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Buon 2015!

Visto che quest’anno ho quasi dimenticato l’esistenza di questo blog – tranne che per aggiornare la lista dei libri che sto leggendo – e di fare gli auguri di Natale a tutti voi che passate di qui (ma ce ne sarà ancora qualcuno, poi?), cerco di rimediare:

buon anno nuovo a tutti!

Che forse è anche più generale e più giusto, visto che di qui passano anche persone che non credono nel Natale e/o non credono proprio a niente.
Ed è forse ormai molto più nel mio stile, visto che, più passano gli anni, più il buonismo del Natale mi fa rivoltare lo stomaco: che senso ha farsi i regali il giorno di Natale, farsi gli auguri, baciarsi e abbracciarsi e poi dirsene di tutti i colori durante l’anno? Che senso ha fare cenoni e pranzoni da rotolare, quando tu, credente, dovresti sapere che il bimbo di cui festeggi la nascita (che comunque NON è oggi, tutti continuano a ripeterlo, e spero tu lo sappia, perché va bene credere (e io sono cristiana, eh, quindi all’esistenza di un tizio chiamato Gesù ci credo), ma chiudere gli occhi alla verità storica è un altro paio di maniche) è nato povero in canna, in una mangiatoia, riscaldato da un bue e da un asinello, con la compagnia di poveri pastori (d’accordo, alcuni di questi elementi sono tratti dai Vangeli apocrifi, ma non venitemi a fare gli esperti di filologia biblica ché non è proprio il caso)? Per una persona che crede (ma anche che non crede, eh), il Natale dovrebbe essere tutto l’anno.
Quindi, ripeto, non venite a farmi gli ipocriti del Natale ché non è il caso.

L’anno nuovo, dicevamo. Di solito, tendo a postare il classico giochetto sulle cose fatte quest’anno, sui buoni propositi per l’anno nuovo e roba del genere; quest’anno, dato che non sono proprio in vena, mi limiterò a una lista molto, molto sintetica:

LAVORO. Tabula rasa, come sempre, a parte i pochi soldini che il doposcuola fa entrare (che è meglio di niente, ok); ogni anno si spera che il prossimo sia quello della svolta, ma, sinceramente, non ci credo neanche più.
I tirocini sono andati anche troppo bene: 6 mesi per finire la schedatura del fondo dell’ENAL (che amo, credetemi, ma vorrei fare anche altro nella mia vita di presunta archivista), senza neanche uno straccio di rimborso, pagandomi anche l’assicurazione (sì, Mibact, ti ho maledetto allora e lo faccio ancora. Fai veramente schifo), per avere un attestato che si aggiungerà a tanti altri e i complimenti del Ministero, di cui me ne faccio ancora meno (e, giusto perché sono una persona educata, evito di dire dove dovrebbero metterseli, i complimenti). Il bando dei 500 schiavi per la cultura, ancora tirocini per una retribuzione indecente, poi, è ancora appeso da un anno e le mie bestemmie verso il Ministero si fanno sempre maggiori. Un anno per un bando di merda. Fuck you.
Per quanto riguarda la formazione, invece, ho fatto l’aggiornamento della patente europea (se non sapete cos’è, andate sul sito dell’AICA a controllare. Google, questo motore di ricerca sconosciuto!) e sto frequentando un corso di formazione per la progettazione di app. Risulto uditrice, quindi niente rimborso spese né indennizzo per le ore di frequenza, ma almeno sto imparando un sacco di cose nuove e interessanti; l’anno prossimo dovrei fare anche tre mesi di tirocinio – gratis pure quello – ma ormai ho capito che i soldi mi guardano da lontano e decidono che faccio troppo schifo anche solo per avvicinarsi.

VIAGGI: meno male che almeno questo settore è andato bene: sono stata in Sicilia, a vedere gli spettacoli al teatro greco. con i dottorandi del dipartimento dove ho fatto il servizio civile, e sono stati giorni meravigliosi; del resto, ero in giro con amici con i miei stessi gusti e interessi. Io amo la Sicilia, Siracusa è meravigliosa come la ricordavo, le opere sono state fantastiche, ho pure visto i luoghi di Montalbano con persone che sapevo splendide e che si sono confermate tali e con altre che ho scoperto essere ancora più meravigliose di quanto pensassi. A quando un altro viaggio? *_*
Neanche un mese dopo, sono stata tre giorni a Roma con Stefania e qui abbiamo incontrato delle amiche “virtuali” conosciute grazie al fandom di Saiyuki. È incredibile pensare che sono più di dieci anni che ci conosciamo e tutto grazie a un “semplice cartone animato” (cit.).

VARI: Per il resto, basta una breve lista:
– L’altro giorno ho bevuto per la prima volta lo champagne, portato dal fratello di Marica direttamente da Milano. Pur essendo brut, la bottiglia è finita in meno di cinque minuti. XD
– La mia idea di vedere serie British (e da un po’ anche americane) con i sottotitoli sta dando i suoi frutti: ho fatto due lezioni di sei ore con una madrelingua inglese e sono sopravvissuta. Ecco, magari la mia capacità di esprimermi un po’ meno, ma almeno la comprensione è arrivata integra fino alla fine. Grazie a questo, comunque, mi sto facendo  una cultura mica male su un sacco di cose: sull’incendio di Londra, sugli Impressionisti, i pre-raffaeliti e la vita di Marco Polo e ho conosciuto un sacco di romanzi di cui non sapevo neanche l’esistenza. E poi dicono che la TV non è educativa!
– Sempre restando in tema “telefilm addicted” finalmente mi sono vista serie cult Doctor who, Torchwood, Merlin e sono in brodo di giuggiole perché, dopo anni che lo dicevo, finalmente qualcuno in America ha capito che da una trilogia come The librarian si potesse trarre una serie; certo, io l’avevo immaginata un po’ diversa, con Flynn che restava protagonista indiscusso della serie, ma in fondo i nuovi non sono neanche male.
-I  telefilm non regalano solo belle storie, ma anche bei volti: ho scoperto quanto meraviglioso sia David Tennant, di cui piano piano sto recuperando tutta la filmografia (Tenth Doctor, quando mi vieni a prendere? *_*), mi sto chiedendo perché John Barrowman non possa essere bisex come il mio amato capitan Jack, ma poi mi rendo conto che già è felicemente sposato, quindi comunque non ci sarebbe storia, quanto siano belli gli occhi di Richard Armitage e ogni tanto sogno di incontrare Benedict Cumberbatch e iniziare a parlare di libri  e di Alan Turing con lui. Poi dicono che la TV non possa essere educativa parte seconda. U_U
– Sono molto fiera del fatto che abbia completato la mia sfida di leggere almeno 52 libri in un anno. Mi ero ripromessa di leggere più classici, ma forse ho chiesto troppo a me stessa, sia perché c’erano troppe chicche che m’interessava leggere, quindi il proposito dei classici è andato presto a farsi benedire, sia perché Il conte di Montecristo e compagnia non sono una lettura da “52 libri in un anno”, a meno che non si voglia fare una vera e propria maratona. Ma per me la lettura è piacere, non una gara, quindi, niente, sarà per la prossima volta. Comunque, qualche sfizio me lo sono tolto, eh, sia classico che non: per esempio, mi sono letta/sto leggendo le due saghe di Riordan sugli dei e i semidei dell’Olimpo, ho finito la saga di Shadowhunters, ho letto la trilogia di Larsson, che ho adorato alla follia e finalmente ho letto La linea d’ombra, Piccoli uomini, Margherita Dolcevita Le due città che volevo leggere da un sacco. Per le altre mie letture da “è nella lista dei libri da leggere” mi sto attrezzando. Sui manga invece mi sono arenata, ma spero di riprendere presto (anche perché ho un sacco di cose da prestare e restituire…).
– Mia sorella si è laureata alla triennale. Finalmente! Sì, lo so che non riguarda me personalmente, ma sono belle cose. U_U

HIT
Non amo particolarmente le classifiche, ma quest’anno ci sono state cose che oh-Mio-Dio-TUTTI-devono-conoscere-questo-capolavoro/sapere-che-è-una-cagata! *_*

