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Preselettive concorso MIBACT: un’esperienza

L’avventura per il tanto famigerato posto come funzionario MIBACT per me finisce qui, alle preselettive.
Ho letto molti commenti, sulla pagina FB del concorso, di gente che vuol dire qualcosa sulla propria esperienza, sia che sia passata sia che invece non ce l’abbia fatta. Ho letto cose che voi umani non potete capire, ai limiti del complottismo che manco la CIA e l’MI5. Siccome a me interessa semplicemente raccontare la mia esperienza a chi vuole avere la pazienza e la voglia di leggere i fatti miei, mi limiterò a farlo sul mio blog – anni fa scrivevo davvero un sacco di cose, qui, e non vedo perché non aggiornarlo raccontando, ogni tanto, qualcosa di me.
Come da incipit, non ho passato le preselettive.
Potrei dire che è tutta colpa del MIBACT e del RIPAM, visto che, oggettivamente, non ho mai visto una cosa così schifosa e degradante; potrei dire che è un’ingiustizia, visto che, in effetti, una preselettiva del genere non dimostra assolutamente se sono capace di essere una brava archivista o bibliotecaria; potrei dire che quelli che sono passati sono dei raccomandati, visto che, signori, siamo in Italia e un bando nel settore non esce da nove anni, e non ci credo manco se viene il Papa in persona a dirmelo, che tra quei 500 che passeranno non ci sia almeno un raccomandato per bando; potrei dire un sacco di cose, insomma, ma non le dirò.
Sì, perché dare la colpa interamente al MIBACT e al RIPAM per il fatto di non essere passata è sbagliato. Non nego che creda fermamente in quello che ho detto su: i test fanno schifo e i raccomandati ci saranno di sicuro.
Solo che conosco alcune di quelle persone che sono passate e no, non sono affatto delle raccomandate, altrimenti lavorerebbero già nel settore. E poi, signori, con tutti i ricorsi che già ci sono, se devono fare qualche imbroglio, lo faranno bene, non certo così allo scoperto. Perciò, sì, ripeto, qualcuno ce ne sarà, ma c’è anche chi, quella preselettiva, l’ha passata studiando sodo.
O meglio, imparando a memoria quei quesiti.
E io no, non ci sono riuscita. Perché? Perché io non sono capace di imparare a memoria senza capire. Ho un’ottima memoria, inutile fare l’ipocrita, ma la memorizzazione sterile, senza logica, non fa per me. Anche a scuola, quando dovevo imparare una poesia, ci riuscivo solo dopo aver capito di che diavolo parlasse. E infatti, almeno da quanto vedo attraverso l’accesso ai dati, le domande che vertevano sull’inglese e sul diritto le ho beccate quasi tutte – tranne quelle in cui dovevo imparare, appunto, a memoria, quale articolo parlava di una tal cosa. Perché ho aperto il manuale e ho studiato diritto, perché, una volta entrati nel lessico, c’è una certa logica e perché, diciamocelo, basta guardarsi intorno e il diritto lo troviamo intorno a noi.
Perciò, sì, la colpa è anche mia, non solo di chi ha organizzato il concorso, se non sono riuscita a imparare a memoria le misure di un quadro oppure l’autore sconosciuto di un’opera ancor più sconosciuta o in che anno è avvenuta una tal cosa tra il 1714, 1715 e 1716. È un mio limite, certo, ma scusate se non me ne vergogno, ma lo accetto come un dato di fatto, una constatazione; piuttosto avrei dovuto vergognarmi di non essere capace di rispondere a una domanda sull’archivistica o sulla biblioteconomia o sul codice dei beni culturali, che ho studiato per ben quattro volte, tra esami e concorsi.

Al di là del concorso in sé, a me, comunque, questa esperienza è piaciuta un sacco.
Quando m’iscrissi, già leggendo l’assegnazione dei punti, la mia fiducia nelle possibilità di rientrare nei 500 era piuttosto bassa. Non importa, mi dissi, almeno mi avvicinerò al diritto amministrativo, che è sempre stato arabo per me, farò una gita a Roma – due, per la precisione! – e, per poter partecipare, sono riuscita a completare l’inventario dell’ENAL su cui lavoravo da cinque anni; inoltre, fu proprio in previsione dell’uscita del concorso che feci l’esame Cambridge a marzo e non a giugno, seguendo il consiglio della mia docente, prendendo un ottimo voto e – perché far finta che non sia così? – risparmiandomi tre mesi di corso (e relativo costo). Non male, insomma.
E poi, il giorno della prova per archivisti fu davvero meraviglioso. Sono davvero felice di aver rivisto alcuni miei compagni della scuola di APD che non vedevo da una vita e risentire altri, anche solo per sapere se avrebbero partecipato al concorso.
Certo, dispiace aver perso tempo e soldi, ma, sì, alla fine di tutto, anche solo per questo, ne è valsa la pena.
In bocca al lupo a chi ce l’ha fatta, quindi: il difficile comincia adesso.

Concorso per 500 funzionari MIBACT: le preselettive A.K.A. Chi vuol essere milionario?

