non si è improvvisamente impoverito; è che, semplicemente, sono le uniche due parole che posso usare per descrivere come ci si sente lì, su quei treni.
E io amo quei treni. Non a caso ci ho ambientato anche qualche scena di qualche racconto e gliene ho dedicato uno. Li amo perché sono belli, puntuali e puliti. Li amo perché il personale è sempre gentile. Li amo perché sono, appunto, casa.
La notizia di ieri mi ha sconvolta come poche cose al mondo.
Perché era come se fossi lì, anche io su quel treno, anche se è una tratta che frequento poco. Perché su quei due treni ci sono salita anche io, tante e tante volte. Perché sono io, quel pendolare che torna da un esame o va a Bari per fare acquisti, lavorare, studiare. Sono io quel viaggiatore che scende all’aeroporto. Sono io quel controllore che si ferma ad obliterare il tuo biglietto o che passa avanti senza domandarti nulla, perché sa che hai l’abbonamento e ti ha riconosciuto, o che una volta che ero l’unica donna in carrozza e vide salire dei tipi non proprio raccomandabili, venne a sedersi proprio di fronte a me, o quello che mi dice «Signorina, nella carrozza successiva c’è un posto libero» quando mi vede là, in piedi. Sono io quel capotreno che aspetta anche l’ultimo ritardatario che corre a perdifiato cercando di prendere al volo il treno (quante volte è capitato anche a me?). Sono io quel macchinista che aspetta che la persona che sta facendo il biglietto possa salire, anche se potrebbe fregarsene altamente e ripartire. Sono io quegli amici, parenti, sconosciuti che prendono quel treno ogni giorno, ad ogni ora.
Non riesco ancora a credere che tre di quelle persone che ho sempre conosciuto, anche senza conoscerle veramente, non le vedrò più. Che non ci sono più. Forse, quel controllore così gentile è proprio una delle vittime. Forse, una di quelle ragazze era seduta di fronte a me, in qualche viaggio. Forse uno di quei signori mi ha galantemente ceduto il posto, un giorno che il treno era pieno. Forse, qualcuno di loro mi ha chiesto persino un’informazione – o gliel’ho chiesta io. Perché, sul treno, si è tutti un po’ amici, anche se non ci si conosce e non ci si rivedrà mai più.
Chi non è pendolare – chi non è pendolare su quella tratta – non può capire.

Leggo su Facebook le varie notizie che circolano, le cattiverie gratuite alla mia terra e alla mia ferrotranviaria, la gente che gioisce per i morti terroni (e che siano veri post o bufale vi auguro il peggio del peggio. Dal profondo del cuore) e non so se essere più scioccata per il dolore o per la rabbia che provo verso queste persone. Perché gli esseri umani fanno così schifo?, mi chiedo. Perché non si estinguono adesso, in questo momento?
Ma poi vedo gli ospedali pieni di gente a donare il sangue, tanto che gli stessi devono fermarli e dire di tornare nei giorni successivi, perché sono pieni, e allora mi dico che, in fondo, c’è ancora speranza per l’umanità.
Intanto, però, il dolore per chi non ce l’ha fatta e per tutto quello che si sente e si sentirà ingiustamente dire resta, come un macigno.
Voi potrete dimenticare. Noi no.

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Fanfiction play

Rubato a Tyrande (su Facebook). Non taggo nessuno: come sempre, chi vuole, lo faccia!

 

1) Nickname: Naco (da sempre, al massimo ci aggiungo un -chan)

2) Sito su cui hai postato la tua prima fanfic: EFP, quando ancora era un sito statico ed Erika postava a mano le storie. Mado’ che nostalgia! <3

2a) Nick dell’epoca?: Naco chan.

3) Cita il fandom, titolo, genere di una fanfiction che non dimenticherai mai: Eh, di fanfiction che non dimenticherò mai ce ne sono davvero troppe. Cito Saiyukiful, una parodia roundrobin su Saiyuki, perché è grazie a questo fandom che ho conosciuto le mie prime conoscenze on line – persone a cui sono ancora legata da una salda amicizia.

4) un fandom di cui non hai mai scritto, ma ti piacerebbe: Toshokan Sensou. Il fandom in italiano non esiste ancora ed è arrivato il momento che qualcuno ci pensi, e i fandom che nessuno fila sono la mia specialità. U_U (chissà quando, però. .__.)

5) a che età hai letto la tua prima rating rosso?: avevo 17 anni ed era su Dragon Ball, una Bulma e Vegeta, per la precisione. Mi pare sull’IM-FA (paleozoico, per i fanwriter di oggi. XD)

5a) ed è stata illuminante?: No, diciamo che a 17 anni avevo già letto dei romanzi con scene esplicite, quindi, come dire, non è che proprio pensassi ancora che i bambini si trovino sotto i cavoli o li porti la cicogna, eh. XDD  Più interessante fu il mio incontro con una storia rossa yaoi. Non è che ne rimasi sconvolta o che, ma fu il mio primo incontro con una scena omoerotica e la trovai… diversa. XD

6) personaggio che ammiri, ma di cui non hai mai scritto per paura di sminuirlo: Sherlock. Mi piacerebbe davvero TANTO scrivere su di lui, ma mi fa troppa paura.

7) personaggio di cui vorresti descrivere la morte: quella stronza di Georgie. La farei crepare vecchia, povera e sola. -> ecco, diciamo che, quando ho letto la domanda, non sapevo cosa rispondere, ma condivido questa risposta lettera per lettera, quindi la lascio volentieri (a lei, io aggiungerei tutte le eroine degli shoujo classici, tra cui Candy. Vi detesto TUTTE).

8) hai mai ucciso un personaggio?: Certo, Goku (di Saiyuki). Fu la prima cosa che Stefania mi fece notare appena Simona me la presentò. «Ah, tu sei quella stronza che ha ucciso Goku!» Grazie, Ste, ti voglio bene anche io! <3

8a) e com’è stato?: Goku si è divertito, in fondo, mentre Sanzo mi odia ancora per questo. (Sanzo: io non ti sopporto a prescindere. Io: Non avevo dubbi. -_-“).

9) ti sei mai ricreduta scrivendo di un personaggio che odiavi?: Nel senso che, scrivendoci su, ho imparato ad apprezzarlo? No, mai, anche perché raramente scrivo di personaggi che odio.

10) hai mai creato un OC?: Se intendi nelle fanficion, yes, e NO, non sono state delle Mary Sue o Gary Stu, parola dei lettori.

10a) se la risposta è sì, nome e cognome: Milena, Alessio e Luana. No, non avevano cognomi e certamente ora non perderò tempo ad inventarli.

11) quale avvertimento eviti in genere?: Death. Cioè, se un personaggio deve morire, preferisco saperlo mentre leggo, non me lo devi dire prima. E non-con. Di storie non consensuali è già piena la cronaca, grazie tante. E poi il rischio di trovare il tema trattato in maniera poco rispettosa e seria è troppo alto, e io leggo per rilassarmi, non per farmi venire l’ulcera.

12) su quale avvertimento sei curiosa di scrivere?: Boh, non saprei.

13) ironia, sarcasmo, commedia o demenzialità?: Ironia, sarcasmo e commedia. Possibilmente, insieme.

14) pensa al tuo scenario AU preferito. Ora pensa all’esatto opposto, quello che salti a piè pari: Allora, a me gli AU piacciono un sacco, perché mi diverte tantissimo vedere i miei personaggi preferiti in un altro contesto. A patto che siano IC – altrimenti crea un’originale, no? Mi va bene qualsiasi scenario, in realtà, basta che sia logico, ben scritto e, ripeto, con personaggi IC. Quindi l’esatto opposto, quello che salto a piè pari, è quello in cui, già dall’introduzione, capisco che sarà una originale camuffata da fanficion.

15) scegli una canzone da cantare in mezzo alla strada con un personaggio: Io penso che, se iniziassi a cantare le canzoni italiane e giapponesi degli anime o quelle dei film Disney con Nodame, lei mi seguirebbe a ruota senza batter ciglio. XDD

16) hai mai pensato/scritto di un amico rendendolo un OC?: OC in una fanfiction no; in una originale, sì. Chi? Ovviamente non ve lo dico. U_U

16b) Se no… prova!: Uhm, nella famigerata fic su Toshokan Sensou che vorrei scrivere un giorno, potrei mettere un personaggio che GUARDA CASO abbia i capelli ricci e gli occhiali come me, e che lavori PER PURO CASO in biblioteca con Shibasaki (e magari l’aiuti a darsi una mossa con quel poveretto di Teztuka).