LIBRI:
Il libro dell’anno
è stata sicuramente la trilogia di Larsson, Millennium: Lisbeth Salander è LA donna per eccellenza, per me. Se fossi lesbica, vorrei una fidanzata come lei. Punto.
La delusione libraria dell’anno: la seconda parte della saga di Shadowhunters della Claire. Oddio, ma che è ‘sta cagata? Come ha potuto creare una simile schifezza dopo Le origini?
La schifezza letteraria dell’anno: Hotel Iris, di Yoko Ogawa: Cinquanta sfumature di grigio, in confr0nto, è un capolavoro. E ho detto tutto.
La scoperta dell’anno: le saghe di Percy Jackson e quella degli dei dell’Olimpo, di Riodan: Gra me ne ha parlato tantissimo, quindi sapevo che mi sarebbe sicuramente piaciuta, ma leggerla mi ha fatto tutt’altro effetto; del resto, io AMO la mitologia. *_*

FILM, TELEFILM E ANIME
La serie dell’anno: Call the midwife. È stata una piacevolissima scoperta, che mi sono sparata in pochissimi giorni. Reale, profonda, emozionante. Una chicca.
Il personaggio dell’anno: Capitan Jack di Torchwood che ho amato tantissimo, anche se nella quarta serie fa la figura dell’imbecille. Ma per me la quarta serie, tanto, non esiste.
La delusione dell’anno: la terza serie di Sherlock e la nona del Dottore. Praticamente, Moffat. Dio mio che cagata. Ho aspettato il mio amato Sherlock per due anni per poi ritrovarmi una simile schifezza. Al solo pensarci, mi sale un nervoso…
L’anime dell’anno: in realtà ne ho seguiti pochissimi, ma la seconda serie di Mushishi e la nuova di Sailor Moon sono stati il regalo più bello made in Japan.
La canzone-sigla dell’anno: tre, stranamente, sono stati i miei capolavori di quest’anno: Let it go, di Fronzen,  Far From Any Road, di True Detective e Kimi to kare to boku to kanojo to, prima ending della nuova serie di Fairy Tail.

Per quanto riguarda i film, invece, nessuno mi ha veramente colpito; tante, invece, le delusioni, tra cui La Bella e la Bestia e Lo Hobbit: la battaglia dei cinque eserciti.

Il ricordo più bello di tutti: il viaggio in Sicilia e il mazzo di fiori per il mio onomastico da parte di tutto il personale dell’archivio di Stato di Bari.

Propositi per l’anno nuovo?
Ogni anno è la stessa storia: per quanti ne faccia, non riesco mai a realizzarli tutti – o comunque non quelli a cui tengo di più, come per esempio quello di prendere una dannata certificazione di lingua – quindi quest’anno non ne faccio proprio, fermo restando che alla fine sono sempre quelli: la benedetta certificazione, trovare un lavoro “vero” e quello probabilmente più fattibile: dopo aver letto più di 52 libri in un anno, adesso voglio dedicarmi ai “mattoni” (in termini di peso, non (solo) di contenuto).
L’anno prossimo vi farò sapere com’è andata. XD

30 giorni di Sherlock (BBC)

Agosto è un mese che francamente odio – come la domenica. E no, non guardatemi male solo perché è il mese delle ferie, quindi deve piacere a tutti. Io lo odio e basta. XD , ma quest’anno ho avuto buona compagnia: le email di un mio amico e… Sherlock. XD
Sì, tranquilli, eviterò di scrivere solo ‘ste baggianate (anche perché, diciamolo pure, dopo un po’, per quanto simpatici, ‘sti giochi da fare tutti i giorni mi scocciano! XD)

30 giorni di Sherlock (BBC)

1) Il motivo per il quale ami questo telefilm
Perché l’idea di ambientare le avventure di Sherlock Holmes nel XXI secolo la trovo geniale e resa in modo magistrale; perché gli attori sono bravissimi e si respira l’aria del vero Sherlock Holmes in ogni scena; perché mi piace come sono state montate le scene e alcuni accorgimenti li ho trovati praticamente geniali. E perché Benedict Cumberbatch è un gran figo con i capelli scuri. Ehm.

2) Il tuo personaggio preferito
Sherlock, ovviamente. U.U

3) Il tuo secondo personaggio preferito
John, che razza di domanda! XD

4) Il personaggio che odi
Gli sceneggiatori, perché come sono stronzi loro nessuno. Ma li amo anche per questo! <3

5) Un personaggio che definiresti Hot
Nonostante io sia una donna, dico Irene. Nessuno la eguaglia, uomo o donna che sia.

6) Un personaggio che definiresti tenero
La signora Hudson. Io amo quella donna!

7) Un personaggio che prima amavi e che adesso odi
Diciamo che Mycroft nell’ultimo episodio della seconda serie si è guadagnato abbastanza improperi da parte mia; ma confido nel suo cervello.

8) Un personaggio che prima odiavi e che adesso ami
Molly. Non è che la odiassi, solo che mi stava sulle palle che morisse dietro Sherlock in un modo davvero disgustoso. Figlia mia, ma ti pare che un sociopatico come lui, che preferisce i cadaveri agli esseri umani, possa interessarsi a te se ti comporti così? Poi però nell’ultimo episodio della seconda serie, nella scena in cui parla con Sherlock… è stata meravigliosa, punto.

9) Un personaggio che ti fa ridere
In Sherlock non è UN personaggio che fa ridere; è proprio tutto l’insieme che sa essere davvero LOL a volte. Per non parlare degli scambi di battute dei due protagonisti: semplicemente meravigliosi! XD

10) Un personaggio che ti rappresenta
Sherlock, caratterialmente. Sì, lo so, la cosa è MOLTO preoccupante.

11) Un personaggio che definiresti il tuo opposto
Irene. XD

12) La tua puntata preferita
Difficile, perché ad ogni episodio mi sono detta: «Questa è spettacolare, migliore della precedente!»; quindi, seguendo questo ragionamento, dovrei dire The Reichenbach Fall, che, effettivamente, è un capolavoro sotto tutti i punti di vista. Però nel mio cuore c’è sempre The Hounds of Baskerville.

13) La puntata che ti piace di meno
A study in Pink, la prima: si capiva subito chi era il colpevole e Sherlock ci ha messo una vita. Molto meglio il Pilot mai andato in onda, per quanto riguarda il modo in cui è stato reso il caso, anche se lì manca l’arrivo di Mycroft, elemento che invece rende molto più complesso l’episodio.

14) La tua scena preferita:
“I don’t have friends. Just one.” Link.
(In realtà c’è anche un’altra, ma la userò per un’altra domanda. XD)

15) La scena più divertente
John: “What the hell are you doing?!”
Sherlock: “Bored.”
John: “…what?”
Sherlock: “Bored!”
Sherlock: “Bored!”
Sherlock: “Bored! I don’t know what’s gotten into the criminal classes, good job I’m not one of them.”
John: “So you take it out on the wall?”
Sherlock: “Oh, the wall had it coming.” Link
Io non posso farcela! XDDDDD L’adoro! *__*

16) La scena più Hot:
Ehi, Sherlock non è mica un porno! >_> Comunque, forse Irene che ci prova spudoratamente con Sherlcok, ma in realtà l’unica cosa che pensavo in quel momento era: John sei palesemente geloso, ammettilo! XD

17) La scena più commovente:
“Just for me. Don’t be dead. Just for me”. Link

18) La scena più drammatica:
Tutta la scena sul tetto, in The Reichenbach Fall: sapendo benissimo come sarebbe andata a finire, continuavo a dire “No no no no no no no” da sola, come un mantra.

19) La scena più paurosa:
Quella in cui John resta chiuso nel laboratorio in The Hounds of Baskerville. Ho avuto seriamente paura che ci restasse secco!

20) La tua coppia Slash preferita
Sherlock e John, ovviamente. XD SOLO nel telefilm, però. Nel canone lo slash non ce lo vedo proprio – e sì, ho letto TUTTO Sherlock.

