Due anni

«Madò, due anni!»
È stato questo il primo pensiero che mi è venuto in mente quando, a settembre del 2011, decisi di lanciarmi in una nuova avventura e provare ad iscrivermi alla scuola di Archivistica, Paleografia e Diplomatica.
Due anni sono tanti, pensai. Come sarà? Che succederà?
Fu quello il periodo dei “tentativi”: dopo un’estate passata nell’ozio totale – credetemi, non nel senso positivo ed entusiasta della parola! – avevo bisogno di fare qualcosa. Il doposcuola ai miei pargoli non mi bastava più: volevo fare qualcosa attinente ai miei studi, rendere proficui quegli anni trascorsi a regalare tasse all’università e a studiare materie bellissime, certo, ma che non mi avevano dato ancora niente all’atto pratico.
Fu ad ottobre che iniziai il tirocinio in archivio di Stato, esperienza che mi permise di avvicinarmi a un archivio vero per la prima volta e che mi fece conoscere l’ENAL – ente di cui non avevo mai sentito parlare, ma che invece è ancora qui, tra noi, senza che nessuno lo sappia, anche se è stato soppresso.
Fu proprio il giorno dopo della prova iniziale della scuola, che feci il colloquio per il servizio civile, per il quale non fui presa all’inizio, ma per il quale fui ripescata pochi mesi dopo, avventura che mi ha regalato l’anno più bello della mia vita.
Fu a settebre di quell’anno che iniziai il corso di giapponese – abbandonato a malincuore, poi, causa i mille impegni successivi.
Fu in questo periodo di nuovi inizi reali e sperati che varcai per la prima volta la soglia di quell’aula che, per due anni, è stata la mia casa il martedì e il mercoledì mattina.
«Due anni sono tanti», mi dissi allora. Eppure, già ad aprile di quest’anno, mi resi conto che anche l’anno di servizio civile, che sembrava lungo all’inizio – UN ANNO, oh! 365 giorni! Più di 1200 ore di lavoro! – era ormai, inesorabilmente finito.
«Due anni sono volati» è stato il commento generale, di prof e compagni di corso, qualche settimana fa, quando si sono concluse le lezioni.
Perché sì, un anno, due, tre, quattro, sono tanti, è vero, a pensarci; ma quando li vivi appassionatamente, in armonia, con belle persone, alla fine volano via in un baleno.
Perché, come il servizio civile, anche la scuola dell’archivio è stata una bella esperienza; certo, non nego che certe lezioni le avrei davvero evitate e che gli ultimi te mesi sono stati un incubo  («Nunzia, in tanti anni che ti conosco, con tanti esami fatti insieme, posso dire di non averti mai vista in questo stato!», mi disse Simona qualche tempo fa, e aveva ragione).
Eppure, nonostante tutto – nonostante una prima prova assurda, il caldo, le levatacce, le corse in ateneo, lo studio folle e disperato, l’ansia, le palpitazioni – questi due anni sono stati bellissimi. Ho conosciuto tanta gente, gente diversa, con interessi e aspirazioni diverse, che per due anni ha condiviso un’esperienza comune; certo, con alcuni non si è instaurato un grande rapporto, con altri si è creato un qualcosa di più, mentre con altri ancora si è creata una vera amicizia, e infine, con altri ancora, è stato un ritorno al passato. E chi me l’avrebbe detto, dieci anni fa, quando finii il liceo, che avrei frequentato ancora con Rossella? Che avrei di nuovo sclerato sugli esami con Mary, Benny e Simona? Che avrei stretto un legame così forte con Angela ed Elisabetta – anche perché ci beccavamo praticamente ogni giorno in ateneo?
È stato… bello.
È stato bello trascorrere con Simona due ore al telefono, come ai vecchi tempi, con me che iniziavo un discorso, poi un altro, poi un altro, sclerando e sparando fesserie; è stato bello vedere la managar Mary all’azione, e persino affrontare i momenti di panico estremo di Angela. E le pause caffè, le chiacchiere pre e post lezione, il gruppo su Facebook, i tagli e cucito, tanto da poterci aprire una sartoria,  il rosa di Terry, il registratore di Angela B, le “puntate psyco” di Angela in bagno, i nostri “dolcini” al distributore, le ciliegie, la sua mania dei post-it e i colori che ormai ha contagiato anche me e Mary, le ansie di Silvia con quei dannati libri sempre aperti, la lavagna senza fogli e i pennarelli che non funzionavano, il tono di voce della Pansini, sempre così alto, l’allarme antincendio rotto, le giornate studio in biblioteca (in centro o in nazionale), le email con mille e più domande impensabili su qualsiasi dettaglio su qualsiasi materia ci venisse in mente in quel momento, i pranzi sulle scale dell’archivio e della biblioteca, alla ricerca del sole o dell’ombra per pranzare… E poi gli “in bocca al lupo” di tanti amici (qualcuno chiamerà il WWF per questo, lo sento!), le telefonate di Franko. i messaggi di Annamaria e di Elisabetta che mi/i hanno permesso di superare il difficile periodo pre-esame…
Anche se non vedevo l’ora che finisse, so che già da domani mi mancherà tutto questo.
Ma, alla fine, che ne sappiamo? Magari a settembre ci ritroveremo di nuovo, tutti insieme, a vivere qualche nuova, folle, inaspettata avventura!
Io sono già pronta, e voi?
Ecco, però, se almeno stanotte mi fate dormire un pochino, magari…! U_U

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One thought on “Due anni

  1. Ciao, passo di qui grazie a google (cercavo una variante dei 30 giorni di Sherlock della BBC) e rimango sorpresa dalla nostra vicinanza… Sherlock a parte, mi riferisco all’infinito amore per la biblioteconomia!

    Io a settembre prenderò la terza laurea proprio in questa materia (oltre a tentare l’esame d’ingresso alla scuola di conservazione dell’Archivio di Stato di Torino)… che dire? Sono sorpresa, di come tra i centinaia di link google abbia selezionato proprio te. Il bello delle chiavi di ricerca, scopri sempre qualcosa di nuovo o qualcuno d’interessante.

    Un bacione!

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