17) qual’è l’errore in questa domanda?: qual è. L’avete trovato tutti, VERO?

18) dedica a tutti un consiglio grammaticale gratuito: il correttore di word fa schifo, e su questo siamo tutti d’accordo, ma salva da un sacco di erroracci molto imbarazzanti.

19) è nato prima il personaggio o la trama?: In teoria, la trama, ma in realtà la trama ruota attorno ai personaggi che alla fine decidono tutto loro e se ne fregano del proprio autore, quindi diciamo contemporaneamente. XD

20) hai un luogo dove sono le idee che rincorrono te e non viceversa?: Nel mio letto, mentre dormo.

21) Blocco dello scrittore: Ancora in corso. Cambiamo argomento, per favore.

21a) Quanto è durato?: dura da *conta* più o meno cinque anni, forse anche qualcosa in più.

21b) Rimedi? Consigli?: Nessuno, più ci pensi, più tenti e meno ci riesci. Lo so per esperienza personale, visto che mi è successo anche altre volte. L’unico consiglio che riesco a darmi è di pazientare, prima o poi le idee arriveranno. Nel frattempo, se proprio non si vuole abbandonare la scrittura, dedicarsi ad altro, come recensioni, articoli, un diario, anche solo per tenersi in allenamento.

22) Prosa o poesia?: Prosa

23) favola o fiaba?: Favola

24) fonte/i d’ispirazione?: Tutto.

25) cibo ideale mentre si scrive?: Non mangio mentre scrivo.

26a) oggi aprirai l’armadio e sceglierai un vestito da donna per il tuo personaggio maschile preferito. Scrivi la sua (sintetica) reazione: Se Ryo Saeba vedesse il contenuto del mio armadio, mi guarderebbe con un’espressione schifata, commentando che in confronto a me persino Kaori è una lady, e mi trascinerebbe a comprarmi qualcosa di decente, incurante della martellata che nel frattempo gli sarebbe arrivata. Oddio, m’immagino PERFETTAMENTE la scena. XD

26b) oggi aprirai l’armadio e sceglierai un vestito da uomo per il tuo personaggio femminile preferito. Uhm, credo che Nodame adorerebbe il pigiamone che uso come tuta per la casa.

27a) Unpopolar opinion sulla caratterizzazione femminile: (nel fandom) No, please, io le opinioni del fandom le ho sempre evitate come la peste.

27b) unpopolar opinion sulla caratterizzazione maschile: (nel fandom) com’è che persino il più stronzo genocida diventa un tenero cucciolone che nessuno ha mai realmente compreso? -> questa la quoto, visto che questo non avviene solo nel fandom.

28) questioni di coppia (sì o no): adoro le questioni di coppia! *_* (Basta che non riguardino me U_U)

28a) amore a senso unico?: sì, anche se poi mi dispiace per il poveretto. ç_ç

28b) terzo incomodo?: Dipende da quanto è invadente il terzo incomodo. Cioè, a me piacciono quelle storie in cui Tizio CREDE di avere un rivale e finalmente si decide a capire che ama Caio, ma mi stanno veramente sulle scatole quelle storie in cui Sempronio finisce per avere DAVVERO la storia con Caio, ma  poi verrà lasciato perché Caio capirà di aver amato sempre Tizio. A parte che è un luogo comune da shoujo davvero noioso perché abusato, ma solo a me pare una cosa cattivissima? Tizio soffre (o magari si trova un quarto, che verrà lasciato come il Sempronio di cui sopra), Sempronio soffrirà poi (e non crederò mai al fatto che lui lasci andare Caio così facilmente perché “tanto lo sapevo che hai sempre amato Tizio!”); Caio, invece, zitto zitto, si è pure divertito (perché Sempronio un po’ gli piace, altrimenti non si metteva insieme, no?).
Sì, sto sproloquiando.

28c) threesome?: No, non mi piacciono.

28d) sessualità varia ed eventuale?: Non mi dà alcun problema.

28e) amore epico?: no per piacere. -_-

28f) platonico?: Sì, va bene, ma dopo un po’ gradire qualcosa di più utile ai fini della trama? Andiamo un po’ sul pratico, oh, altrimenti qua altro che Tsukimori e Hino (che, per inciso, nel manga, manco uno schifosissimo bacio si scambiano -.-)

28g) finché morte non li separi?: Di solito, se inserisco dei decessi, questi avvengono PRIMA di iniziare la storia, quindi il problema non si pone.

29) qual è il tuo tallone d’Achille nella scrittura?: La puntigliosità. Pubblico solo quando sono sicura. Peccato che poi, dopo aver pubblicato, rileggo, trovo un errore (o una frase che poteva essere resa in altro modo) e mi maledico da sola.

29a) ti dicono mai il contrario?: No, al massimo che sono una rompiscatole e che “Va bene così, basta, adesso PUBBLICA!”.

30) pensi che i tuoi lettori/commentatori occasionali siano sinceri?: Lo spero, ma di solito chi non è sincero non perde tempo a commentare.

31) pensi che uno scrittore potrebbe non sopportare il tuo parere negativo?: Oh certo. E chi se ne frega? Io lo lascio comunque (in modo educato, ovviamente)

32) shot di opinioni (in una parola): scordatelo.

32a) trama ideale?: Quella in cui i personaggi ne passano di tutti i colori (e con tutti, intendo TUTTI!), crescono, maturano e si fortificano, e alla fine hanno il loro lieto fine.

32b) personaggio ideale?: Quello che devi inseguire per fargli fare quello che vuoi, ma poi agisce meglio di quanto avresti fatto tu. Sì, Enrico, sto parlando di te. <3

32c) stile ideale?: Commedia, ironica e sarcastica.

32d) difetto adorabile in un personaggio?: La troppa innocenza.

32e) virgola ideale?: Quella dopo (o prima, a seconda dei casi) del complemento di vocazione.

32f) cattivo ideale?: Quello che fa tutto da solo, senza aver bisogno di delegare.

32g) climax ideale?: Quello in cui, alla fine del capitolo, spunta un cliffhanger colossale, che ti lascia là inchiodato ad urlare un “NOOOOOOOOOOOOOOOOOO!” che sente tutto il vicinato e ti fa odiare l’autore come poche cose al mondo. Lo so, sono piuttosto masochista.

32h) personaggio secondario ideale?: l’amico che sa, sempre. -> quoto

32i) Inizio ideale?: La battuta di un personaggio, magari che ti butta già nel cuore dell’azione.

33) pensi che tutto abbia una fine?: Deve e, se non ce l’ha, la creo io.

34) saluta con una citazione colta sulla scrittura: “È una sensazione strana. Prima c’è qualcosa che non esiste, o che forse esiste già da qualche parte al buio e vuole solo essere trovata e portata alla luce. Io non so quello che provano gli altri. Per me è una cosa che arriva senza preavviso, che arriva da dentro, e che se non la conosco ancora, so già che dopo non ne potrò fare a meno. Ci sono cose che uno crede di gestire e invece arrivano a dominarti completamente […] Scrivere una canzone è come innamorarsi.
“Niente di vero tranne gli occhi”, Giorgio Faletti”

Tirando le somme: 2015 edition!

Sì, lo so. Sembra quasi che mi ricordi dell’esistenza di questo blog solo alla fine dell’anno, quando si tratta di tirare le somme sull’anno appena trascorso.
Lo ammetto, è vero. Il fatto è che mi ripropongo sempre di scrivere qualcos’altro, ma poi, per un motivo o un altro, non lo faccio mai. La fine dell’anno è un periodo perfetto per farlo: ci sono le vacanze – quindi un po’ più di tempo libero – e, con tutta la gente che si diverte a tirare le somme, alla fine non puoi dimenticartene.