Nel 2016, dopo 8 anni dall’ultimo concorso, il MIBACT ha deciso che era ora di far finta di dimostrare che sta facendo qualcosa per la cultura assumendo 500 funzionari, attraverso 9 bandi per 9 figure professionali. No, non 500 persone PER FIGURA, ma 500 IN TUTTO, dividendo i posti in un modo che mi pare deciso più da una ubriacatura di gruppo che da un ragionamento serio e attento alle problematiche dei vari settori.
Dicevo, escono questi famigerati bandi ben dieci giorni DOPO la data in cui erano stati annunciati. Posto che già i requisiti richiesti sono più lunghi dei titoli di coda di un film («Vogliamo assumere l’eccellenza», afferma Franceschini) e hanno criteri deliranti e assurdi (i master annuali non valgono, i master biennali solo se di secondo livello); posto che i punti dati sono chiaramente una presa in giro (perché 500 tizi che hanno fatto un tirocinio per 50 ore al mese per 12 mesi devono avere 10 punti, mentre una persona che lavora in PA – i privati non valgono – hanno solo 2 punti per anno di lavoro, i dottorati valgono 20 punti (10 anni di lavoro per quelli detti su!) e gli altri tirocini NON valgono niente?), posto che è assolutamente folle e illegale eliminare a metà bando un’intera classe di concorso (e ovviamente sono partiti i ricorsi), arriviamo alle tanto famigerate prove preselettive. Saranno tutte uguali e verteranno su: inglese (e va bene), diritto pubblico e amministrativo (e ok), legislazione del patrimonio culturale (come minimo!) e patrimonio culturale italiano. Le domande saranno 80 in 45 minuti (poco più di mezzo minuto a domanda, praticamente, contro le 100 domande in 90 minuti che avevano detto all’inizio; tra l’altro la risposta andrà inserita in un foglio a parte, cosa che fa perdere ancora più tempo) tratte da una banca dati già messa a disposizione dal Ripam, SENZA SOLUZIONI che verranno pubblicate il 19 luglio).
Le famigerate domande sul patrimonio culturale sono 1400, così suddivise:
– NESSUNA domanda per i profilo di promozione e comunicazione (a meno che non si intenda, per loro, il capire come NON si scrivono le domande, visto che o le risposte sono copiate integralmente da Wikipedia o le domande sono insensate o formulate male);
– NESSUNA DOMANDA per quelli che si occupano di beni demoantroplogici (non ho capito, visto che sono solo 5 posti dobbiamo ignorarli?);
– 2 domande di archivista (che poi, neanche sull’archivistica vera e propria, ma su alcuni archivi);
– un paio sulla storia delle biblioteche (neanche biblioteconomia);
– nessuna domanda di antropologia (almeno, non mi pare)
– pochissime di archeologia e di architettura (non so quanta storia dell’arte studino i secondi, ma non credo così tanta);
– nessuna sul restauro (intendo dal punto di vista meramente pratico e scientifico, non di storia dell’arte)
– 99% di domande su storia dell’arte moderna, a Roma, su opere per lo più mai sentite, visto che i quesiti sono stati presi dalla banca dati per il concorso di GUIDA TURISTICA A ROMA.
Quindi il patrimonio culturale, secondo il MIBACT sono i musei (ma solo alcuni), a cui però sono stati riservati solo 40 posti.
Quindi, chiunque passerà queste selezioni non lo farà perché dimostra di avere conoscenze e competenze nei beni culturali (non dico nel proprio settore, ché qua è chiedere troppo), ma solo chi avrà la fortuna (e sono gentile) di trovare domande che conosce e/o che è riuscito ad imparare a memoria.
Questa è la professionalità che vuole il Ministero.
A ‘sto punto mi preparo per andare all’Eredità, almeno vinco qualcosa.

Tirando le somme: 2015 edition!

Sì, lo so. Sembra quasi che mi ricordi dell’esistenza di questo blog solo alla fine dell’anno, quando si tratta di tirare le somme sull’anno appena trascorso.
Lo ammetto, è vero. Il fatto è che mi ripropongo sempre di scrivere qualcos’altro, ma poi, per un motivo o un altro, non lo faccio mai. La fine dell’anno è un periodo perfetto per farlo: ci sono le vacanze – quindi un po’ più di tempo libero – e, con tutta la gente che si diverte a tirare le somme, alla fine non puoi dimenticartene.

Com’è stato quest’anno? Complicato. E siccome sarebbe un po’ lungo da raccontare, torno al solito, caro, vecchio gioco di fine anno (con qualche aggiunta finale se non sono soddisfatta delle risposte. XD)

 

Cos’hai fatto nel 2015 che non avevi mai fatto? Ho lavorato in una biblioteca privata; ho visto l’Expo e Milano; ho assistito a un concerto di Max Pezzali; ho frequentato un corso d’inglese (pagato); ho comprato un “manga italiano”; ho creato un’APP – niente di vagamente decente, quindi già eliminata e spero al più presto rimossa dalla mia memoria. XD

Hai mantenuto i buoni propositi fatti l’anno scorso, e ne hai nuovi per il 2015? L’anno scorso scrivevo: “la benedetta certificazione, trovare un lavoro “vero” e quello probabilmente più fattibile: dopo aver letto più di 52 libri in un anno, adesso voglio dedicarmi ai “mattoni” (in termini di peso, non (solo) di contenuto).” Bene, non ho ancora una certificazione in inglese, ma mi sono iscritta ad un corso per prenderla, sto lavorando, anche se a progetto, e ho letto la trilogia dei Moschettieri e il Conte di Montecristo di Dumas. Quindi, sì, direi che ho fatto i compiti. XD

C’è stata qualche nascita tra le persone a te vicine? Oh sì! Peccato che una di queste viva a Latina e l’abbiamo visto solo in foto, per ora.

C’è stata qualche “dipartita” tra le persone a te vicine? Sì.

Quali nazioni hai visitato? Valgono anche quelle viste durante l’Expo? XD

Cosa vorresti avere nel 2016 che ti è mancato nel 2015? La fiducia negli altri: più passano gli anni, più la gente mi dimostra che faccio bene a non fidarmi.

Quale data del 2015 rimarrà nella tua memoria? Forse il 13 ottobre, primo giorno di lavoro a Fasano. O il concerto delle Stelle di Hokuto a Bitonto: era da un sacco che non mi divertivo così! *_*

Qual è stato il tuo più grande risultato di quest’anno? Il lavoro a Fasano e il fatto di essermi finalmente iscritta al corso d’inglese (anche se, forse, senza Paola avrei rimandato ancora).

Qual è stato il tuo più grande fallimento? Non aver finito Guerra e pace: l’ho iniziato nel periodo sbagliato, ma spero di poter recuperare l’anno prossimo.

Hai avuto malattie o incidenti? No, giusto qualche forte raffreddore.

Qual è stato il tuo miglior acquisto? Il corso d’inglese e il biglietto per Milano.

Quale avvenimento ha meritato d’essere celebrato? Il lavoro, l’aggiornamento dell’ECDL e la qualifica presa al corso di formazione. Peccato che non ho ancora festeggiato per nessuno dei due, non come si deve. XD

Quale avvenimento ti ha depresso? La mancanza di un lavoro, all’inizio. In realtà dovrei essere ancora preoccupata, perché a Fasano non durerà per sempre, ma voglio essere fiduciosa nel futuro.

Che fine ha fatto il tuo denaro? In manga (sempre meno, lo ammetto), libri, uscite con gli amici, ma, soprattutto, in benzina da dividere con Benny per andare a Fasano. XD

Cosa ti ha davvero emozionato? Tanti complimenti e parole belle ricevute da persone diverse, gente che crede in me e nelle mie capacità più di quanto ci creda io.

Quale canzone o album ti ricorderà il 2015? Le canzoni dei V6, che ho riscoperto proprio quest’anno, e in particolare quelle cantate da Okada.

Rispetto all’anno scorso, sei: più o meno felice? più o meno grassa? più o meno ricca? Più ricca, grazie al lavoro a Fasano, alla bimba che continuo a seguire al doposcuola e alle ripetizioni di francese e inglese che do a un’altra ragazzina e ai soldi del corso di formazione; più felice, anche se più nervosa; più grassa, perché faccio una vita molto sedentaria.