21) Due personaggi che vedresti bene insieme
Siccome Sherlock e John li ho già citati, dico Mycroft e Lestrade. Che, LO SO, non si sono mai neanche cagati di striscio, e anche io, in effetti, la prima volta che lessi una cosa del genere, restai cinque minuti a fissare lo schermo, ché non ci credevo; però ormai il fandom l’ha dato talmente per scontato che pure io ormai mi sono abituata a vederli come coppia. XD

22) La tua citazione preferita:
“Se elimini l’impossibile, quello che rimane, per quanto improbabile, deve essere la verità.” Lo so che non vale, perché sono parole del vero Sherlock, ma a me piace comunque. *_* (in realtà ce ne sono anche altre, ma tanto le inserirò nelle altre domande XD)

23) La citazione preferita di Sherlock:
“Bored!” XDD

24) La citazione preferita di John:
“I’m not his date!” (Adoro la sua faccia così convinta di dire una cosa vera, e quella delle persone che lo sentono, che invece la pensano in tutt’altro modo. Ovviamente, la loro faccia è anche la mia U_U).
In realtà ce n’è anche un’altra, ma non me la ricordo in italiano, figuriamoci in inglese! .__.

25) Una cosa che ti fa venire in mente lo show:
La Red Bull! XD A causa di  questa storia.

26) Una canzone che ti fa venire in mente lo show:
La sigla? XD No, scherzi a parte, non mi interessano molto i fanvideo e raramente associo le canzoni alle serie TV.

27) Attore/attrice del cast che ami:
Benedict Cumberbatch, credo di averlo già detto. XD Anche se pure Freeman mi fa troppa tenerezza. *_*

28) Attore/attrice del cast che odi:
Dai, odiare nessuno. Si odia una persona che si conosce, ma ‘sti tizi chi li ha mai visti? XD

29) La cosa più bella del telefilm
Tutto? XDDDDDD

30) L’episodio che ogni volta ti fa piangere
Piangere piangere no, ma il finale di The Reichenbach Fall è sicuramente la cosa più triste del telefilm. E credo che sia abbastanza logico.

I’m Sherlocked!

Ok, lo so.
Ultimamente sono un tantino monotematica. Ma cosa ci posso fare se non ho fatto in tempo a finirmi tutto Sherlock Holmes che hanno trasmetto il film e poi, in Inghilterra, la serie?
Ergo, non è colpa mia. Certo, forse devo ammettere che sono un tantino tanto fissata – cosa che mi ha portato in ‘ste tre settimane ad aspettare con ansia i sottotitoli per vedermi la puntata il prima possibile – ma ogni tanto mi fa piacere riuscire a fissarmi ancora su qualcosa come un anime, telefilm o programma: ultimamente quello che ci propinano è così dannatamente identico che ti passa la voglia di provare a vedere nuove cose.
Quindi, dicevo, questo post potrebbe contenere SPOILER. Uomini avvisai mezzi salvati.

Dicevo, Sherloc 2. La prima puntata è stata trasmessa il primo giorno dell’anno, mentre io guardavo l’ultima puntata di Tutti pazzi per amore 3  (a proposito di questo: signori miei, perché non la piantate di fare mille serie quando non sapete più che pesci pigliare e i personaggi hanno ormai detto tutto quello che potevano dire? Evitatevi sprechi di soldi, grazie!) e, ovviamente, il giorno dopo il file era già in giro. E anche i sub inglesi.
Ora sia chiaro che io e l’inglese non siamo esattamente amici per la pelle. Però, ehi, vedo un sacco di cose con i sottotitoli in inglese! Quindi, mi sono detta, cosa c’è di male? E poi, avevo già visto il pilot in inglese (ok, rivisto), quindi, cosa poteva esserci di male? Oltretutto, ero troppo curiosa di vedere come si sarebbero salvati nella piscina…
Lasciatemi quindi dire due cose: innanzi tutto, neanche nei miei sogni più strani mi sarei immaginata una soluzione del genere. No, sul serio. In secundis: la prossima volta che mi viene in mente di guardare una puntata di Sherlock in inglese, proibitemelo.
Perché, che Sherlock non fosse umano, lo sapevo; che parlasse a una velocità supersonica, pure; che avrei dovuto anche leggere a velocità supersonica i sub per stargli dietro è un dettaglio che avrei dovuto sapere, ma che la mia mente ha deciso di dimenticare. Male. Sono arrivata a fine episodio che avevo capito abbastanza bene l’essenziale, ma… avete presente quando siete rimasti troppo sott’acqua e poi riuscite finalmente a respirare di nuovo? Ecco, ci siamo.
Però, cavoli, ne è valsa la pena. Il primo episodio è stato decisamente il più LOL, così come il secondo più dark e quasi fantascientifico, mentre il terzo… beh, è stato il migliore, punto. Roba che ho avuto il batticuore dalla prima all’ultima scena, e ce l’ho ancora, se ci ripenso.

Chi mi conosce, sa perfettamente che io odio le trasposizioni cinematografiche in generale, proprio perché si perde tantissimo sia dei personaggi che della storia (e infatti è una mia ferrea politica quella di leggere prima i libri e poi passare alla visione, a meno che il libro non mi interessi proprio leggerlo – o sia passato molto tempo dalla visione). Sono rarissimi i casi in cui amo la resa, e in genere questo succede quando prima ho conosciuto il personaggio televisivo e/o cinematografico e poi quello cartaceo – come è successo per Poirot e Montalbano.
Sherlock questo Sherlock – penso sia una delle poche eccezioni. Perché i vari episodi sono chiaramente una ripresa di quelli originali, pur essendo ambientati in un tempo e una società diversa. Il primo episodio della prima serie, non a caso si chiama Uno studio in rosa proprio per fare eco al titolo del primo libro in cui apparve Holmes, Uno studio in rosso. La trama, tuttavia, diverge completamente ed è solo nella seconda seria – che io giudico nettamente superiore alla prima, anche e non solo per i motivi che citerò ora – che i racconti non sono solo menzionati nel titolo (Uno scandalo in Belgravia riprende Uno scandalo in Boemia dove appare per l’unica volta Irene Adler; Il mastino di Baskerville riprende proprio il titolo, nonostante la storia ovviamente sia attuale e La cascata (o La caduta, a seconda di come traduciamo il termine fall) di Reichenbach, titolo dell’ultimo episodio della seconda stagione, è proprio il nome delle cascate in cui il vero Holmes cadde, quando l’autore decise di ucciderlo),  ma anche nell’episodio ci sono echi, mica tanto vaghi e solamente accennati – della vera storia; in pratica, la storia c’è, ma solo se la conosci la vedi. Irene che nasconde qualcosa nella cassaforte e il modo in cui Holmes scopre dov’è; il mastino che non è mastino; il motivo per cui John lascia da solo Holmes ne L’ultima avventura. Anche tutta la storia del “crollo” della fama del detective, in fondo, si adatta bene a quello che intuiamo stia accadendo, dopo la morte di Holmes, nel canone:

“Per quanto ne so, la stampa ha pubblicato solo tre resoconti del caso: quello del Journal de Genève, nel numero del 6 maggio dell’81, il dispaccio stampa della Reuter il 7 maggio, e infine, le recenti lettere che ho menzionato prima. Di questi resoconti, i primi due sono estremamente schematici e succinti mentre il terzo, come ora vi dimostrerò, stravolge completamente i fatti. Tocca dunque a me il compito di raccontare per la prima volta cosa realmente accadde fra il professor Moriarty e il mio amico Holmes.”