Com’è stato quest’anno? Complicato. E siccome sarebbe un po’ lungo da raccontare, torno al solito, caro, vecchio gioco di fine anno (con qualche aggiunta finale se non sono soddisfatta delle risposte. XD)

 

Cos’hai fatto nel 2015 che non avevi mai fatto? Ho lavorato in una biblioteca privata; ho visto l’Expo e Milano; ho assistito a un concerto di Max Pezzali; ho frequentato un corso d’inglese (pagato); ho comprato un “manga italiano”; ho creato un’APP – niente di vagamente decente, quindi già eliminata e spero al più presto rimossa dalla mia memoria. XD

Hai mantenuto i buoni propositi fatti l’anno scorso, e ne hai nuovi per il 2015? L’anno scorso scrivevo: “la benedetta certificazione, trovare un lavoro “vero” e quello probabilmente più fattibile: dopo aver letto più di 52 libri in un anno, adesso voglio dedicarmi ai “mattoni” (in termini di peso, non (solo) di contenuto).” Bene, non ho ancora una certificazione in inglese, ma mi sono iscritta ad un corso per prenderla, sto lavorando, anche se a progetto, e ho letto la trilogia dei Moschettieri e il Conte di Montecristo di Dumas. Quindi, sì, direi che ho fatto i compiti. XD

C’è stata qualche nascita tra le persone a te vicine? Oh sì! Peccato che una di queste viva a Latina e l’abbiamo visto solo in foto, per ora.

C’è stata qualche “dipartita” tra le persone a te vicine? Sì.

Quali nazioni hai visitato? Valgono anche quelle viste durante l’Expo? XD

Cosa vorresti avere nel 2016 che ti è mancato nel 2015? La fiducia negli altri: più passano gli anni, più la gente mi dimostra che faccio bene a non fidarmi.

Quale data del 2015 rimarrà nella tua memoria? Forse il 13 ottobre, primo giorno di lavoro a Fasano. O il concerto delle Stelle di Hokuto a Bitonto: era da un sacco che non mi divertivo così! *_*

Qual è stato il tuo più grande risultato di quest’anno? Il lavoro a Fasano e il fatto di essermi finalmente iscritta al corso d’inglese (anche se, forse, senza Paola avrei rimandato ancora).

Qual è stato il tuo più grande fallimento? Non aver finito Guerra e pace: l’ho iniziato nel periodo sbagliato, ma spero di poter recuperare l’anno prossimo.

Hai avuto malattie o incidenti? No, giusto qualche forte raffreddore.

Qual è stato il tuo miglior acquisto? Il corso d’inglese e il biglietto per Milano.

Quale avvenimento ha meritato d’essere celebrato? Il lavoro, l’aggiornamento dell’ECDL e la qualifica presa al corso di formazione. Peccato che non ho ancora festeggiato per nessuno dei due, non come si deve. XD

Quale avvenimento ti ha depresso? La mancanza di un lavoro, all’inizio. In realtà dovrei essere ancora preoccupata, perché a Fasano non durerà per sempre, ma voglio essere fiduciosa nel futuro.

Che fine ha fatto il tuo denaro? In manga (sempre meno, lo ammetto), libri, uscite con gli amici, ma, soprattutto, in benzina da dividere con Benny per andare a Fasano. XD

Cosa ti ha davvero emozionato? Tanti complimenti e parole belle ricevute da persone diverse, gente che crede in me e nelle mie capacità più di quanto ci creda io.

Quale canzone o album ti ricorderà il 2015? Le canzoni dei V6, che ho riscoperto proprio quest’anno, e in particolare quelle cantate da Okada.

Rispetto all’anno scorso, sei: più o meno felice? più o meno grassa? più o meno ricca? Più ricca, grazie al lavoro a Fasano, alla bimba che continuo a seguire al doposcuola e alle ripetizioni di francese e inglese che do a un’altra ragazzina e ai soldi del corso di formazione; più felice, anche se più nervosa; più grassa, perché faccio una vita molto sedentaria.

Cosa avresti voluto fare di più? Scrivere. Leggere (sì, lo so che leggo già abbastanza, ma in questo ultimo periodo ho letto davvero poco e mi manca davvero)

Cosa avresti voluto fare di meno? Incazzarmi.

Come hai trascorso il Natale? A casa: è venuta a pranzo la famiglia di Marica. A Santo Stefano, invece, io e mia sorella siamo state ad Alberobello a vedere il presepe vivente.

Con chi passi più tempo al telefono? Simona.

Ti sei innamorata nel 2015? Sì, se valgono anche i personaggi letterari. Dite di no? Allora no. U_U

Quante avventure di una notte nell’ultimo anno? Tutte quelle dei personaggi che incontro nei libri che, fino a qualche mese fa, leggevo fino alle due di notte.

Qual è stato il tuo programma tv preferito? Uhm, di serie TV quest’anno ne ho viste davvero molte, ma una menzione speciale la meritano sicuramente PoldarkSilicon Valley; per quanto riguarda gli anime, invece, sto adorando Kindaichi shounen no jikenbo.

Odi qualcuno che l’anno scorso non odiavi? Beh, odiare è una parola grossa; diciamo che non ho molta stima per queste persone.

Qual è stato il più bel libro che hai letto? La saga dei Tre Moschettieri e in particolare la fine de Il visconte di Bragelonne: devpo ancora riprendermi dalle ultime 300 pagine di questo romanzo.

Qual è stata la tua migliore scoperta musicale?  Questa canzone.
Ve l’avevo detto che ultimamente sono in fissa con i V6! XDD

Cosa hai voluto ed ottenuto? Il corso d’inglese, l’aggiornamento dell’ECDL, un lavoro – anche se temporaneo.

Cosa hai voluto e non ottenuto? La certificazione d’inglese.

Quali sono stati i film migliori dell’anno? Departure. CAPOLAVORO.

Cosa hai fatto il giorno del tuo compleanno, e quanti anni hai? 31. Oddio, non mi ci fate pensare. XD La mattina, feci un esame per prendere la certificazione Titanium, per il corso di formazione che ho seguito; il pomeriggio, feci lezione come al solito a Francesca; poi, sul tardi, andai con Paola a Just British per chiedere informazioni per il corso di inglese.

Quale cosa avrebbe reso migliore l’anno? Meno idioti nella mia vita.

Come descriveresti il tuo concetto personale di moda per il 2015? Non ho mai seguito la moda, perché dovrei iniziare proprio adesso? Comunque, i risvoltini, effettivamente, sono veramente brutti. XD

Cosa ti ha mantenuto in salute? Sono una persona all’antica, io: non prendere freddo, metti la sciarpa ed evita le correnti d’aria. Poi,  Vivinci e ActiveGRIP se proprio sei stato fregato. XD

Quale personalità ti ha affascinato? La mia docente di inglese. Mado’, mi piace un sacco! <3

Quale tema politico ti ha appassionato maggiormente? L’avanzata dell’ISIS. Non è un tema politico, è molto peggio, ma è qualcosa che non si può far finta di non vedere. Non dopo Parigi.

Cosa/chi ti è mancato? Un fucile, per far fuori certi coglioni. Sì, ok, scherzo. Ma anche no. -> questa la riciclo volentieri. XD

Qual è stata la persona migliore che hai conosciuto? Paola, la mia collega durante lo stage per il corso e poi amica.

Raccontaci una lezione di vita importante avuta dal 2015: “Never give up”.

Una strofa di canzone che riassuma l’anno trascorso: prima o poi riuscirò a trovarla. Neanche quest’anno è uno di quelli, però! XD

Buoni propositi per l’anno nuovo. Non credo in queste cose, ma ogni volta ci ricasco, perché è come se sfidassi me stessa: ripropongo la certificazione d’inglese, perché non ce l’ho ancora, un lavoro più stabile, leggere più manga e Guerra e pace e riprendere il giapponese. Quest’anno mi sono resa conto che mi manca terribilmente e mi piacerebbe davvero proseguire gli studi di questa bellissima lingua (mi piacerebbe dire che vorrei andare proprio in Giappone, ma, ehi, restiamo con i piedi per terra: qua si parla di buoni propositi non di desideri folli! XD).

Accadde oggi

Ultimamente non dormo molto. Fa caldo, e quindi ho preso la pessima abitudine di mettermi a leggere, prima di addormentarmi, finendo per fare le due-tre senza rendermene conto. E, quando mi accorgo di aver superato la mezzanotte, la prima cosa che faccio è andare su Facebook e cliccare su Accadde oggi.