Cosa avresti voluto fare di più? Scrivere. Leggere (sì, lo so che leggo già abbastanza, ma in questo ultimo periodo ho letto davvero poco e mi manca davvero)

Cosa avresti voluto fare di meno? Incazzarmi.

Come hai trascorso il Natale? A casa: è venuta a pranzo la famiglia di Marica. A Santo Stefano, invece, io e mia sorella siamo state ad Alberobello a vedere il presepe vivente.

Con chi passi più tempo al telefono? Simona.

Ti sei innamorata nel 2015? Sì, se valgono anche i personaggi letterari. Dite di no? Allora no. U_U

Quante avventure di una notte nell’ultimo anno? Tutte quelle dei personaggi che incontro nei libri che, fino a qualche mese fa, leggevo fino alle due di notte.

Qual è stato il tuo programma tv preferito? Uhm, di serie TV quest’anno ne ho viste davvero molte, ma una menzione speciale la meritano sicuramente PoldarkSilicon Valley; per quanto riguarda gli anime, invece, sto adorando Kindaichi shounen no jikenbo.

Odi qualcuno che l’anno scorso non odiavi? Beh, odiare è una parola grossa; diciamo che non ho molta stima per queste persone.

Qual è stato il più bel libro che hai letto? La saga dei Tre Moschettieri e in particolare la fine de Il visconte di Bragelonne: devpo ancora riprendermi dalle ultime 300 pagine di questo romanzo.

Qual è stata la tua migliore scoperta musicale?  Questa canzone.
Ve l’avevo detto che ultimamente sono in fissa con i V6! XDD

Cosa hai voluto ed ottenuto? Il corso d’inglese, l’aggiornamento dell’ECDL, un lavoro – anche se temporaneo.

Cosa hai voluto e non ottenuto? La certificazione d’inglese.

Quali sono stati i film migliori dell’anno? Departure. CAPOLAVORO.

Cosa hai fatto il giorno del tuo compleanno, e quanti anni hai? 31. Oddio, non mi ci fate pensare. XD La mattina, feci un esame per prendere la certificazione Titanium, per il corso di formazione che ho seguito; il pomeriggio, feci lezione come al solito a Francesca; poi, sul tardi, andai con Paola a Just British per chiedere informazioni per il corso di inglese.

Quale cosa avrebbe reso migliore l’anno? Meno idioti nella mia vita.

Come descriveresti il tuo concetto personale di moda per il 2015? Non ho mai seguito la moda, perché dovrei iniziare proprio adesso? Comunque, i risvoltini, effettivamente, sono veramente brutti. XD

Cosa ti ha mantenuto in salute? Sono una persona all’antica, io: non prendere freddo, metti la sciarpa ed evita le correnti d’aria. Poi,  Vivinci e ActiveGRIP se proprio sei stato fregato. XD

Quale personalità ti ha affascinato? La mia docente di inglese. Mado’, mi piace un sacco! <3

Quale tema politico ti ha appassionato maggiormente? L’avanzata dell’ISIS. Non è un tema politico, è molto peggio, ma è qualcosa che non si può far finta di non vedere. Non dopo Parigi.

Cosa/chi ti è mancato? Un fucile, per far fuori certi coglioni. Sì, ok, scherzo. Ma anche no. -> questa la riciclo volentieri. XD

Qual è stata la persona migliore che hai conosciuto? Paola, la mia collega durante lo stage per il corso e poi amica.

Raccontaci una lezione di vita importante avuta dal 2015: “Never give up”.

Una strofa di canzone che riassuma l’anno trascorso: prima o poi riuscirò a trovarla. Neanche quest’anno è uno di quelli, però! XD

Buoni propositi per l’anno nuovo. Non credo in queste cose, ma ogni volta ci ricasco, perché è come se sfidassi me stessa: ripropongo la certificazione d’inglese, perché non ce l’ho ancora, un lavoro più stabile, leggere più manga e Guerra e pace e riprendere il giapponese. Quest’anno mi sono resa conto che mi manca terribilmente e mi piacerebbe davvero proseguire gli studi di questa bellissima lingua (mi piacerebbe dire che vorrei andare proprio in Giappone, ma, ehi, restiamo con i piedi per terra: qua si parla di buoni propositi non di desideri folli! XD).

Summer Comics: storia di una evoluzione

I cartoni animati, io, li guardo da quando ero piccola. Con mio padre vedevo L’uomo tigre e Ken il guerriero (alla faccia del MOIGE, sono cresciuta sana e con ottimi principi morali; amo leggere e mi sono laureata), con mia madre Lady Oscar e, dopo aver fatto i compiti, non mi perdevo una puntata di qualsiasi cosa vagamente simile a un cartone animato venisse mandato in onda anche su canali sconosciuti al mondo intero. Non sapevo ancora che cosa fossero gli anime e i cartoni occidentali, e solo dopo anni ho capito che fin da piccola ho avuto una predilezione per gli anime.

Quando andavo a scuola, i miei compagni di classe parlavano di telefilm come Beverly Hills e alle medie si passò a quelli francesi come Primi baci ed Helen e i suoi amici . Io li seguivo perché venivano trasmessi prima o dopo Bim bum bam, e giusto per non essere tagliata fuori dalle conversazioni, ma non è che stravedessi per loro; insomma, le trame erano carine, ai personaggi mi affezionavo pure, ma non erano di quelle serie di cui non avrei perso neanche mezza puntata.

Al liceo, poi, Giuseppe mi parlò di questa gente che scriveva fanfiction su un sito chiamato EFP. Io, che di storie ne scrivo fin da quando ero piccola, mi incuriosii e ci feci un giro: era ancora piccolo, come sito, ed Erika manualmente inseriva sia le storie che le recensioni. Così, per curiosità, ne mandai qualcuna.
Qualche mese prima, inoltre, Veronica portò a scuola un volume di Ranma 1/2 (quello in cui si parla di Collant Taro, prima edizione “Neverland” della Star) e mi disse dove l’aveva acquistato. Era l’aprile del 2000 quando comprai il mio primo volume di City Hunter (il penultimo, mortacci alla sfiga!) dalla cartoleria Paper House.

Ma la svolta arrivò con la fine del liceo. Più o meno durante il periodo prima degli esami, girovagando in rete, scoprii Fanfiction.it. La mia casa. La mia famiglia. Il luogo dove, per la prima volta, ho conosciuto gente appassionata come me, con cui potevo parlare sia in chat che sul forum. Lì conobbi tante, tantissime persone, alcune delle quali ancora nella mia vita.
Ovviamente, un luogo in cui parlare di anime e manga allarga moltissimo i tuoi orizzonti: scoprii l’esistenza degli anime fansubbati, delle scanlation e, complice il fatto che avessi da poco iniziato l’università e quindi avessi iniziato a bazzicare Bari, seppi che in Italia venivano pubblicati molti più manga di quelli presenti nelle cartolerie della mia città. Fu in quell’anno che conobbi Neverland, la mia fumetteria di fiducia in quel di Bari.