Solo il motivo della morte (?) è diverso, ma a me questo è piaciuto tantissimo. È stato così… umano  che mi ha spiazzato. Per non parlare poi della reazione di Watson alle parole dell’amico: “Nessuno puo’ fingere senza sosta di essere un coglione tanto irritante.”. Lo amo! XDDDD

E poi, vogliamo parlare del personaggio? Parliamone. Sherlock sa essere egoista, ma soprattutto presuntuoso e falsamente modesto; bene, questo Sherlock oserei dire che farebbe paura allo stesso Holmes. Riesce ad essere stronzo come neanche lui è mai stato – ok, forse se fosse nato oggi, sarebbe uguale! XD
Il punto, però, non è soltanto il carattere – che gli sceneggiatori non hanno reso bene; di più, ma anche l’aspetto fisico:

« […] il suo sguardo era acuto e penetrante; e il naso sottile aquilino conferiva alla sua espressione un’aria vigile e decisa. Il mento era prominente e squadrato, tipico dell’uomo d’azione. Le mani, invariabilmente macchiate d’inchiostro e di scoloriture provocate dagli acidi, possedevano un tocco straordinariamente delicato, come ebbi spesso occasione di notare quando lo osservavo maneggiare i fragili strumenti della sua filosofia. »

In più di un’opera si specifica anche che Holmes ha degli splendidi occhi grigi. Beh, ora ditemi voi: non è identico?

Sì che lo è; anzi, vi dirò di più: se fate attenzione, anche nei gesti è identico: la posizione che assume quando pensa, l’agilità che Watson nomina così spesso. Per non parlare della sua citazione preferita, qui inserita spesso « Quando hai eliminato l’impossibile, qualsiasi cosa resti, per quanto improbabile, deve essere la verità. »
È semplicemente perfetto.

E ora veniamo al rapporto John/Sherlock.
Tutti sanno che io sono una slasher. Ma anche no. Nel senso che a me non interessa la sessualità delle persone, se la coppia fa parte del canone o sta bene insieme.
Ora, lo ribadisco: non c’è slash, secondo me, nel vero Shelock Holmes. Oddio, è vero che Sherlock non ha mai gradito il fatto che Watson si sposi e se ne vada di casa, ma, scusate: un sociopatico come lui, che ha solo un amico, è ovvio che alla fine provi una certa gelosia nei suoi confronti e quasi un senso di possessività. Forse – forse! – se Conan Doyle fosse vissuto ai giorni nostri, avrebbe compreso che da quel suo modo di fare si poteva intendere anche altro (o lo sapeva anche allora?), ma è chiaro che Watson provi solo un grande affetto e un’enorme stima per l’altro, perché a lui piacciono le donne. E le sposa anche.
Ora, ripeto: io capisco chi vuole trovare il cavillo, la cosa che possa portare a dire che sono coppia, e forse qualche elemento può anche andare; ma per me, nel canone, tra quei due non ci sarà mai niente.
Discorso diverso è ambientarlo ai nostri giorni: qui, i due sceneggiatori non fanno nulla per eliminare i gossip possibili, perché, scusate, uno come quello detto su, che inizia a convivere con un uomo – uomo che, nonostante si tratti di Shelock, non scappi a gambe levate – è ovvio che mi porti a pensare che ci sia qualcosa tra loro. Watson, del resto, è l’unico che continui a negare – ovviamente! – ; Sherlock se ne infischia, mentre la gente parla (scrive!) e commenta. Se conoscessi anche io due così, lo farei anche io.
Ebbene, qui, mi piace vedere questo dire/non dire, questo esserci/non esserci. L’hanno messo perché oggi è logico e perché piace. Non ho letto – almeno, io non ne ho trovati – commenti negativi su questo punto, nonostante hli pseudo-moralisti che circolano. Addirittura, la prima serie in italiano è stata tradotta fino in fondo, anche con i suoi riferimenti. La cosa mi ha lasciata sinceramente di stucco.

E ora, bon, attendiamo la terza serie. Che ci sarà, ‘sto bastardi l’hanno detto dopo 10 minuti dalla fine dell’ultimo episodio, nonostante per giorni hanno detto che no, non sarebbe stato possibile, visto cosa accadeva a Sherlock (e, per la verità, l’unica cosa che mi piacerebbe sapere adesso è: come diavolo ha fatto a salvarsi?! Era morto! conoscendo il canone, ho una vaga idea di come possa svilupparsi la puntata del ritorno e c’è anche parecchia carne al fuoco per il fatto che, ormai Sherlock è considerato da tutti un imbroglione). So che non sarà adesso, visti gli impegni dei due attori e degli stessi sceneggiatori. Ma io non ho fretta: preferisco che il prodotto arrivi tra un po’ e fatto bene, piuttosto che esca prima e sia una cagata colossale giusto per accontentare i fan. Conan Doyle, Holmes, e questa serie non lo meritano.

E, nel frattempo, dico a voi che passate di qui: se non l’avete fatto, vedetevi le prime due serie: se vi piace il genere, o vi piace Sherlock Holmes in generale, sono sicura che non vi lascerà per niente indifferenti!

Cristina d’Avena e i Gemboy a Bari!

Perché nonostante tutto – nonostante si cresca e si cambi – si maturi avrei voluto dire; ma non è sempre vero -, si vivano esperienze sempre nuove e diverse, nonostante si diventi più cinici e realisti verso il mondo, nonostante la mia età, tra qualche anno, non avrà più un due come decina, ma un tre, ci sono cose che restano lì, sempre immutate.

E Cristina d’Avena è una di queste.

Forse alcuni potranno ridere di questo post, della mia gioia di poter assistere ancora una volta a un suo concerto con i Gemboy, dopo Lucca 2008, ma la verità è che non solo non me ne frega niente, ma penso anche che, se quelle persone si fossero trovate lì con noi, con quei brani che hanno segnato la mia – e la loro – infanzia, anche loro si sarebbero messi a cantare a squarciagola e a saltellare come bambini.
Inutile dire che è stato bellissimo! *_* Cristina ha cantato anche una canzone che non conoscevo proprio (e che ne vuole! XD), vecchissima, probabilmente (abbiamo pensato noi, a mente lucida, dopo) per i più grandi (ma grandi grandi! E vi assicuro che c’erano. All’inizio avevo pensato avessero accompagnato i propri figli; ma figli non ce n’erano! XD) e non è andata oltre Piccoli problemi di cuore, altrimenti mi sa che non avrebbe cantato più nessuno! XD

E poi c’erano loro. I GemBoy.

Se penso che prima di Colorado c’erano poche persone che qui li conoscessero mi viene quasi da ridere. E invece, a me, sono sempre piaciuti. Piacciono le loro canzoni – che ovviamente ieri tentavano di fare ogni tanto, ma venivano stroncati sul nascere da Cristina! XD – ma mi piace anche, e soprattutto, come sono sul palco. Le loro gang con Cristina sono state a dir poco meravigliose! XD Carlo che impersona Mirko… lo vidi anche a Lucca, ma al coperto e senza la pioggia è tutt’altra cosa! XD Appena riuscirò a mettere le mani sui video che ha fatto Stefania, spero di poterli linkare per rendere tutti partecipi (nel frattempo, chi mi ha su FB potrà vedere l’album. Non sono tante foto, ma in un concerto, alla fine, è difficile farne qualcuna decente XD): la canzone di Georgie che era Giorgio è… XDDDDDD

Che dire, alla fine? Sono felice di esserci andata: e pensare che una settimana fa non ci avrei neanche creduto! XD Sono felice di aver potuto dare i miei soldini a colei che mi ha, spiritualmente, vista crescere. Sono felice di aver cantato a squarciagola, nonostante, una volta a casa, il mal di testa mi abbia fatto passare le pene dell’inferno. Sono felice di aver aspettato in coda non so quanto per ricevere un autografo e fare la foto con tutti loro. Cristina ha detto una cosa molto bella ieri sera: «Siate grandi nella testa, ma piccoli nel cuore!»
Beh, forse piccola nel cuore non credo di riuscire ad esserlo più, ormai; ma ogni tanto, tornare bambina per un po’, non è per niente male.