Accadde oggi è una funzione che adoro. Parecchio.
Sono sempre stata un’amante del passato, e non solo dal punto di vista storico. Mi piace, per esempio, tornare indietro a rileggere i vecchi post di questo blog per vedere quanto sono cambiata nel corso degli anni – poco, per certi veri; molto per altri.
Quindi, dicevo, Accadde oggi è la funzione dei miei sogni. Mi piace vedere, in questi anni di vita sui social network quanto sia cambiata, quante mini-avventure quotidiane abbia condiviso con il mondo; in questo modo, mi riaffiorano un sacco di ricordi che magari avevo completamente rimosso. Belli e brutti. E le sensazioni che avevo provato scrivendo, all’epoca, ritornano violente, come se quel qualcosa stesse accadendo proprio oggi.
Ma è… diverso. La mia mente, il mio cuore ricordano e rivivono, sì; ma la mia razionalità vede tutto in modo diverso. Un po’ come quando rivedi un vecchio film che avevi amato, ricordi il perché e le sensazioni che avevi provato all’epoca, ma, mentre rivivi quel ricordo, senti che comunque non appartiene più al presente. Ormai, è passato. Nel bene e nel male.

A me piace questa sensazione. Di rivivere il passato in modo analitico e oggettivo, intendo. Perché significa che quel qualcosa che a quel tempo ti ha dato quelle sensazione, è parte di te, sì, ma non condiziona il tuo presente.  Per quanto puoi avere nostalgia di quel giorno di tanti anni fa, quando sorridevi nell’obiettivo con i tuoi amici, ti rendi conto che è un prezioso ricordo che custodirai per sempre, ma non provi quella dolorosa consapevolezza che, se la magia esistesse, torneresti indietro nel tempo per rivivere quei giorni. A qualunque prezzo.

Anche per il dolore, in fondo, è così. Ritornare indietro nel tempo, rileggere quei post che fino a qualche mese fa ti facevano male, per poi scoprire, un giorno, che, senza che tu te ne sia mai accorta, quella voglia di cancellare con un colpo di spugna quei mesi, non c’è più. Ti resta il ricordo di una sofferenza forte, che ti porterai dentro e che ti insegnerà a cercare di non commettere mai più gli stessi errori, ma non va oltre. E ti sorprendi a guardare attentamente  e lucidamente a quei giorni, per analizzarli e cercare di capire quando le cose hanno iniziato ad andare male. E, soprattutto, perché.

La notte, secondo me, aiuta a rendersi conto di queste cose (e queste cose sospetto aiutino a non prendere sonno. Ma tant’è). Aiuta ad analizzare più a fondo le situazioni, quasi che il buio ci permetta più facilmente di scavare in quello che, alla luce del sole, non vogliamo guardare. Tanto, non può vederci nessuno.

E così, rivedendo quei post che, ogni singolo giorno, mi appaiono facendo riaffiorare ricordi e sensazioni di tutto quel che è accaduto ormai anni fa, una semplice consapevolezza si fa largo in me.
No, quel che è accaduto non è stata colpa mia.
O meglio: se qualche colpa l’ho avuta, è stata voler troppo bene. Ho voluto troppo bene a persone che non lo meritavano. E che non lo meritassero me lo dicevano in tanti e anche io, adesso, lucidamente, mi rendo conto che avevano ragione. Che non vedevo un sacco di cose.
Il troppo affetto può essere una colpa? Certo, quando non ti accorgi che non è corrisposto. E no, non sto parlando di amore. Anche se, in fondo, poi, è un po’ la stessa cosa.
Ma se voler bene a una persona è una colpa, è anche la miglior arma di  difesa. Io ho fatto di tutto, per mantenere questo rapporto. Ho litigato con persone che mi dicevano di lasciar perdere, ho lasciato correre cose un sacco di cose che, adesso, non farei più passare sotto silenzio; ho perdonato, perché errare humanum est.
Quando tutto è finito, mi sono chiesta il perché. Perché a me? Non era giusto, avevo dato così tanto. Troppo. E ho odiato. Tanto. Perché non si può perdonare una persona a cui dai tanto e ti ripaga in questo modo. La rabbia che provi, forse più verso te stesso, perché ci sei cascato, che non verso l’altro, è un macigno che ti porti dentro, che non ti lascia libero. Diventi schiavo di quella rabbia, di quell’odio e di quella domanda: Perché?
E così, passano gli anni. Ci pensi sempre meno, alla fine, perché vivi la tua vita. Ogni tanto il pensiero ritorna e la rabbia pure, troppo irrazionale, ancora, per poter dire che l’hai superata.
Poi ti trovi davanti quella funzione. Quella che ti dice che hai fatto quel giorno, anni fa, e ti fa rivedere tutto quello che tu avevi faticosamente ricacciato indietro.
All’inizio cominci a saltare quei post e quei link, perché fa male leggerli; poi, però, per caso ti cade l’occhio. E cominci a ricordare. A ritornare indietro nel tempo. Ed è allora che, più lucidamente, cambi prospettiva.
Forse, non sei tu che hai sbagliato; forse è quella persona che è nel torto. Non sei tu che ha sbagliato nel voler bene; è quella persona che getta nelle ortiche l’affetto che le dai – e puoi provare a giustificare il suo comportamento in tanti modi, appellarti a mille studi psichiatrici, ma alla fine il succo non cambia: non eri tu a non voler dare affetto; era quella persona a non volerlo.

La colpa non è tua.

E lo vedi: da quello che scrivevi e NON rispondeva, da quello che facevi e non veniva apprezzato, da quello che è successo quando hai deciso di non dare più – perché buoni sì, fessi no. Tutto messo nero più bianco, da un sito freddo che però ha una memoria migliore della tua.

La colpa non è tua.

È quella persona che ha perso il tuo affetto, e non lo avrà mai più, questo è certo. Ha perso i bei momenti in cui ci si divertiva tutti insieme, in cui ti preoccupavi, per quella persona, più di quanto ti preoccupassi per te stessa. Ha perso quella – quelle! – persone che la consideravano quasi parte della propria famiglia. Ha perso l’amicizia disinteressata, quel sentimento che provi soltanto quando vuoi veramente bene a qualcuno.
Non sei tu che hai perso qualcosa, non sei tu che devi starci male.

Non è colpa tua.

E ti senti finalmente libero da quel peso che tanto ti opprimeva.

Summer Comics: storia di una evoluzione

I cartoni animati, io, li guardo da quando ero piccola. Con mio padre vedevo L’uomo tigre e Ken il guerriero (alla faccia del MOIGE, sono cresciuta sana e con ottimi principi morali; amo leggere e mi sono laureata), con mia madre Lady Oscar e, dopo aver fatto i compiti, non mi perdevo una puntata di qualsiasi cosa vagamente simile a un cartone animato venisse mandato in onda anche su canali sconosciuti al mondo intero. Non sapevo ancora che cosa fossero gli anime e i cartoni occidentali, e solo dopo anni ho capito che fin da piccola ho avuto una predilezione per gli anime.

Quando andavo a scuola, i miei compagni di classe parlavano di telefilm come Beverly Hills e alle medie si passò a quelli francesi come Primi baci ed Helen e i suoi amici . Io li seguivo perché venivano trasmessi prima o dopo Bim bum bam, e giusto per non essere tagliata fuori dalle conversazioni, ma non è che stravedessi per loro; insomma, le trame erano carine, ai personaggi mi affezionavo pure, ma non erano di quelle serie di cui non avrei perso neanche mezza puntata.

Al liceo, poi, Giuseppe mi parlò di questa gente che scriveva fanfiction su un sito chiamato EFP. Io, che di storie ne scrivo fin da quando ero piccola, mi incuriosii e ci feci un giro: era ancora piccolo, come sito, ed Erika manualmente inseriva sia le storie che le recensioni. Così, per curiosità, ne mandai qualcuna.
Qualche mese prima, inoltre, Veronica portò a scuola un volume di Ranma 1/2 (quello in cui si parla di Collant Taro, prima edizione “Neverland” della Star) e mi disse dove l’aveva acquistato. Era l’aprile del 2000 quando comprai il mio primo volume di City Hunter (il penultimo, mortacci alla sfiga!) dalla cartoleria Paper House.