Ci conoscevamo tutti così, allora. Tramite forum o siti che parlavano di questi argomenti. Perché, almeno dalle mie parti, parlare di queste cose era una cosa strana. E tu che ne eri appassionato eri visto come un essere strano e fuori dal mondo. Manco fossi un marziano, insomma. Chiariamoci, a me, di essere vista diversa dagli altri, non è mai importato un fico secco. Però non tutti la pensavano come me. Io sbandieravo ai quattro venti che amavo i manga, mentre molti lo tenevano nascosto, quasi fosse una malattia. Trovare qualcuno che leggeva manga – e, udite udite, fanfiction! – ti faceva provare la stessa sensazione che sentì Robinson Crusoe quando conobbe Venerdì.

Poi, ovviamente, le cose sono cambiate: le fanfiction adesso vengono pubblicate come originali e vendono pure, e gli eventi dedicati ai manga e agli otaku sono molti di più: la stessa Lucca Comics negli anni ha acquisito una tale importanza che l’anno scorso per il sovraffollamento ci furono degli incidenti e, quest’anno, ho letto, ci sarà un tetto massimo di biglietti in vendita. Anche i manga che arrivano sono molti di più e, complici social network e internet in generale, le case editrici tengono sempre più conto del parere degli appassionati. Non siamo più un gruppetto di nicchia, da additare; siamo un gruppo di persone con una propria passione che non ha nulla da invidiare a tante altre.
Ma la consapevolezza della portata di questo cambiamento, per me, è arrivata ieri.

Sono tre anni che a Bitonto c’è il Summer comics. Il primo anno fu una cosettina piccola, con un evento finale in piazza, con Le Pile Scariche (una cover band che fa canzoni dei cartoni animati), che fu molto apprezzata anche dai non più giovani (li ho visti io, seduti alle loro sedie, che muovevano la testa a ritmo di musica); l’anno scorso ci si spostò al Torrione, ma io scappai fuori subito, tanta era la ressa e il caldo. Quest’anno, invece, l’evento è stato organizzato in una struttura ristrutturata fuori città: non grandissima, ma con un parco abbastanza grande intorno. L’amministrazione ha messo dei pulmini a disposizione (anche se a piedi era fattibilissimo) e dalla stazione ci vogliono dieci minuti soltanto.
È stato… bello. No, non solo perché la manifestazione si è chiusa con un concerto de Le stelle di Hokuto, band cover ormai approdata anche a Lucca o per la gara cosplay che si è tenuta sabato sera. È stato bello perché c’era tanta, tantissima gente: bitontini curiosi, ma soprattutto appassionati, e gente che veniva da altri paesi, nella nostra piccola città, in una zona in fondo fuori mano, per assistere a un evento che, quindici anni fa, quando presi in mano il mio primo manga, non era possibile, qui, da me, neanche nei miei sogni più fantasiosi.
«Quando anche a Bari?» mi chiesi anni fa, mentre per la prima volta andavo al Romics, nel 2005, e a Lucca nel 2008. Ebbene, non solo a Bari – dove al B-Geek sono arrivati ospiti come Manara e ZeroCalcare, citato persino al telegiornale di Rai1, ma addirittura a casa mia. Poter dire che leggo manga e che scrivo fanfiction senza dover, ogni volta, spiegare che cavolo sono e sentirmi gli occhi addosso di chi non capisce e trova tutto questo molto strano. Incrociare per strada, in un bar, in una comitiva, gente con in mano un manga o con una suoneria di un anime o che – addirittura! – conosce persino il tuo nick.
La dimostrazione che tutto scorre e tutto cambia, che anche quando si pensa che non sia possibile, che si è solo una piccola minoranza, strana e folle, alla fine, se ci si impegna e si crede in quel che si è e in quel che si ama, si può arrivare a grandi risultati.
Questo mi ha insegnato il Summer Comics 2015.

Buon 2015!

Visto che quest’anno ho quasi dimenticato l’esistenza di questo blog – tranne che per aggiornare la lista dei libri che sto leggendo – e di fare gli auguri di Natale a tutti voi che passate di qui (ma ce ne sarà ancora qualcuno, poi?), cerco di rimediare:

buon anno nuovo a tutti!

Che forse è anche più generale e più giusto, visto che di qui passano anche persone che non credono nel Natale e/o non credono proprio a niente.
Ed è forse ormai molto più nel mio stile, visto che, più passano gli anni, più il buonismo del Natale mi fa rivoltare lo stomaco: che senso ha farsi i regali il giorno di Natale, farsi gli auguri, baciarsi e abbracciarsi e poi dirsene di tutti i colori durante l’anno? Che senso ha fare cenoni e pranzoni da rotolare, quando tu, credente, dovresti sapere che il bimbo di cui festeggi la nascita (che comunque NON è oggi, tutti continuano a ripeterlo, e spero tu lo sappia, perché va bene credere (e io sono cristiana, eh, quindi all’esistenza di un tizio chiamato Gesù ci credo), ma chiudere gli occhi alla verità storica è un altro paio di maniche) è nato povero in canna, in una mangiatoia, riscaldato da un bue e da un asinello, con la compagnia di poveri pastori (d’accordo, alcuni di questi elementi sono tratti dai Vangeli apocrifi, ma non venitemi a fare gli esperti di filologia biblica ché non è proprio il caso)? Per una persona che crede (ma anche che non crede, eh), il Natale dovrebbe essere tutto l’anno.
Quindi, ripeto, non venite a farmi gli ipocriti del Natale ché non è il caso.