 

(Ah, ovviamente il video non è mio, ma l’ho trovato sul tubo oggi, 1 febbraio 2012. XD)

Io e Sherlock Holmes

Avevo 13 quando, per la prima volta, lessi qualcosa con protagonisti Sherlock Holmes e John Watson. Per la verità, non ricordo assolutamente quali fossero i racconti contenuti nella raccolta, ma ne ricordo benissimo il nome: Dieci enigmi per Sherlock Holmes.
Cosa poteva pensare una tredicenne appassionata di gialli di un personaggio come Holmes?
Lo odiai profondamente, dalla prima all’ultima pagina. E ne amai l’autore, immensamente. Perché una persona che riesce a creare un personaggio così convincente da portarti ad amarlo od odiarlo, beh, vuol dire che qualcosa te l’ha trasmessa, nel bene o nel male.
Nel corso degli anni, poi, mi è capitato di prendere varie opere firmate Conan Doyle con protagonista il famoso consulente investigativo, e ormai non sapevo più neanche io quanto avessi letto e quanto mi mancasse, perché, beh, una cosa è quando si tratta di romanzi, un’altra quando si parla di racconti, che vengono inseriti in raccolte, antologizzati et similia.
Su quanto il mio personale parere sull’investigatore si sia evoluto nel corso degli anni, non ci ho mai pensato veramente per parecchi anni, a dire il vero. Al liceo, ero in un periodo in cui leggevo qualsiasi cosa come un affamato si lancia sul cibo; per carità, anche oggi sono rimasta così, ma, complice la formazione che ho, ormai la mia capacità critica verso un’opera si sviluppa più sottilmente, istintivamente, mentre leggo e, soprattutto, dopo che la mia conoscenza dell’opera è rimasta a riposo per qualche tempo.
Per cui, non so bene quando la mia avversione per un personaggio così presuntuoso si sia trasformata in autentico amore. Fatto sta che, quando scoprii che avrebbero fatto un film sul detective, non potei che esserne supercontenta.
Contentezza sparita nel giro di due minuti, perché, francamente, per quanto poteva fare più schifo, non è che il film mi sia piaciuto così tanto; cioè, parte da spunti interessanti, però ho trovato uno Sherlock troppo cretino e troppo immischiato con il gentil sesso: Irene Adler non fu niente del genere per Holmes, ci vuole molto a capirlo? Anche la presunta gelosia nei confronti di Watson non è mai stata così palese, ma la si evince da piccole cose; Holmes, poi, non è mai stato maleducato nei confronti delle mogli di Watson, né l’ha mai costretto a non sposarsi.
Ma chiudiamo la parentesi e torniamo al rapporto mio, con Holmes.
Dicevo, il film mi deluse non poco e le fanfiction che vedevo in giro su questo mi facevano venire ancor di più il nervoso, soprattutto perché incentrate sui due – coppia che non riuscivo a pensare neanche a pagarmi.
Fu però proprio grazie a questo mondo che la scoprii. La serie della BBC su Sherlock, intendo. C’erano così tante fic in proposito, tute rigorosamente slash, che mi domandai che diavolo potesse avere di così bello da aver appassionato praticamente tutti. E, devo ammettere che, all’inizio, complice la pessima impressione del film, neanche volevo vederla.
Poi, un giorno, una mia amica, su FB postò uno stato, di cui non ricordo neanche il contenuto, che parlava comunque della serie. Ero in un periodo in cui volevo vedermi qualcosa in inglese e così decisi che potevo partire da qualcosa che mi piaceva – le opere originali, dico.
Fu allora che iniziò tutto.
Non so se avete mai visto la serie di cui parlo, come non so se avete mai letto le opere di Doyle, ma ne rimasi a dir poco estasiata: ammirai il modo in cui erano riusciti ad ambientare il tutto ai giorni nostri senza modificare il carattere dei personaggi ed ammirai quella nota slash anche qui palese, ma non esagerata e quasi grottesca che avevo trovato nel film.
Fu così che innamorai della coppia della serie (e nella serie: non slasherò MAI Holmes e Watson del canone; certo, una persona potrebbe anche vedere alcuni comportamenti di Holmes sotto questa luce, ma non credo proprio che Doyle intendesse una cosa del genere).
E fu così, inoltre, che decisi che era giunto il momento di capire quanto avessi letto e quanto ancora mi mancava.
Come forse alcuni di voi sanno, io ho un’amica, Grazia, che ha a casa una biblioteca libreria fornitissima. E, tra questi titoli, c’erano tutti i capolavori di Doyle, che presi in blocco.
Sono tre mesi che non leggo altro che le avventure di Holmes e Watson. Per tre mesi è stato come avere due compagni di viaggio che, mentre ero seduta in treno o in pullman, mi raccontavano le loro avventure. E sì, ho finito per amare Holmes ancora di più di quanto credessi e a pormi la famosa domanda del come il mio rapporto con questo personaggio si sia evoluto tanto. Forse dipende dal fatto che, adesso, sono un po’ più simile a Holmes che a tredici anni, che posso comprendere meglio le sue frecciatine ironiche, che posso comprendere meglio il rapporto che lo lega a Watson e anche come dev’essere avere un amico del genere da parte del dottore. Ora, con questo non voglio dire che, se incontrassi una persona come Holmes, non la spiaccicherei contro il muro (perché, dai, una persona vera così, è da mandare al rogo!), ma sicuramente l’ammirerei proprio per quello che è. Com’è che si dice: sarebbe un rapporto di odio-amore. XD
Grazie a questa full immersion, inoltre, adesso aspetto con ancora più ansia la seconda serie di Sherlock, proprio perché m sono resa conto ancora meglio – come se già non lo pensassi – di quanto la serie fosse stata fatta bene: immaginate che nei gesti, nella voce, nello sguardo, mentre leggevo, pensavo ai due attori come se fosse normale. E sì, so che è normale quando vedi un film e poi leggi un libro, ma non così. Perché si vede palesemente che Cumberbatch si è preso i libri e se li è spulciati, analizzando ogni gesto del consulente investigatore, fin nel più piccolo particolare.

Di solito succede che, quando mangi o fai una cosa per troppo tempo, dopo un po’ ti scoccia e non ne vuoi più parlare. Beh, a me è successo il contrario. Dopo tre mesi intensi di lettura, quando stamattina ho chiuso l’ultimo romanzo, mi sono sentita come se avessi salutato degli amici che non vedrò più, anche se so che potrò rileggere le avventure di Holmes e Watson quando voglio e rivederli ben presto con i volti di Cumberbatch e Freeman.
E però quella sensazione di chiusura di un capitolo resta comunque ancora lì.

Bye bye, brain’s man.