Ma la svolta arrivò con la fine del liceo. Più o meno durante il periodo prima degli esami, girovagando in rete, scoprii Fanfiction.it. La mia casa. La mia famiglia. Il luogo dove, per la prima volta, ho conosciuto gente appassionata come me, con cui potevo parlare sia in chat che sul forum. Lì conobbi tante, tantissime persone, alcune delle quali ancora nella mia vita.
Ovviamente, un luogo in cui parlare di anime e manga allarga moltissimo i tuoi orizzonti: scoprii l’esistenza degli anime fansubbati, delle scanlation e, complice il fatto che avessi da poco iniziato l’università e quindi avessi iniziato a bazzicare Bari, seppi che in Italia venivano pubblicati molti più manga di quelli presenti nelle cartolerie della mia città. Fu in quell’anno che conobbi Neverland, la mia fumetteria di fiducia in quel di Bari.

Ci conoscevamo tutti così, allora. Tramite forum o siti che parlavano di questi argomenti. Perché, almeno dalle mie parti, parlare di queste cose era una cosa strana. E tu che ne eri appassionato eri visto come un essere strano e fuori dal mondo. Manco fossi un marziano, insomma. Chiariamoci, a me, di essere vista diversa dagli altri, non è mai importato un fico secco. Però non tutti la pensavano come me. Io sbandieravo ai quattro venti che amavo i manga, mentre molti lo tenevano nascosto, quasi fosse una malattia. Trovare qualcuno che leggeva manga – e, udite udite, fanfiction! – ti faceva provare la stessa sensazione che sentì Robinson Crusoe quando conobbe Venerdì.

Poi, ovviamente, le cose sono cambiate: le fanfiction adesso vengono pubblicate come originali e vendono pure, e gli eventi dedicati ai manga e agli otaku sono molti di più: la stessa Lucca Comics negli anni ha acquisito una tale importanza che l’anno scorso per il sovraffollamento ci furono degli incidenti e, quest’anno, ho letto, ci sarà un tetto massimo di biglietti in vendita. Anche i manga che arrivano sono molti di più e, complici social network e internet in generale, le case editrici tengono sempre più conto del parere degli appassionati. Non siamo più un gruppetto di nicchia, da additare; siamo un gruppo di persone con una propria passione che non ha nulla da invidiare a tante altre.
Ma la consapevolezza della portata di questo cambiamento, per me, è arrivata ieri.

Sono tre anni che a Bitonto c’è il Summer comics. Il primo anno fu una cosettina piccola, con un evento finale in piazza, con Le Pile Scariche (una cover band che fa canzoni dei cartoni animati), che fu molto apprezzata anche dai non più giovani (li ho visti io, seduti alle loro sedie, che muovevano la testa a ritmo di musica); l’anno scorso ci si spostò al Torrione, ma io scappai fuori subito, tanta era la ressa e il caldo. Quest’anno, invece, l’evento è stato organizzato in una struttura ristrutturata fuori città: non grandissima, ma con un parco abbastanza grande intorno. L’amministrazione ha messo dei pulmini a disposizione (anche se a piedi era fattibilissimo) e dalla stazione ci vogliono dieci minuti soltanto.
È stato… bello. No, non solo perché la manifestazione si è chiusa con un concerto de Le stelle di Hokuto, band cover ormai approdata anche a Lucca o per la gara cosplay che si è tenuta sabato sera. È stato bello perché c’era tanta, tantissima gente: bitontini curiosi, ma soprattutto appassionati, e gente che veniva da altri paesi, nella nostra piccola città, in una zona in fondo fuori mano, per assistere a un evento che, quindici anni fa, quando presi in mano il mio primo manga, non era possibile, qui, da me, neanche nei miei sogni più fantasiosi.
«Quando anche a Bari?» mi chiesi anni fa, mentre per la prima volta andavo al Romics, nel 2005, e a Lucca nel 2008. Ebbene, non solo a Bari – dove al B-Geek sono arrivati ospiti come Manara e ZeroCalcare, citato persino al telegiornale di Rai1, ma addirittura a casa mia. Poter dire che leggo manga e che scrivo fanfiction senza dover, ogni volta, spiegare che cavolo sono e sentirmi gli occhi addosso di chi non capisce e trova tutto questo molto strano. Incrociare per strada, in un bar, in una comitiva, gente con in mano un manga o con una suoneria di un anime o che – addirittura! – conosce persino il tuo nick.
La dimostrazione che tutto scorre e tutto cambia, che anche quando si pensa che non sia possibile, che si è solo una piccola minoranza, strana e folle, alla fine, se ci si impegna e si crede in quel che si è e in quel che si ama, si può arrivare a grandi risultati.
Questo mi ha insegnato il Summer Comics 2015.

I libri da leggere almeno una volta nella vita secondo la BBC (Il ritorno)

Ve la ricordate la lista di cui sopra, ossia quella dei 100 libri che, secondo la BBC, dovrebbero essere letti almeno una volta nella vita? L’ho postata più volte anche io.

Ebbene, a quanto pare questa famigerata lista – che cambia ogni due per tre, chissà come mai – esiste. L’ho trovata per caso, sul sito della BBC e, beh, visto che si tratta del sito ufficiale dell’emittente britannica, mi sono fidata. Oltretutto, facendo un rapido confronto con altre liste, ho notato che, se alcuni titoli sono contenuti in tutte, altri, invece, spariscono magicamente.

Indi per cui perciò, mi pare doveroso riabilitare questa povera lista, postando l’originale, segnando a mia volta i libri che ho letto. No, non lo faccio per me, ma solo per amore di verità. Per chi mi avete preso? U_U

Prima di postarla, però, un paio di commenti:
1) Questa lista è, secondo il sito, del 2003. È inutile che vi lamentiate se non è stato inserito il bellissimo capolavoro di Tizio Caio, pubblicato nel 2010. Mi pare ovvio che non ci sia.
2) La BBC – ovviamente – ha interrogato i PROPRI spettatori (che, si suppone, siano inglesi/americani); ragion per cui, mi sembra abbastanza logico che la maggior parte dei titoli citati siano o nazional popolari, oppure anglofoni. Ovviamente, non sono assolutamente d’accordo su molte scelte fatte (Il diario di Bridget Jones e Winnie the Pooh con Delitto e castigo. Stiamo scherzando?!)e avrei aggiunto capolavori che non solo tali solo per me, ma praticamente per tutti (no, non sto pensando a I miserabili, eh. Ma proprio per niente!). Ma ma la classifica è questa, quindi, beh, ce la teniamo così com’è.

Bene, fatte queste dovute premesse: enjoy!