L’anno nuovo, dicevamo. Di solito, tendo a postare il classico giochetto sulle cose fatte quest’anno, sui buoni propositi per l’anno nuovo e roba del genere; quest’anno, dato che non sono proprio in vena, mi limiterò a una lista molto, molto sintetica:

LAVORO. Tabula rasa, come sempre, a parte i pochi soldini che il doposcuola fa entrare (che è meglio di niente, ok); ogni anno si spera che il prossimo sia quello della svolta, ma, sinceramente, non ci credo neanche più.
I tirocini sono andati anche troppo bene: 6 mesi per finire la schedatura del fondo dell’ENAL (che amo, credetemi, ma vorrei fare anche altro nella mia vita di presunta archivista), senza neanche uno straccio di rimborso, pagandomi anche l’assicurazione (sì, Mibact, ti ho maledetto allora e lo faccio ancora. Fai veramente schifo), per avere un attestato che si aggiungerà a tanti altri e i complimenti del Ministero, di cui me ne faccio ancora meno (e, giusto perché sono una persona educata, evito di dire dove dovrebbero metterseli, i complimenti). Il bando dei 500 schiavi per la cultura, ancora tirocini per una retribuzione indecente, poi, è ancora appeso da un anno e le mie bestemmie verso il Ministero si fanno sempre maggiori. Un anno per un bando di merda. Fuck you.
Per quanto riguarda la formazione, invece, ho fatto l’aggiornamento della patente europea (se non sapete cos’è, andate sul sito dell’AICA a controllare. Google, questo motore di ricerca sconosciuto!) e sto frequentando un corso di formazione per la progettazione di app. Risulto uditrice, quindi niente rimborso spese né indennizzo per le ore di frequenza, ma almeno sto imparando un sacco di cose nuove e interessanti; l’anno prossimo dovrei fare anche tre mesi di tirocinio – gratis pure quello – ma ormai ho capito che i soldi mi guardano da lontano e decidono che faccio troppo schifo anche solo per avvicinarsi.

VIAGGI: meno male che almeno questo settore è andato bene: sono stata in Sicilia, a vedere gli spettacoli al teatro greco. con i dottorandi del dipartimento dove ho fatto il servizio civile, e sono stati giorni meravigliosi; del resto, ero in giro con amici con i miei stessi gusti e interessi. Io amo la Sicilia, Siracusa è meravigliosa come la ricordavo, le opere sono state fantastiche, ho pure visto i luoghi di Montalbano con persone che sapevo splendide e che si sono confermate tali e con altre che ho scoperto essere ancora più meravigliose di quanto pensassi. A quando un altro viaggio? *_*
Neanche un mese dopo, sono stata tre giorni a Roma con Stefania e qui abbiamo incontrato delle amiche “virtuali” conosciute grazie al fandom di Saiyuki. È incredibile pensare che sono più di dieci anni che ci conosciamo e tutto grazie a un “semplice cartone animato” (cit.).

VARI: Per il resto, basta una breve lista:
– L’altro giorno ho bevuto per la prima volta lo champagne, portato dal fratello di Marica direttamente da Milano. Pur essendo brut, la bottiglia è finita in meno di cinque minuti. XD
– La mia idea di vedere serie British (e da un po’ anche americane) con i sottotitoli sta dando i suoi frutti: ho fatto due lezioni di sei ore con una madrelingua inglese e sono sopravvissuta. Ecco, magari la mia capacità di esprimermi un po’ meno, ma almeno la comprensione è arrivata integra fino alla fine. Grazie a questo, comunque, mi sto facendo  una cultura mica male su un sacco di cose: sull’incendio di Londra, sugli Impressionisti, i pre-raffaeliti e la vita di Marco Polo e ho conosciuto un sacco di romanzi di cui non sapevo neanche l’esistenza. E poi dicono che la TV non è educativa!
– Sempre restando in tema “telefilm addicted” finalmente mi sono vista serie cult Doctor who, Torchwood, Merlin e sono in brodo di giuggiole perché, dopo anni che lo dicevo, finalmente qualcuno in America ha capito che da una trilogia come The librarian si potesse trarre una serie; certo, io l’avevo immaginata un po’ diversa, con Flynn che restava protagonista indiscusso della serie, ma in fondo i nuovi non sono neanche male.
-I  telefilm non regalano solo belle storie, ma anche bei volti: ho scoperto quanto meraviglioso sia David Tennant, di cui piano piano sto recuperando tutta la filmografia (Tenth Doctor, quando mi vieni a prendere? *_*), mi sto chiedendo perché John Barrowman non possa essere bisex come il mio amato capitan Jack, ma poi mi rendo conto che già è felicemente sposato, quindi comunque non ci sarebbe storia, quanto siano belli gli occhi di Richard Armitage e ogni tanto sogno di incontrare Benedict Cumberbatch e iniziare a parlare di libri  e di Alan Turing con lui. Poi dicono che la TV non possa essere educativa parte seconda. U_U
– Sono molto fiera del fatto che abbia completato la mia sfida di leggere almeno 52 libri in un anno. Mi ero ripromessa di leggere più classici, ma forse ho chiesto troppo a me stessa, sia perché c’erano troppe chicche che m’interessava leggere, quindi il proposito dei classici è andato presto a farsi benedire, sia perché Il conte di Montecristo e compagnia non sono una lettura da “52 libri in un anno”, a meno che non si voglia fare una vera e propria maratona. Ma per me la lettura è piacere, non una gara, quindi, niente, sarà per la prossima volta. Comunque, qualche sfizio me lo sono tolto, eh, sia classico che non: per esempio, mi sono letta/sto leggendo le due saghe di Riordan sugli dei e i semidei dell’Olimpo, ho finito la saga di Shadowhunters, ho letto la trilogia di Larsson, che ho adorato alla follia e finalmente ho letto La linea d’ombra, Piccoli uomini, Margherita Dolcevita Le due città che volevo leggere da un sacco. Per le altre mie letture da “è nella lista dei libri da leggere” mi sto attrezzando. Sui manga invece mi sono arenata, ma spero di riprendere presto (anche perché ho un sacco di cose da prestare e restituire…).
– Mia sorella si è laureata alla triennale. Finalmente! Sì, lo so che non riguarda me personalmente, ma sono belle cose. U_U

HIT
Non amo particolarmente le classifiche, ma quest’anno ci sono state cose che oh-Mio-Dio-TUTTI-devono-conoscere-questo-capolavoro/sapere-che-è-una-cagata! *_*

LIBRI:
Il libro dell’anno
è stata sicuramente la trilogia di Larsson, Millennium: Lisbeth Salander è LA donna per eccellenza, per me. Se fossi lesbica, vorrei una fidanzata come lei. Punto.
La delusione libraria dell’anno: la seconda parte della saga di Shadowhunters della Claire. Oddio, ma che è ‘sta cagata? Come ha potuto creare una simile schifezza dopo Le origini?
La schifezza letteraria dell’anno: Hotel Iris, di Yoko Ogawa: Cinquanta sfumature di grigio, in confr0nto, è un capolavoro. E ho detto tutto.
La scoperta dell’anno: le saghe di Percy Jackson e quella degli dei dell’Olimpo, di Riodan: Gra me ne ha parlato tantissimo, quindi sapevo che mi sarebbe sicuramente piaciuta, ma leggerla mi ha fatto tutt’altro effetto; del resto, io AMO la mitologia. *_*