Benvenuti al Sud

Ieri sera sono riuscita ad andare al cinema, con alcuni amici, a vedermi Benvenuti al Sud, con Claudio Bisio.
Ovviamente, da brava meridionale e terrona non potevo esimermi dal vedere un film simile, e soprattutto non dopo aver sentito e letto le genialate di certi presunti politici.
No, state tranquilli: non ho intenzione di mettermi a fare politica, non preoccupatevi! XD Non l’ho mai fatto e, sicuramente, non inizierò certo ora.
Dicevo, da brava meridionale, non potevo esimermi dall’andare a vederlo. E devo dire che mi è piaciuto moltissimo, tanto che io e mia sorella vorremmo vederci anche l’opera francese originale, cui questo film si ispira (per la verità, mi hanno detto quelli che l’hanno visto che è praticamente uguale, ma non mi interessa); insomma, non è l’originalità in persona, am le gang sono simpatiche e divertentissime. XD
Ciò di cui in realtà vorrei parlare è una considerazione che poi è venuta fuori alla fine della visione.
"Ma davvero pensano queste cose del sud?" ha chiesto Daniela a Francesco, nato e vissuto a Milano per 24 anni e sceso qui a fare un master perché ha sempre odiato stare lì – sì, sì, avete letto bene: si è laureato a MILANO ed è venuto a lavorare QUI ("Anche tu piangi quando vieni qui?" gli abbiamo chiesto per prenderlo in giro, risposta alla battuta di un personaggio che spiega "Uno straniero piange due volte, quando viene al Sud: quando viene e quando parte".
Francesco ha annuito e ha anche raccontato episodi di ignoranza e idiozia pura (non c’è altro modo di definire certe idee, se non frutto di pregiudizi di gente che non è mai scesa qui e parla tanto per parlare, dunque idiota).
Ragazzi che passate di qui e abitate al nord e non siete mai stati qui: state tranquilli: non ci sono solo mafiosi, qui; esistono i grattacieli, i condomini e gli ascensori (sì, c’è gente che dubita pure di questo!); non giriamo con un giubbotto antiproiettile; non viviamo in paesini di tre case – "persino le nostre frazioni sono più grandi alcuni paesetti lombardi", ci ha spiegato sempre Fra; non abbiamo colera (è stato debellato un secolo fa, i libri di storia e di medicina non li leggete?) e… in sostanza siamo persone normali. Magari abbiamo un accento diverso, che molti possono trovare ridicolo, ma anche il vostro per noi potrebbe esserlo; certo, è vero che la criminalità c’è, ma vorrei ricordare che di omicidi, stupri e altro si sente parlare anche su. E per chi pensa che qui non si parla italiano, vorrei far notare che, quando ho sentito intervistare gente di alcune parti di su non ho capito veramente un tubo; tra l’altro, non so se si sa, ma il Times ha definito l’università di Bari una delle migliori (ovviamente non per organizzazione, eh! XD Questa sarebbe pura utopia! XD) e la Puglia è una di quelle regioni con gli studenti più bravi in matematica d’Italia.
Quindi, miei cari lettori e passanti che non siete mai venuti qui, vi do un consiglio: fate prima un salto e poi criticate. E vi assicuro che di critiche se ne possono fare tantissime – e io sono la prima a farle – ma non certo sull’esistenza di città, case, cultura e civiltà (no le 4 c non erano volute XD).
Ah, e ovviamente vedetevi il film: fa morire dal ridere e insegna davvero molto (checché Bisio dica che non era sua intenzione)!

Jamm ja! [cit.]

Scoop!

C’è una notizia che sta spopolando in rete da ieri sera. Su Facebook non si parla d’altro e i giornali e i telegiornali si sono lanciati sulla gallina dalle uova d’oro, d’argento e di bronzo.
Su cosa? Mi chiederanno quelle due o tre persone che non hanno ancora acceso la TV, aperto una qualsiasi pagina su internet o non hanno proprio un account su social network.
Su un rimedio finale per qualsiasi tipo di tumore? No.
Su un modo per risolvere la fame nel mondo? No.
Su Bin Laden che è stato definitivamente catturato? No.
E allora su cosa?
Su Tiziano Ferro che ha dichiarato di essere gay.

Ah, beh. Queste sono le notizie più importanti del mondo. Questo sì che sconvolgerà gli equilibri del pianeta! Questo sì che risolverà tutti i problemi che affliggono la Terra!
No, scusate, ma chi se ne frega?
Mi chiedo, quando la gente vede un attore, sente una canzone, a cosa pensa esattamente? A me Tiziano Ferro non piace: cambia qualcosa che si faccia una donna o un uomo? No, le sue canzoni continueranno a non piacermi. Non inizierò a cercare segnali sulla sua omosessualità nelle sue canzoni, non studierò i suoi video per vedere se lancia strani sguardi agli altri interpreti…
Cioè, ragazzi, siamo seri.
Siamo nel 2010, quasi 2011: è semplicemente assurdo, rivoltante e disgustoso che una persona ancora oggi debba farsi problemi nel dire o meno che è omosessuale, sia esso famoso o meno.
Che poi. Se a nessuno fregasse niente delle preferenze sessuali di qualcuno, dubito che Ferro, come chiunque altro, penserebbe anche di poter far parlare di sé dando simili notizie.
Altro che progresso.

Visioni

Che non significa che il caldo mi causa strani scherzi della vista (oh, beh, la mia vista fa schifo di suo, quindi forse non è che cambierebbe molto!), ma, semplicemente, che ultimamente mi sto vedendo un sacco di roba a cui avevo messo l’etichetta "Quando ho tempo, lo faccio." In verità, il tempo non è che proprio ci sia, ma, visto che sono in periodo studio, è la classica scusa per NON studiare, o per abbandonare le sudate carte, in giornate che sono sudate già di per sé.
Comunque, l’altro giorno, finalmente, sono riuscita a vedere Agorà, con mia sorella. Ammetto che credevo che il film non le sarebbe piaciuto; invece, ho scoperto che ha coinvolto molto ambedue e ci ha portato alle stesse conclusioni dottrinali e non.
Che io sia credente, credo ormai si sappia; che però non creda a tutto quello che la Chiesa ci propina è anche vero. Perciò mi ha fatto piacere vedere una ricostruzione storica che dà ad ognuno quel che merita: i cristiani hanno fatto un sacco di male, nei secoli e, ovviamente, l’essere umano che in generale è homo homini lupus non lascia correre e si lancia in guerre e battaglie che alla fine portano solo a morte e distruzione.
E’ stato così quando i pagani hanno deciso di rispondere al nemico, nonostante Ipazia lo sconsigliasse; è stato così anni dopo, quando gli ebrei, per ripicca, hanno assalito i cristiani. Ed è stato così perché i cristiani se lo sono meritati. E ci sono state le stragi perché, secondo i cristiani, dovevano vendicare le offese subite, portando a una serie di vendette che, alla fine, hanno solo tolto la vita a un sacco di gente.
Sì, questo film mi ha fatto tanta rabbia, proprio per la spaventosa realtà che ci mostra: il detto di Cristo porgi l’altra guancia, o comunque il più classico perdona non è stato ascoltato da nessuno, credente o meno, portando solo morte e distruzione.
A livello squisitamente artistico, ho semplicemente adorato l’attenzione che è stata posta ai particolari più diversi: dalla ricostruzione della biblioteca di Alessandria al fatto che i cristiani usassero il codice e non il rotolo di papiro, come i pagani; anche la scrittura usata nei codici era quella "giusta" (da notare che h fermato il video appositamente per controllare. Sì, sono malata). L’unica cosa diversa è la morte della protagonista, che nel film è stata soffocata,l mentre nella realtà viene fatta a pezzi e trucidata. Francamente, ho preferito questa versione, meno truculenta, anche perché la cosa non è stata nascosta, ma scritta in una nota, alla fine del film.
Sì, lo so che ‘sta cosa non frega a nessuno, ma il fatto che abbiano reso bene e storicamente attendibili anche elementi che alla maggior parte del mondo sono estranei (e di cui continuerà a non fregare niente), mi ha soddisfatta molto.

Dal LJ su Nodame Cantabile, qualche giorno fa, ho scoperto che finalmente hanno subbato il primo dei due film finali (quello di dicembre) e, ovviamente, non ho resistito dal vederlo. Un commento? Brutto. Oh, certo, Nodame è sempre la solita: le scene in cui appare lei sono sempre fantastiche e mi sono comunque rotolata dalle risate; anche il manga è stato abbastanza rispettato, nonostante alcune modifiche.
Cosa c’è che non va, allora?
Non va che di un’ora e mezzo di film, si potevano fare solo 40 minuti. Perché, la parte finale prende tutto il concerto di Chiaki, con l’orchestra; e se da una parte è piacevole sentire i brani proposti, dall’altra non stiamo a un concerto, è un film, che dovrebbe avere una trama e andare avanti. Anche il fatto che a metà film ci son i ricordi di Stresemann (che è un po’ il narratore della storia, cosa che di per sé mi ha dato sui nervi, perché gli conferisce un ruolo che non ha) circa l’ultima puntata del dorama. E siccome quel pezzo conteneva altri ricordi dei personaggi, abbiamo assistito a venti minuti di ricordi di ricordi di ricordi che non sono serviti a nulla. Alla fine del film, quindi, poco o nulla è stato detto, a parte che la Marlet Orchestra, grazie a Chiaki, funziona. Tutto è rimandato al prossimo film e mi chiedo a ‘sto punto quanto taglieranno, per far entrare tutto, e quanto modificheranno.