1. The Lord of the Rings, JRR Tolkien
2. Pride and Prejudice, Jane Austen
3. His Dark Materials, Philip Pullman
4. The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy, Douglas Adams
5. Harry Potter and the Goblet of Fire, JK Rowling
6. To Kill a Mockingbird, Harper Lee
7. Winnie the Pooh, AA Milne
8. Nineteen Eighty-Four, George Orwell
9. The Lion, the Witch and the Wardrobe, CS Lewis
10. Jane Eyre, Charlotte Brontë
11. Catch-22, Joseph Heller
12. Wuthering Heights, Emily Brontë
13. Birdsong, Sebastian Faulks
14. Rebecca, Daphne du Maurier
15. The Catcher in the Rye, JD Salinger
16. The Wind in the Willows, Kenneth Grahame
17. Great Expectations, Charles Dickens
18. Little Women, Louisa May Alcott
19. Captain Corelli’s Mandolin, Louis de Bernieres
20. War and Peace, Leo Tolstoy
21. Gone with the Wind, Margaret Mitchell
22. Harry Potter And The Philosopher’s Stone, JK Rowling
23. Harry Potter And The Chamber Of Secrets, JK Rowling
24. Harry Potter And The Prisoner Of Azkaban, JK Rowling
25. The Hobbit, JRR Tolkien
26. Tess Of The D’Urbervilles, Thomas Hardy
27. Middlemarch, George Eliot
28. A Prayer For Owen Meany, John Irving
29. The Grapes Of Wrath, John Steinbeck
30. Alice’s Adventures In Wonderland, Lewis Carroll
31. The Story Of Tracy Beaker, Jacqueline Wilson
32. One Hundred Years Of Solitude, Gabriel García Márquez
33. The Pillars Of The Earth, Ken Follett
34. David Copperfield, Charles Dickens
35. Charlie And The Chocolate Factory, Roald Dahl
36. Treasure Island, Robert Louis Stevenson
37. A Town Like Alice, Nevil Shute
38. Persuasion, Jane Austen
39. Dune, Frank Herbert
40. Emma, Jane Austen
41. Anne Of Green Gables, LM Montgomery
42. Watership Down, Richard Adams
43. The Great Gatsby, F Scott Fitzgerald
44. The Count Of Monte Cristo, Alexandre Dumas
45. Brideshead Revisited, Evelyn Waugh
46. Animal Farm, George Orwell
47. A Christmas Carol, Charles Dickens
48. Far From The Madding Crowd, Thomas Hardy
49. Goodnight Mister Tom, Michelle Magorian
50. The Shell Seekers, Rosamunde Pilcher
51. The Secret Garden, Frances Hodgson Burnett
52. Of Mice And Men, John Steinbeck
53. The Stand, Stephen King
54. Anna Karenina, Leo Tolstoy
55. A Suitable Boy, Vikram Seth
56. The BFG, Roald Dahl
57. Swallows And Amazons, Arthur Ransome
58. Black Beauty, Anna Sewell
59. Artemis Fowl, Eoin Colfer
60. Crime And Punishment, Fyodor Dostoyevsky
61. Noughts And Crosses, Malorie Blackman
62. Memoirs Of A Geisha, Arthur Golden
63. A Tale Of Two Cities, Charles Dickens
64. The Thorn Birds, Colleen McCollough
65. Mort, Terry Pratchett
66. The Magic Faraway Tree, Enid Blyton
67. The Magus, John Fowles
68. Good Omens, Terry Pratchett and Neil Gaiman
69. Guards! Guards!, Terry Pratchett
70. Lord Of The Flies, William Golding
71. Perfume, Patrick Süskind
72. The Ragged Trousered Philanthropists, Robert Tressell
73. Night Watch, Terry Pratchett
74. Matilda, Roald Dahl
75. Bridget Jones’s Diary, Helen Fielding
76. The Secret History, Donna Tartt
77. The Woman In White, Wilkie Collins
78. Ulysses, James Joyce
79. Bleak House, Charles Dickens
80. Double Act, Jacqueline Wilson
81. The Twits, Roald Dahl
82. I Capture The Castle, Dodie Smith
83. Holes, Louis Sachar
84. Gormenghast, Mervyn Peake
85. The God Of Small Things, Arundhati Roy
86. Vicky Angel, Jacqueline Wilson
87. Brave New World, Aldous Huxley
88. Cold Comfort Farm, Stella Gibbons
89. Magician, Raymond E Feist
90. On The Road, Jack Kerouac
91. The Godfather, Mario Puzo
92. The Clan Of The Cave Bear, Jean M Auel
93. The Colour Of Magic, Terry Pratchett
94. The Alchemist, Paulo Coelho
95. Katherine, Anya Seton
96. Kane And Abel, Jeffrey Archer
97. Love In The Time Of Cholera, Gabriel García Márquez
98. Girls In Love, Jacqueline Wilson
99. The Princess Diaries, Meg Cabot
100. Midnight’s Children, Salman Rushdie

 

Un giorno posterò la lista dei 1001 libri da leggere prima di morire, me lo prometto. Probabilmente il giorno in cui avrò un saaaaaaaacco di tempo libero (e, soprattutto, voglia di perderlo) per segnarmi tutti quelli che, tra quelli, avrò letto/vorrò leggere. XD

Happy B-day!

Tanti auguri a te! Tanti auguri a te! Tanti auguri The sun and the moon, tanti auguri a te!

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Ebbene sì, amici miei, lettori sporadici, curiosi che per caso capitate su queste pagine, amici che conosco da una vita, sconosciuti che non avete mai messo piede su questo blog e forse lo metterete domani, tra due giorni, due mesi, due anni: il 23 gennaio questo blog ha compiuto dieci anni.

Dieci anni.

È un numero che mi spaventa, una montagna di tempo che non avrei MAI MAI MAI creduto, neanche nei miei sogni più folli, che sarebbe trascorsa. E pensare che creai questo blog per gioco, una sera come tante altre, tra un «Mi annoio!» e un «Ma sì, dai, perché no?», perché un’amica mi aveva incuriosita creando il suo.

Ogni tanto, mi piace tornare indietro nel tempo e rileggere qualche vecchio post per vedere quanto sono cambiata, se sono davvero cambiata, con il passare degli anni, ed è strano notare come, se per certe cose continuo a pensarla nella stessa maniera praticamente da sempre, in altre situazioni siano cambiate parecchie cose.
Per esempio, mica sono sempre stata così acida. Nossignore (sì, lo so, qualcuno se la sta ridendo, leggendo queste cose; eppure, vi consiglio di tornare indietro voi stessi di qualche anno per avere la conferma). Oddio, non è che sia mai stata la classica ragazza dolce e gentile, state tranquilli, ma se dovevo mandare, per esempio, a cagare qualcuno, ci pensavo molto prima di farlo; adesso, invece, mi faccio meno problemi.
Anche il mio modo di scrivere è parecchio cambiato: all’inizio era molto più infantile, ma poi, anche grazie alla scrittura, sono migliorata molto; adesso, sono conscia che il mio stile non sia più così ironico come un tempo, ma molto più diretto e incisivo. Oserei dire che tra questo punto e il precedente ci sia una correlazione, ma, sinceramente, della psicologia non me n’è mai fregato niente, quindi lascio agli esperti del settore la valutazione della cosa.
E poi, è cambiata la piattaforma. Splinder è morto e io sono passata ad Altervista, con WordPress; e, ovviamente, ho portato tutto con me.

Dieci anni.

Sì, continuo a ripeterlo, perché non riesco a crederci. Ricordo le prime volte, quando aprii il codice HTML e mi presi un accidenti, non sapendo assolutamente dove mettere le mani. E pensare che adesso frequento un corso per creare app! A pensarci bene, è stato grazie al fatto che volevo capire quel primo codice che alla fine mi sono appassionata alla cosa e ho studiato HTML e CSS; se qualcosa di buono ne uscirà fuori da tutto ciò, sarà anche e soprattutto merito di questo blog.

Quante cose sono accadute, in tutti questi anni. Quante cose ha visto questo blog, quante incazzature ha narrato, quante lacrime ho versato scrivendo della scuola guida, quante ansie pre-esame, quante recensioni entusiaste e distruttive su ciò che ho visto, letto, amato e odiato, quanti giochi e test idiotissimi. È stato su queste pagine che ho usato per la prima volta il termine DOZ, ormai da tutti dimenticato ma non da me; è stato da un commento casuale a questo blog che ho conosciuto tanti altri blogger, poi diventati amici o anche semplici conoscenti.
Quante persone ha conosciuto, questo posto. Persone a me molto care che sono uscite dalla mia vita o si sono lentamente eclissate.

Grazie, blogghino mio, per tutto quello che, senza che io me ne rendessi conto, hai fatto per me. Grazie per tutto quello che mi hai fatto conoscere, per avermi permesso di sfogarmi, crescere e maturare. Grazie per avermi accompagnato in questi anni. Il mio piccolo porto sicuro.
Da un po’ di tempo ti trascuro, lo so. Ma cercherò di rimediare (lo so, te lo prometto sempre e non lo faccio mai) e di raggiungere, con te, altri meravigliosi traguardi.

Book challenge 2015!

L’anno scorso la sfida mi ha fatto bene, in quanto sono riuscita a leggere oltre 60 libri, quindi quest’anno la ripeto volentieri con qualche piccola modifica; diciamo una sfida nella sfida. XD
Come limite metto 50 libri, due in meno rispetto all’anno scorso. Questo perché l’anno scorso volevo leggere almeno un livro alla settimana; questa volta, invece, non ho solo intenzione di leggere un tot numero di libri, ma anche titoli ben precisi. I “vorrei, ma non posso/non riesco”, insomma.