FILM, TELEFILM E ANIME
La serie dell’anno: Call the midwife. È stata una piacevolissima scoperta, che mi sono sparata in pochissimi giorni. Reale, profonda, emozionante. Una chicca.
Il personaggio dell’anno: Capitan Jack di Torchwood che ho amato tantissimo, anche se nella quarta serie fa la figura dell’imbecille. Ma per me la quarta serie, tanto, non esiste.
La delusione dell’anno: la terza serie di Sherlock e la nona del Dottore. Praticamente, Moffat. Dio mio che cagata. Ho aspettato il mio amato Sherlock per due anni per poi ritrovarmi una simile schifezza. Al solo pensarci, mi sale un nervoso…
L’anime dell’anno: in realtà ne ho seguiti pochissimi, ma la seconda serie di Mushishi e la nuova di Sailor Moon sono stati il regalo più bello made in Japan.
La canzone-sigla dell’anno: tre, stranamente, sono stati i miei capolavori di quest’anno: Let it go, di Fronzen,  Far From Any Road, di True Detective e Kimi to kare to boku to kanojo to, prima ending della nuova serie di Fairy Tail.

Per quanto riguarda i film, invece, nessuno mi ha veramente colpito; tante, invece, le delusioni, tra cui La Bella e la Bestia e Lo Hobbit: la battaglia dei cinque eserciti.

Il ricordo più bello di tutti: il viaggio in Sicilia e il mazzo di fiori per il mio onomastico da parte di tutto il personale dell’archivio di Stato di Bari.

Propositi per l’anno nuovo?
Ogni anno è la stessa storia: per quanti ne faccia, non riesco mai a realizzarli tutti – o comunque non quelli a cui tengo di più, come per esempio quello di prendere una dannata certificazione di lingua – quindi quest’anno non ne faccio proprio, fermo restando che alla fine sono sempre quelli: la benedetta certificazione, trovare un lavoro “vero” e quello probabilmente più fattibile: dopo aver letto più di 52 libri in un anno, adesso voglio dedicarmi ai “mattoni” (in termini di peso, non (solo) di contenuto).
L’anno prossimo vi farò sapere com’è andata. XD

Tirando le somme e buoni propositi

E come ogni anno, giunti alla fine, mi piace riassumere sia le cose belle che le cose brutte con questo giochetto.

Cos’hai fatto nel 2013 che non avevi mai fatto? Sono stata “dietro le quinte” di un matrimonio; ho fatto le 7 del mattino; ho indossato una gonna scelta da me e senza un fucile puntato contro (smetteta di guardami storto, ok? XD); ho mandato a puttane un’amicizia di mia iniziativa (e non ne sono pentita); ho letto due libri in inglese (e non in riduzione); ho passato il capodanno in piazza; ho pianto ad un esame; ho corretto le bozze di un libro; ho fatto un corso on line.

Hai mantenuto i buoni propositi fatti l’anno scorso, e ne hai nuovi per il 2014? Odio fare buoni propositi, a meno che non siano librari! L’anno scorso avevo detto che volevo darmi seriamente all’inglese, cosa che ho fatto in parte, visto che quest’anno ho scoperto l’amore per le serie British e ho letto due libri in lingua; per l’anno prossimo vorrei continuare su questa scia: leggere più libri in lingua, riuscire a vedermi qualcosa in inglese senza sottotitoli (ok, questa forse è troppo difficile per me) e, magari, prendermi una certificazione (e mi sa che pure quest’anno me la sogno XD). Dal punto di vista librario, leggere almeno 52 libri (anche grazie a questa sfida), tra cui quei classici che mi riprometto sempre di leggere, ma che sono ancora lì nella libreria.

C’è stata qualche nascita tra le persone a te vicine? Nì. Non proprio vicine, ma tra i miei conoscenti sì.

C’è stata qualche “dipartita” tra le persone a te vicine? Le dipartite ci sono sempre, vicine o lontane.

Quali nazioni hai visitato? Nessuna.

Cosa vorresti avere nel 2014 che ti è mancato nel 2013? Un lavoro.

Quale data del 2013 rimarrà nella tua memoria? Il 17 giugno, perché sono iniziati gli esami della sucola di APD. Quella data ci ha terrorizzati per mesi.

Qual è stato il tuo più grande risultato di quest’anno? Il diploma presso la scuola dell’archivio di Stato e il corso di Archimista. I due libri in inglese letti e il fatto che mi sono data seriamente alle serie inglesi: erano anni che mi ripromettevo di farlo, e finalmente ci sono riuscita. Tutti mi dicevano che basta iniziare: è vero.

Qual è stato il tuo più grande fallimento? Non aver trovato nulla dopo la fine della scuola e del servizio civile.

Hai avuto malattie o incidenti? No, giusto un forte raffreddore, ma non così tanto da non farmi andare al lavoro. Ho però tolto un dente. Vale lo stesso?

Qual è stato il tuo miglior acquisto? Il mio amato cappotto blu elettrico e Bina, la custodia del mio KoBino! *_*

Quale avvenimento ha meritato d’essere celebrato? Il diploma dell’archivio: il giorno n cui sapemmo i risultati, noi amiche più strette ce ne andammo tutte insieme a pranzo.

Quale avvenimento ti ha depresso? Tante, troppe cose. La fine di un’amicizia a cui tenevo tanto e le conseguenze, come per esempio lo scoprire che molte persone che pensavo essere amiche alla fine hanno avuto comportamenti che mi hanno dato molto da pensare; la fine del servizio civile e la mancanza di un lavoro.

Che fine ha fatto il tuo denaro? In manga, libri (anche se, da qualche mese, molti meno), abbonamenti e biglietti di mezzi pubblici, pranzi a Bari e uscite serali.

Cosa ti ha davvero emozionato? La fine del servizio civile. Non perché sia stata contenta di finirlo, eh, ma perché alla fine quella settimana festeggiammo anche il mio onomastico e la Pasqua. I colleghi e gli amici mi fecero anche un regalo (una borsa in stile giapponese che adoro! *_*) e alcuni giorni dopo il professor Canfora e consorte mi regalarono alcuni libri del prof, con dedica.

Quale canzone o album ti ricorderà il 2013? Tutte le canzoni de “Les Miserables”: ho adorato quel film e ogni tanto riascolto le canzoni.

Rispetto all’anno scorso, sei: più o meno felice? più o meno grassa? più o meno ricca? Meno ricca, perché il servizio civile è finito a marzo e solo a settembre sono ritornata a fare ripetizioni (anche se la correzione di bozze mi ha fatto guadagnare qualcosina durante l’estate); più grassa, perché non mi muovo più come prima, quindi ho riacquistato qualche chilo (non che me ne freghi molto, eh); meno felice, perché ho nostalgia di quel che facevo e vedo il futuro piuttosto nero, sia sul campo lavorativo che affettivo.