Dopo mesi e mesi di stasi, ho terminato di vedere il primo dorama koreano che mi sia mai capitato di vedere: Oh Dal Ja’s Spring, la cui protagonista è una donna di 33 anni che non riesce a trovare un uomo e che, per una serie di motivi, trova invece un fidanzato in affitto di ben sei anni meno di lei.
Nonostante la lentezza della visione, mi è piaciuto molto: lei è buffissima, con tutti i film e i guai che crea, e lui è tenerissimo. E poi è fatto bene, senza vuoti o polpettoni, come i dorama a volte sanno essere.
Il problema vero di questa serie, per me è stato il coreano. A differenza del giapponese, a cui ormai ho fatto l’orecchio, questa lingua per me è del tutto nuova e, credetemi, sentire qualcosa e non capirlo è difficile. Inoltre, come se non bastasse, le puntate durano più di un’ora, contro i 45 minuti giapponesi. °_° Sì, per quanto mi piacesse, era un trauma!
Ho deciso; con i dorama coreani, per un po’, ho chiuso! XD

Giusto per tornare alla filmografia occidentale, dopo più di dieci anni dalla messa in onda, mi sono vista Un giorno per caso. Non perché del film me ne fregasse niente, quanto per un puro caso di studio che avevo da tempo in mente di fare, dato che la mia storia ha appunto lo stesso titolo.
Bene, posso assicurarvi che, non solo non c’entrano niente, ma la mia storia ha più diritto di avere quel titolo del film, visto che non c’entra niente. O meglio: c’entra, ma molto meno.
A livello di trama, comunque, è stato una delusione: la trama è scontatissima, loro due sono dei cretini, che ci mettono dieci minuti per scambiarsi un cavolo di bacio e hanno due figli che avrei ucciso dopo tre secondi. Insomma, un chiaro inno al non avere figli! O_O

Tra gli anime, invece, finalmente mi sono finita anche Kobato – in inglese, perché se aspetto che finiscano in italiano divento prima nonna! Nonostante mi sia piaciuto tantissimo, mi spiace che sia finito: adoro Kobato, nella sua imbranataggine e dolcezza. Appartiene un po’ al filone di quei manga delle CLAMP dove la protagonista è dolce e diabetica, combinaguai e di buon cuore, ma va beh, in fondo e amo anche per questo! <3 La storia, almeno nel manga, si sta evolvendo e stiamo conoscendo sempre nuove cose sul passato dei protagonisti; l’anime è più leggero, ci sono domande con risposte diverse, altre non ci sono proprio, ma mi ha fatto avvicinare al manga, perciò niente da dire.

Se tutto va bene – cioè se non mi suicido/distruggo il computer prima – , tra un po’ mi finisco anche Genji Monogatari, ossia la trasposizione animata del classico della letteratura giapponese omonimo – che sto leggendo, anche se a ritmi lentissimi, cosa rarissima, per quanto mi riguarda – e, sebbene finora si sia dimostrato abbastanza fedele, mi sta facendo venire i nervi: i ritmi sono più lenti di quelli del libro (che è tutto dire) e, in aggiunta, anche i sub non aiutano a sopportare tutto questo, perché ci sono serissimi problemi di punteggiatura.
E poi, cavolo, anche a livello di storia (e questa è una considerazione che faccio anche riferendomi al romanzo, quindi): come, come si fa ad amare uno come Genji che è un puttaniere di quelli mai visti, che cambia amore come cambia il vento e lascia figli a destra e a manca? Avrei voluto proprio vederlo, ‘sto Kami sceso in Terra, per vedere per quale motivo tutte lo amassero! Manco fosse l’erede al trono, poi!
A luglio, invece, tocca a Full Metal Alchemist – Brotherhood. In realtà, mi sono spoilerata proprio due giorni fa l’ultimo capitolo del manga, ma siccome, per rovinarmi la sorpresa, ho visto solo due cose che mi interessava sapere, è come se non sapessi nulla. Perciò non vedo l’ora! *_*

Seriamente, mi chiedo quanto questo periodo di full immersion durerà, visto che sono alquanto a periodi e ci sono mesi in cui non tocco una serie. Bah, poco male: almeno il mio HD ringrazia che lo sto liberando!

Harry Potter e il principe Mezzosangue

Riflessioni random sul film. Attenzione, potrebbero contenere spoiler!

Alla visione di Harry Potter e il principe mezzosangue, eravamo in quattro: due che avevano letto tutti i libri (io e Antonio) e due che non ne hanno mai aperto uno (mia sorella e Gra), ma che si sono fermati alla visione del film. Due persone che sono il mio personale metro di giudizio quanto al "il film si capisce o meno?"
Finora devo dire che mi è andata abbastanza bene, Nonostante ci siano un sacco di elementi che sono stati eliminati, di solito, almeno una di queste due persone (mia sorella) ha capito abbastanza della storia. Anche questo film, insomma, è stato recepito abbastanza bene, anche se ha finito per far porre alle due persone due domande interessantissime:
– ma con tutta la cultura che c’ha, Silente, ha dovuto aspettare il ricordo di Lumacormo per capire che si trattava di Horcrux? Dopo che hai trovato un anello, un diario e sai dove sta il terzo, ti chiedi ancora che diavolo siano? ma sei un cretino?
– Il titolo sarebbe: il principe mezzosangue. Principe che è stato citato due volte in croce, la cui identità si scopre a fine fllm e che non ha alcuna utilità ai fini della trama. Ma se io do un titolo a un libro, presumo che quello sia l’elemento principale del film, come era avvenuto un po’ per tutti gli altri.
Voi biasimereste queste domande? Io no, ma si sa, per me il sesto libro è il più brutto che abbia letto dei sette (e dire che l’ultimo, quanto a incoerenze e assurdità sta messo anche piuttosto bene).
Comunque, a fine visione le due persone famose di cui sopra hanno fatto delle congetture sul settimo film/libro. E volete sapere una cosa? Le hanno indovinate tutte.
Ok, che Harry c’entri con l’anima di Voldemort penso che si sia capito dal primo libro. Che Piton non si sia mica divertito a uccidere Silente, ma che sia stato pianificato, poi, il film ce l’ha fatto capire bene, ma così bene, che nessuno sano di mente si porrebbe anche solo il problema (Harry se lo pone, ma in fondo stiamo parlando di Harry!).
Piton punta la bacchetta. "Lo farò io!"
Silente lo guarda. "Ti prego!" che è un chiaro: "Fallo, muoviti, me l’hai promesso!"
Piton lancia di corsa l’incantesimo, girando un po’ la testa, a mo’ di "Io non volevo farlo. Sei tu che mi hai costretto, pezzo d’imbecille! Per colpa tua, adesso mezzo mondo magico mi odierà. Ma che hai in quella testaccia?"
Scena che dura due nanosecondi. DUE. Infatti nel cinema si è sentita solo la mia voce con un "Ma sta scena è fatta di merda!", perché è stata l’unica reazione possibile (a parte lanciare qualcosa contro lo schermo, che mi sa non sarebbe stata molto gradita).
E per chi è chiesto: perché quel pirla di Harry se ne è stato nascosto come il cretino, invece di intervenire, alla faccia delle raccomandazioni di Silente, lui che non le ascolta mai? La risposta è semplice: nel romanzo lui NON PUO’ MUOVERSI. Silente l’ha bloccato, proprio per evitare che intervenisse. Quindi poi, nel film, è inutile che ti piangi come il cretino e dici "Non ho fatto nulla!!", visto che in realtà tu non potevi fare nulla. Non capisco perché questa scelta, francamente.
Ovviamente, della battaglia – perché, ovviamente, i Mangiamorte se ne vanno in giro per Hogwartd e nessuno fa nulla! .- neanche l’ombra. Giusto per tre secondi c’è lo scontro con il principe Mezzosangue – TRE SECONDI – durante l’incendio della casa di Hagrid.
Hagrid a cui nessuno pensa, ovviamente. Nessuno si chiede "cavoli, ma non è che sta in casa ed è crepato?" Che è poi quello che ha pensato mia sorella, logicamente. Comunque, per chiunque se lo stia chiedendo, Hagrid è vivo e vegeto, lo vediamo nella scena successiva, a piangere per Silente. Cosa ci fa lì? Come mai non è a casa sua? Boh.
La romantica storia d’amore con Ginny (ma da quando quello lì se la fila? è stata la giustissima domanda di Gra), poi, che per la prima parte è uno dei punti importanti (?), viene bellamente dimenticata. Harry decide di partire alla ricerca degli altri Horcrux con Ron e Hermione e se ne strafrega di Ginny. Non la nomina, non la calcola minimamente. Niente scena "Harry vai, io ti aspetterò."
Insomma, della parte interessante del romanzo – l’ultima – non si salva niente. E però si sono ricordati di parlare della parte Harmony (o fyccna, come la chiamo io). La storia con Lavanda, infatti (la scena in cui disegna il cuoricinio è semplicemente disgustosa) l’hanno fatta tutta. E, se è vero che da una parte è stato molto divertente, dall’altra non è che servisse molto ai fini della trama. Solo a farci capire quanto avere sedici anni uccide i neuroni. A cominciare da quelli di Hermione – che era quella che, fino allo scorso romanzo, li conservava ancora tutti.
Due ore e mezzo sono state troppe. Troppe per come è stato reso, comunque. Non volevate fare la battaglia? Volevate che Harry fosse più idiota di quel che già sappiamo essere? Ok. Ma risparmiatevi certe cazzate. Ad un certo punto, ho guardato l’orologio sperando che finisse il più in fretta possibile. Con tutto che sapevo che non sarebbe stato così.
Ringrazio il fatto che, avendo la showcard ho speso solo due euro; non avrei retto all’idea di buttare sei euro e passa per una cagata del genere (perché, vi assicuro, di altre fesserie ce n’erano, anche se in questo momento non mi sono venute in mente tutte – d’altra parte sono anni che non leggo il romanzo – e meno male, aggiungerei!).
Io mi domando seriamente come renderanno il settimo libro, visto quanto si divertono a saltare pezzi. E come faranno con tutti quegli elementi che hanno saltato e che invece servono. Il fatto che abbiano intenzione di dividerlo in due  significa che lo faranno probabilmente TUTTO E BENE (visto che, comunque, non è che sia corposo come altri volumi). E lo spero. Se mi saltano le parti alla Gringott e al Ministero (che sono poi le mie preferite), oppure tutti i ricordi legati a Severus, beh, questa è la volta buona che prendo il registra e lo pesto con le mie dolci manine. 
Anche se credo che in quel caso, non sarei la sola. XD