REGOLAMENTO

1) Regolamento della sfida di Amazing Reader (su cui la sfida si basa);
2) Questa volta non inserirò nell’elenco delle letture i manga. Sebbene abbia tenuto le due sezioni separate, l’altra volta, non mi pare giusto inserire una lettura più “semplice e veloce”, quale appunto è quella dei manga, rispetto ai romanzi e ad altre tipologie di lettura; resta il fatto che comunque dividerò i romanzi e i libri di altro genere, come ho fatto l’anno scorso;
3) Per la sfida di quest’anno, per quanto mi riguarda, considero obbligatorie queste letture:
Il conte di Montecristo, di Alexandre Dumas;
I tre moschettieri, di Alexandre Dumas;
Vent’anni dopo, di Alexandre Dumas;
Il visconte di Bragelonne, di Alexandre Dumas;
Anna Karenina, di Lev Tolstoj;
Guerra e pace, di Lev Tolstoj;
L’isola misteriosa, di Jules Verne;
– almeno un libro in inglese;
– un romanzo di Zola, a scelta.

Ok, penso di essermi inguaiata da sola: buona fortuna a me!

Romanzi (anche su Anobii e Goodreads)

GENNAIO

1) Eroi dell’Olimpo: la casa di Ade, di Rick Riordan;
2) I tre moschettieri, di Alexandre Dumas;

FEBBRAIO

3) Vent’anni dopo, di Alexandre Dumas;
4) La nuova ecdl più: IT security e online collaboration, di Cesare di Giacomo

MARZO

5) L’arte di ascoltare, di Plutarco;
6) I Watson, di Jane Austen;
7) Il visconte di Bragelonne, di Alexandre Dumas;
8) Tutti i difetti che amo di te, di Anna Premoli

APRILE

9) Numero zero, di Umberto Eco;
10) The blood of Olympus, Rick Riordan;
11) Le cronache dell’accademia Shadowhunters 1: Benvenuti in Accademia, Cassandra Clare

MAGGIO

12) Il conte di Montecristo, di Alexandre Dumas;
13) Le cronache dell’accademia Shadowhunters 2: L’Herondale scomparso, di Cassandra Clare

GIUGNO

14) Maze runner (1): il labirinto, di James Dashner;
15) Maze runner (2): la via di fuga, di James Dashner;
16) Maze runner (3): la rivelazione, di James Dashner;
17) Le cronache dell’accademia Shadowhunters 3: Il demone di Whitechapel, di Cassandra Clare;
18) La piramide di fango, di Andrea Camilleri;
19) Un covo di vipere, di Andrea Camilleri;
20) Dov’è finita Audrey?, di Sophie Kinsella

LUGLIO

21) Un giorno perfetto per innamorarsi, di Anna Premoli;
22) Le cronache dell’accademia Shadowhunters 4: Soltanto ombre, di Cassandra Clare;
23) Il candore di Padre Brown, di Gilbert Keith Chesterton;
24) Uomini senza donne, di Haruki Murakami;
25) Io sono il messaggero, di Markus Zusak;
26) Gregor (1): la prima profezia, di Suzanne Collins;
27) Gregor (2): la profezia del flagello, di Suzanne Collins;
28) Gregor (3): la profezia del sangue, di Suzanne Collins;

AGOSTO

29) Gregor (4): la profezia segreta, di Suzanne Collins;
30) Gregor (5): la profezia del tempo, di Suzanne Collins;
31) La scuola degli ingredienti segreti, di Erica Bauermeister;
32) I diari degli angeli, di John Peter Sloan;
33) Un diamante da Tiffany, di Karen Swan;
34) Le cronache dell’accademia Shadowhunters 5: Il male che abbiamo, di Cassandra Clare;
35) La giostra degli scambi, di Andrea Camilleri;
36) Quell’estate da Tiffany, di Karen Swan;
37) Dimmi che credi nel destino, di Luca Bianchini;
38) La famiglia Trapp, di Maria Augusta von Trapp;
39) La cena di Natale di Io che amo solo te, di Luca Bianchini;
40) L’incanto di cenere, di Laura MacLem;
41) Istant Love, di Luca Bianchini;
42) Toshokan Kiki – Library Crisis, di Hiro Arikawa (in inglese)

SETTEMBRE

43) Quello che non uccide, di David Lagercrantz;
44) Le cronache dell’accademia Shadowhunters 6: Pallidi re, guerrieri e principi, di Cassandra Clare;
45) Toshokan Kakumei – Library Revolution, di Hiro Arikawa (in inglese);
46) Confessione, di Knae Minato;
47) Morte in mare aperto e altre indagini del giovane Montalbano, di Andrea Camilleri;
48) Tutta colpa di un libro, di Shelly King;
49) Il gatto venuto dal cielo, di Hiraide Takashi

OTTOBRE

50) Le cronache dell’accademia Shadowhunters 7: Dove si ignora vecchiaia e amarezza, di Cassandra Clare;
51) I due hotel Frankfort, di David Leavitt

NOVEMBRE

52) La ragazza del treno, di Paula Hawkins;
53) Le cronache dell’accademia Shadowhunters 8: la prova del fuoco, di Cassandra Clare;
54) Magisterium (2): Il guanto di rame, di Cassandra Claire e Holly Black;

DICEMBRE

55) Lamante giapponese, di Isabel Allende;
56) Le cronache dell’accademia Shadowhunters 9: Nascono alcuni ad infinita notte, di Cassandra Clare;
57) Magnus Chase e gli dei di Asgard 1: la spada del guerriero, di Rick Riordan

 

 

TOTALE: 57/50

Questa voce è stata pubblicata il 1 gennaio 2015, in letture.

Buon 2015!

Visto che quest’anno ho quasi dimenticato l’esistenza di questo blog – tranne che per aggiornare la lista dei libri che sto leggendo – e di fare gli auguri di Natale a tutti voi che passate di qui (ma ce ne sarà ancora qualcuno, poi?), cerco di rimediare:

buon anno nuovo a tutti!

Che forse è anche più generale e più giusto, visto che di qui passano anche persone che non credono nel Natale e/o non credono proprio a niente.
Ed è forse ormai molto più nel mio stile, visto che, più passano gli anni, più il buonismo del Natale mi fa rivoltare lo stomaco: che senso ha farsi i regali il giorno di Natale, farsi gli auguri, baciarsi e abbracciarsi e poi dirsene di tutti i colori durante l’anno? Che senso ha fare cenoni e pranzoni da rotolare, quando tu, credente, dovresti sapere che il bimbo di cui festeggi la nascita (che comunque NON è oggi, tutti continuano a ripeterlo, e spero tu lo sappia, perché va bene credere (e io sono cristiana, eh, quindi all’esistenza di un tizio chiamato Gesù ci credo), ma chiudere gli occhi alla verità storica è un altro paio di maniche) è nato povero in canna, in una mangiatoia, riscaldato da un bue e da un asinello, con la compagnia di poveri pastori (d’accordo, alcuni di questi elementi sono tratti dai Vangeli apocrifi, ma non venitemi a fare gli esperti di filologia biblica ché non è proprio il caso)? Per una persona che crede (ma anche che non crede, eh), il Natale dovrebbe essere tutto l’anno.
Quindi, ripeto, non venite a farmi gli ipocriti del Natale ché non è il caso.

L’anno nuovo, dicevamo. Di solito, tendo a postare il classico giochetto sulle cose fatte quest’anno, sui buoni propositi per l’anno nuovo e roba del genere; quest’anno, dato che non sono proprio in vena, mi limiterò a una lista molto, molto sintetica:

LAVORO. Tabula rasa, come sempre, a parte i pochi soldini che il doposcuola fa entrare (che è meglio di niente, ok); ogni anno si spera che il prossimo sia quello della svolta, ma, sinceramente, non ci credo neanche più.
I tirocini sono andati anche troppo bene: 6 mesi per finire la schedatura del fondo dell’ENAL (che amo, credetemi, ma vorrei fare anche altro nella mia vita di presunta archivista), senza neanche uno straccio di rimborso, pagandomi anche l’assicurazione (sì, Mibact, ti ho maledetto allora e lo faccio ancora. Fai veramente schifo), per avere un attestato che si aggiungerà a tanti altri e i complimenti del Ministero, di cui me ne faccio ancora meno (e, giusto perché sono una persona educata, evito di dire dove dovrebbero metterseli, i complimenti). Il bando dei 500 schiavi per la cultura, ancora tirocini per una retribuzione indecente, poi, è ancora appeso da un anno e le mie bestemmie verso il Ministero si fanno sempre maggiori. Un anno per un bando di merda. Fuck you.
Per quanto riguarda la formazione, invece, ho fatto l’aggiornamento della patente europea (se non sapete cos’è, andate sul sito dell’AICA a controllare. Google, questo motore di ricerca sconosciuto!) e sto frequentando un corso di formazione per la progettazione di app. Risulto uditrice, quindi niente rimborso spese né indennizzo per le ore di frequenza, ma almeno sto imparando un sacco di cose nuove e interessanti; l’anno prossimo dovrei fare anche tre mesi di tirocinio – gratis pure quello – ma ormai ho capito che i soldi mi guardano da lontano e decidono che faccio troppo schifo anche solo per avvicinarsi.