Cosa avresti voluto fare di più? Scrivere. Viaggiare. Quest’anno sono stata a Latina, per un matrimonio, ma è stata una cosa di famiglia, non un viaggio “vero”.

Cosa avresti voluto fare di meno? Incazzarmi.

Come hai trascorso il Natale? A casa: sono venuti a pranzo Marica e famiglia.

Con chi passi più tempo al telefono? Simona.

Ti sei innamorata nel 2013? Nope.

Quante avventure di una notte nell’ultimo anno? Mi piacerebbe poter dire che ogni notte indosso il mio costume di Batgirl e vado a combattere il crimine, ma, mi spiace, le uniche avventure che vivo sono quelle che leggo nei libri, anche a tarda ora. U_U

Qual è stato il tuo programma tv preferito? Come già detto, quest’anno mi sono data alle serie inglesi (in particolare della BBC) e devo dire che, a parte qualche raro esempio, tutte mi sono piaciute – e mi stanno piacendo. Ma quella che ho adorato di più è stata Norh & South, period drama tratto dal romanzo di Elizabeth Gaskell. Bella la storia, ma soprattutto belli i personaggi (e gli attori! *ç*)

Odi qualcuno che l’anno scorso non odiavi? Odiare è una parola troppo limitata. Avete presente la sensazione che si prova quando, per strada, ci si trova a calpestare gli escrementi degli animali? Ecco, quella.

Qual è stato il più bel libro che hai letto? Su 47 libri letti, doverne scegliere solo uno è impossibile. Forse dovrei dire I pilastri della Terra di Follett, perché era una vita che volevo leggerlo e mi è piaciuto tantissimo, ma non posso dimenticare le due light novel di Toshokan sensou, che mi hanno aperto le porte al magico mondo delle light novel – in inglese – e la saga di Shadowhunters (serie regolare, le Origini e le cronache di Magnus), che ho adorato e di cui amo alla follia i personaggi (credo che le dichiarazioni d’amore di Jace siano tra le più belle che abbia mai letto, e ve lo dice una che non ama molto queste cose)

Qual è stata la tua migliore scoperta musicale? Questa canzone! Che sia chiaro: a me loro non piacciono per niente, ma Radio Bari Nord trasmette questa canzone un giorno sì e l’altro pure e alla fine non riesco a non associarla a tutti i miei viaggi Bitonto-Bari! XD

Cosa hai voluto ed ottenuto? Terminare le serie anime che avevo in corso (e, credetemi, ne avevo molte XD); la custodia del lettore ebook; leggere alcuni libri e vedere alcune serie che m’interessavano.

Cosa hai voluto e non ottenuto? Un lavoro.

Quali sono stati i film migliori dell’anno? Les Miserables! *__*

Cosa hai fatto il giorno del tuo compleanno, e quanti anni hai? 29. Oddio, sapete che non mi ricordo? Credo di non aver fatto nulla di eccezionale, perché non ero proprio in vena, e tutte le mie amiche o erano fuori o erano impegnate; la sera, invece, con la famiglia, sono andata a cena con la famiglia di Marica, perché io e il padre siamo nati nello stesso giorno.
Però, due settimane dopo, io e mia sorella andammo al Ginza, un ristorante giapponese che fa all you can eat, e ci siamo strafogate! *_* È stato il suo regalo, insieme con la torta al cioccolato che preparò i giorno del mio compleanno.

Quale cosa avrebbe reso migliore l’anno? Un lavoro e meno coglioni in giro.

Come descriveresti il tuo concetto personale di moda per il 2013? Gonne lunghe, beige! *__* L’unico motivo per cui quest’anno le ho indossate! XD

Cosa ti ha mantenuto in salute? Cerco di evitare di fare cazzate per non ammalarmi? XD E poi ho i miei fidi Benagol e ActiveGRIP che mi aiutano nel momento del bisogno. XD

Quale personalità ti ha affascinato? Magnus Bane di Shadowhunters (sì lo so che vale! XD)

Quale tema politico ti ha appassionato maggiormente? Non è propriamente un tema politico, ma la grandissima cazzata del bando “500 giovani per la cultura” è una chiara espressione di come la nosta politica tratta la cultura e la ricerca.

Cosa/chi ti è mancato? Un fucile, per far fuori certi coglioni. Sì, ok, scherzo. Ma anche no.

Qual è stata la persona migliore che hai conosciuto? In realtà quest’anno non ho conosciuto molta gente nuova, ma ho rafforzato vecchie conoscenze; diciamo che ho migliorato le mie conoscenze (sia nel bene che nel male, devo dire! XD), ecco, soprattutto con Angela e Anna(-chan) Maria!

Raccontaci una lezione di vita importante avuta dal 2013: “Meglio soli che male accompagnati”.

Una strofa di canzone che riassuma l’anno trascorso: prima o poi riuscirò a trovarla. Neanche quest’anno è uno di quelli, però! XD

Settembre

E, veloce come è arrivata, la prima settimana di settembre è già trascorsa.
Sono passati già due mesi da quando mi sono lamentata del fatto che l’estate fosse nuovamente arrivata e pregavo che finisse il più in fretta possibile – attirandomi gli sguardi irosi di coloro che in vacanza non ci erano ancora neanche andati. Ma che volete se questa stagione proprio non la sopporto?
Settembre, dicevo.
Ultimamente – tranne lo scorso, per motivi che risulteranno subito evidenti -l’arrivo di questo mese mi deprime. No, non è il fatto che il compleanno arrivi subito dopo (gli anni che passano non mi hanno mai interessata più di tanto, da quel punto di vista), ma è il senso di attesa di qualcosa che deve iniziare e che chissà se inizierà davvero a spaventarmi e a deprimermi.
Fino a pochi secoli fa, l’anno, per noi del Sud Italia, ma anche per molte altre zone, iniziava appunto a settembre. E, anche se ormai si festeggia il capodanno il primo gennaio, da noi settembre ha sempre dato l’idea dell” inizio”: inizia la scuola, a settembre; escono i bandi per i master e delle scuole di specializzazione; iniziano i corsi su qualsiasi cosa si voglia fare; le aziende riaprono e finalmente iniziano a chiamare – se decidono di chiamare – per i primi colloqui; persino in edicola escono i primi numeri delle raccolte (che, non ci crederete, era una cosa che da piccola adoravo, anche se in effetti io non ne cominciavo mai nessuna).