Americanate americane

La prima volta che vidi The Librarian fu su consiglio di mia madre.
Quella sera ero uscita e il giorno dopo lei mi disse che aveva visto un film per me, dove il protagonista ero un bibliotecario. Curiosa, io l’avevo cercato e l’avevo visto.
Non si può dire che sia stato un capolavoro, ma comunque l’ho trovato una visione piacevole: il protagonista è un uomo che ha preso 22 lauree, ma che, di fatto, non sa fare nulla. Per questo motivo, quando gli arriva una lettera per lavorare in biblioteca, lui si presenta e la donna incaricata delle selezioni gli presenta una semplice richiesta: "Mi dica qualcosa che nessuno sa."
E, come un perfetto Sherlock Holmes, lui, con tutte le lauree che ha preso, le sa indicare esattamente che malattie ha avuto, cosa aveva fatto quella mattina, semplicemente guardandola. Il posto è suo.
Il suo lavoro non sarà quello di un semplice bibliotecario, ma dovrà occuparsi di una sezione "segreta" della biblioteca, quella che contiene e nasconde quelle che sono considerate leggende, ma che invece esistono realmente: Excalibur, il Graal et similia. Naturalmente, il suo compito è anche quello di recuperare questi preziosi cimeli ancora dispersi per il mondo.
Il primo film, dicevo, lo trovai carino. Niente di grandioso, con colpi di scena non originalissimi, ma comunque godibili; l’ora e mezzo era volata via in fretta e io ne fui abbastanza soddisfatta.
Quando quindi lessi sul giornale che avrebbero trasmesso anche il secondo film, non volli perdermelo. Peccato che lo persi, invece, perché, anche quella volta uscii e dimenticai di registrarlo. Comunque riuscii a recuperarlo e qualche giorno fa sono riuscita a vederlo.
Ora.
Se il primo l’avevo trovato carino, questo mi ha fatto accaponare la pelle. Magari sono io che, essendo autrice di storie, sono così fissata con i particolari che ho notato subito tutti quegli indizi che mica tanto velatamente venivano lasciati durante la storia; fatto sta che non solo ho capito subito su chi fosse chi, ma persino quali elementi fossero necessari e quali invece no.
Se tutto questo già mi ha fatto ricredere su quanto possa essere carina questa saga, il momento migliore è stato quando si sono recati nelle miniere di re Salomone e l’ hanno trovato il libro che cercavano. Sì, sì, chi SA capirà al volo.
Ora.
Passi che i due hanno litigato per mezz’ora di film su un reperto che lui datava nel 40 d.C. mentre lei nel 50, quando è rarissimo, a meno che non ti trovi iscrizioni particolari o altro, datare in modo così preciso, che comunque, non essendo il mio campo, tengo ad evitare di esprimermi; ma quando si sono recati nella tomba e hanno trovato il libro, e per libro intendo proprio un codice datato tremila anni fa, con tanto di rilegatura in pelle, CON accanto i rotoli del mar Morto, che sembravano due cartelloni nuovi nuovi appena presi da una cartoleria, beh, ecco, diciamo pure che la tentazione di lanciare contro lo schermo qualcosa si è fatta molto forte.
Nel Mille avanti Cristo, al massimo, esistevano i volumina, i rotoli di papiro, non i codici (i libri nostri, per intenderci, scritti a mano, per lo più in pergamena, ma anche di carta e papiro). I codici sono i libri dei cristiani (non vedrete mai un pagano con in mano un codice, in nessuna raffigurazione. MAI) e prima di questi non ce n’è traccia.
Ma mettiamo anche il caso che, contro tutte le teorie esistenti, contro Cavallo, Petrucci e compagnia, in realtà siano esistiti, mille anni prima della nascita di Cristo, perché, dai, sono testi ebraici, che sono parenti dei cristiani, quindi ci sta (?); mettiamo anche che il luogo era così ottimale che si è conservato benissimo, manco fosse stato stampato, pardon, vergato ieri…
Come, come fai, tu, che hai preso 22 lauree, a prendere un libro che è di papiro – OK, ve lo concedo anche questo, DI PERGAMENA! – e a sballottarlo in modo così indecente e a chiuderlo facendo un tonfo così assordante? Solo a me hanno insegnato che certi testi bisogna usarli con i guanti? E poi… non so, il papiro che fa tutto ‘sto casino? O.o E la rilegatura, non è che fosse così pesante, eh…
Inorridita dalla genialità americana /e figuriamoci che altro c’era, mi sono detta, visto che io ho notato solo cose riguardanti i miei studi….), nella mia mente è riaffiorato anche il ricordo de La Mummia (che adoro nonostante tutto, sappiatelo. Forse perché quando lo vidi la prima volta ero troppo piccola per sapere queste cose). E del Libro dei Morti. Che era praticamente identico. E che veniva trattato nello stesso identico, barbaro modo. E poi Angeli e Demoni, con la sua Biblioteca Vaticana dove i nomi erano in inglese e in italiano (ma la lingua della Chiesa non era il latino?) e Seicentine e Cinquecentine (superfluo dire che non esistevano né antiporte, né frontespizi incisi. Ma va beh, erano testi comunque destinati all’indice, non pensavano anche alle ornamentazioni, lasciamo correre!) che sembravano un libro stampato agli inizi del Novecento (e voglio essere gentile), con tanto di spillette di metallo. E i registri pontifici in italiano.
Gli americani dovrebbero fare un corso di paleografia, storia del libro e codicologia accelerato. Il più presto possibile, aggiungerei.