VIAGGI: meno male che almeno questo settore è andato bene: sono stata in Sicilia, a vedere gli spettacoli al teatro greco. con i dottorandi del dipartimento dove ho fatto il servizio civile, e sono stati giorni meravigliosi; del resto, ero in giro con amici con i miei stessi gusti e interessi. Io amo la Sicilia, Siracusa è meravigliosa come la ricordavo, le opere sono state fantastiche, ho pure visto i luoghi di Montalbano con persone che sapevo splendide e che si sono confermate tali e con altre che ho scoperto essere ancora più meravigliose di quanto pensassi. A quando un altro viaggio? *_*
Neanche un mese dopo, sono stata tre giorni a Roma con Stefania e qui abbiamo incontrato delle amiche “virtuali” conosciute grazie al fandom di Saiyuki. È incredibile pensare che sono più di dieci anni che ci conosciamo e tutto grazie a un “semplice cartone animato” (cit.).

VARI: Per il resto, basta una breve lista:
– L’altro giorno ho bevuto per la prima volta lo champagne, portato dal fratello di Marica direttamente da Milano. Pur essendo brut, la bottiglia è finita in meno di cinque minuti. XD
– La mia idea di vedere serie British (e da un po’ anche americane) con i sottotitoli sta dando i suoi frutti: ho fatto due lezioni di sei ore con una madrelingua inglese e sono sopravvissuta. Ecco, magari la mia capacità di esprimermi un po’ meno, ma almeno la comprensione è arrivata integra fino alla fine. Grazie a questo, comunque, mi sto facendo  una cultura mica male su un sacco di cose: sull’incendio di Londra, sugli Impressionisti, i pre-raffaeliti e la vita di Marco Polo e ho conosciuto un sacco di romanzi di cui non sapevo neanche l’esistenza. E poi dicono che la TV non è educativa!
– Sempre restando in tema “telefilm addicted” finalmente mi sono vista serie cult Doctor who, Torchwood, Merlin e sono in brodo di giuggiole perché, dopo anni che lo dicevo, finalmente qualcuno in America ha capito che da una trilogia come The librarian si potesse trarre una serie; certo, io l’avevo immaginata un po’ diversa, con Flynn che restava protagonista indiscusso della serie, ma in fondo i nuovi non sono neanche male.
-I  telefilm non regalano solo belle storie, ma anche bei volti: ho scoperto quanto meraviglioso sia David Tennant, di cui piano piano sto recuperando tutta la filmografia (Tenth Doctor, quando mi vieni a prendere? *_*), mi sto chiedendo perché John Barrowman non possa essere bisex come il mio amato capitan Jack, ma poi mi rendo conto che già è felicemente sposato, quindi comunque non ci sarebbe storia, quanto siano belli gli occhi di Richard Armitage e ogni tanto sogno di incontrare Benedict Cumberbatch e iniziare a parlare di libri  e di Alan Turing con lui. Poi dicono che la TV non possa essere educativa parte seconda. U_U
– Sono molto fiera del fatto che abbia completato la mia sfida di leggere almeno 52 libri in un anno. Mi ero ripromessa di leggere più classici, ma forse ho chiesto troppo a me stessa, sia perché c’erano troppe chicche che m’interessava leggere, quindi il proposito dei classici è andato presto a farsi benedire, sia perché Il conte di Montecristo e compagnia non sono una lettura da “52 libri in un anno”, a meno che non si voglia fare una vera e propria maratona. Ma per me la lettura è piacere, non una gara, quindi, niente, sarà per la prossima volta. Comunque, qualche sfizio me lo sono tolto, eh, sia classico che non: per esempio, mi sono letta/sto leggendo le due saghe di Riordan sugli dei e i semidei dell’Olimpo, ho finito la saga di Shadowhunters, ho letto la trilogia di Larsson, che ho adorato alla follia e finalmente ho letto La linea d’ombra, Piccoli uomini, Margherita Dolcevita Le due città che volevo leggere da un sacco. Per le altre mie letture da “è nella lista dei libri da leggere” mi sto attrezzando. Sui manga invece mi sono arenata, ma spero di riprendere presto (anche perché ho un sacco di cose da prestare e restituire…).
– Mia sorella si è laureata alla triennale. Finalmente! Sì, lo so che non riguarda me personalmente, ma sono belle cose. U_U

HIT
Non amo particolarmente le classifiche, ma quest’anno ci sono state cose che oh-Mio-Dio-TUTTI-devono-conoscere-questo-capolavoro/sapere-che-è-una-cagata! *_*

LIBRI:
Il libro dell’anno
è stata sicuramente la trilogia di Larsson, Millennium: Lisbeth Salander è LA donna per eccellenza, per me. Se fossi lesbica, vorrei una fidanzata come lei. Punto.
La delusione libraria dell’anno: la seconda parte della saga di Shadowhunters della Claire. Oddio, ma che è ‘sta cagata? Come ha potuto creare una simile schifezza dopo Le origini?
La schifezza letteraria dell’anno: Hotel Iris, di Yoko Ogawa: Cinquanta sfumature di grigio, in confr0nto, è un capolavoro. E ho detto tutto.
La scoperta dell’anno: le saghe di Percy Jackson e quella degli dei dell’Olimpo, di Riodan: Gra me ne ha parlato tantissimo, quindi sapevo che mi sarebbe sicuramente piaciuta, ma leggerla mi ha fatto tutt’altro effetto; del resto, io AMO la mitologia. *_*

FILM, TELEFILM E ANIME
La serie dell’anno: Call the midwife. È stata una piacevolissima scoperta, che mi sono sparata in pochissimi giorni. Reale, profonda, emozionante. Una chicca.
Il personaggio dell’anno: Capitan Jack di Torchwood che ho amato tantissimo, anche se nella quarta serie fa la figura dell’imbecille. Ma per me la quarta serie, tanto, non esiste.
La delusione dell’anno: la terza serie di Sherlock e la nona del Dottore. Praticamente, Moffat. Dio mio che cagata. Ho aspettato il mio amato Sherlock per due anni per poi ritrovarmi una simile schifezza. Al solo pensarci, mi sale un nervoso…
L’anime dell’anno: in realtà ne ho seguiti pochissimi, ma la seconda serie di Mushishi e la nuova di Sailor Moon sono stati il regalo più bello made in Japan.
La canzone-sigla dell’anno: tre, stranamente, sono stati i miei capolavori di quest’anno: Let it go, di Fronzen,  Far From Any Road, di True Detective e Kimi to kare to boku to kanojo to, prima ending della nuova serie di Fairy Tail.

Per quanto riguarda i film, invece, nessuno mi ha veramente colpito; tante, invece, le delusioni, tra cui La Bella e la Bestia e Lo Hobbit: la battaglia dei cinque eserciti.

Il ricordo più bello di tutti: il viaggio in Sicilia e il mazzo di fiori per il mio onomastico da parte di tutto il personale dell’archivio di Stato di Bari.

Propositi per l’anno nuovo?
Ogni anno è la stessa storia: per quanti ne faccia, non riesco mai a realizzarli tutti – o comunque non quelli a cui tengo di più, come per esempio quello di prendere una dannata certificazione di lingua – quindi quest’anno non ne faccio proprio, fermo restando che alla fine sono sempre quelli: la benedetta certificazione, trovare un lavoro “vero” e quello probabilmente più fattibile: dopo aver letto più di 52 libri in un anno, adesso voglio dedicarmi ai “mattoni” (in termini di peso, non (solo) di contenuto).
L’anno prossimo vi farò sapere com’è andata. XD