Settembre, quindi, è il mese dell’inizio.
«Che farò quest’anno? Che ne sarà di me?»
Da quando ho finito l’università, questa domanda è stata una costante tutto l’anno, ma, arrivati a settembre, diventa quasi un’ossessione. Quest’anno specialmente: ho fatto il servizio civile e la scuola dell’archivio: cosa farò ora? Ho visto il bando di una scuola di specializzazione e un master. La tentazione è tanta, visto quel che insegnano, ma la prospettiva di studiare – e pagare! – per altri due anni, per poi magari ritrovarmi a 31 anni con altri attestati ma nessun lavoro tra le mani, mi spaventa troppo per provarci.
L’obiettivo che mi sono posta, per quest’anno che inizia, per adesso, è quello stesso che avevo per l’estate: imparare bene l’inglese e prendere una certificazione: che sia studiando da sola, facendo un corso, ma voglio provarci.

Dei miei famosi propositi estivi non ho realizzato molto. Oh beh, dai: ho letto qualche manga – anche se la pila è ancora lì che mi guarda minacciosa – e, soprattutto, mi sono data alle mini-serie della BBC. No, dico: perché non ho scoperto qualche anno fa questa passione? *_* Sono esattamente quel che cerco: massimo 8-9 episodi, poche serie e, soprattutto, tantissime tratte da romanzi. Il paradiso! *_* L’unico inconveniente di queste è che poi mi viene voglia di leggere anche il libro che l’ha ispirata… allungando a dismisura una lista già infinita.
Per il resto, sono tornata alle mie ripetizioni. Nicola, ancora per quest’anno, avrà bisogno di qualcuno accanto e qualche soldino, a prescindere, non fa male. Sperando in qualcosa di meglio che chissà se e quando arriverà. Alla fine penso che mi andrebbe bene qualsiasi cosa, basta dare un senso a queste giornate che, per adesso, stanno scorrendo tutte uguali e tutte inutili.
A tutto questo, si aggiungono le relazioni interpersonali che non è che proprio vadano benissimo. Lo so che ci sono persone che mi vogliono bene. Lo so che ci sono persone che si preoccupano per me. Lo so, davvero. Però, come ogni anno, arriva settembre e io finisco per chiedermi se c’è davvero un posto nel mondo per me, se c’è davvero qualcuno che ha bisogno di me e se a qualcuno interesserebbe davvero s, domani, di punto in bianco, decidessi di andarmene via.
Forse è il caso di provarci, prima o poi. Magari potrei finalmente imparare bene l’inglese.

Agosto. Un anno fa.

Più o meno in questi giorni, un anno fa, l’allora “Dipartimento di scienze dell’antichità” chiudeva al pubblico per il mese di agosto. Agli studenti, più che altro, perché alcuni docenti e il personale continuavano imperterriti le proprie attività.
L’estate dell’anno scorso, come tutti ricorderete, fu veramente bollente: ancora oggi, mi corre un brivido dietro la schiena, nel ricordare il caldo afoso e il desiderio che arrivasse l’inverno il più in fretta possibile. Eppure, fu l’agosto più bello della mia vita.

La seconda settimana del mese (durante la prima la biblioteca rimase aperta, perché iniziava con gli ultimi giorni di luglio), arrivarono i nuovi scaffali e, siccome avemmo anche la fortuna di avere un aiuto, giacché un altro ragazzo doveva recuperare delle ore, io e lui ci mettemmo di buona lena per spostare tutti i volumi della sala dottorandi e i LAT del corridoio di filologia. Fu una faticaccia, devo ammetterlo, sia perché c’era tanta di quella polvere che Natale ci diede le mascherine, sia perché nel corridoio l’aria condizionata non c’è, sia perché, diciamo, la puntualità non era il punto forte del mio collega servizio-civilista. Nonostante questo, fu una bella settimana: c’erano Lucia – che alle 10.30 mi chiamava sempre per una pausa alla frutta – e Natale, più alcuni docenti che si affacciavano spesso.

La terza settimana fu quella di Ferragosto, e io rimasi a casa. Fu la settimana più lunga della mia vita, con tutto che andai allo Zoo Safari e da mia zia; la verità è che volevo tornare: avevo in programma di fare un sacco di cose, prima che la biblioteca fosse riaperta al pubblico.

La quarta settimana tornai felice al mio lavoro; Natale e Lucia non c’erano, così fui la padrona incontrata della biblioteca: aprivo con la copia delle chiavi che avevo, accendevo il computer per vedere se c’erano richieste di document delivery – non ne arrivò neanche una quella settimana! XD – e l’aria condizionata nella stanza in cui mi sarei posizionata quel giorno e mi davo al riordino dei libri. Proprio così: essendo una biblioteca a scaffale aperto, in cui chiunque può andare a prendere il libro che desidera, si può benissimo immaginare in che condizioni fosse l’ordine dei libri: ho trovato le cose più assurde, volumi messi a caso (200, chessò, vicino al 1100), collocazioni confuse (GL con LAT e addirittura riviste con monografie!). Visto che ero sola – ma, c’è da dire, l’ho fatto anche quando nelle altre stanze c’erano i docenti… – non mi sono risparmiata commenti a voce alta contro gli utenti e a favore dei poveri libri. “La donna che parla con i libri” mi chiamava Natale.
«Stacca ogni tanto, sennò rincoglionisci!» mi aveva detto Natale e io, seguendo il suo consiglio, ogni tanto scendevo dalla scala e mi dilettavo con la rilegatura di quei libri che stavano ridotti peggio.
Poi, verso l’una, andavo a pranzo. Per chi non avesse mai provato l’ebbrezza di girare per i corridoi dell’ateneo di Bari in pieno agosto, sappia che è una sensazione bellissima. Non c’è praticamente nessuno: solo tu e qualcuno che ancora non è andato in ferie. E così, mi mettevo in uno dei due loci amoeni (di solito dove c’è la fontana) e mi gustavo la mia frutta; poi, passavo dal bar per prendermi un caffè. Non c’era neanche più bisogno che parlassi: non c’era nessuno oltre me, infatti, in quei giorni non mi è mai capitato di attendere il mio turno.
Quei giorni, in dipartimento, c’eravamo io e i libri: se avessi voluto, avrei potuto mettere persino la musica, non se ne sarebbe accorto nessuno, ma quel silenzio era così bello e rassicurante che non mi sarei mai azzardata.

La quinta ed ultima settimana – quella che si concludeva con il primo settembre – fu invece quella più divertente. Tornarono sia Natale che Giusy, la ragazza part time, con la quale sin a luglio avevo legato. Quella fu la settimana del restauro: ci mettevamo tranquille tranquille in una stanza a restaurare i libri: quante conversazioni ci siamo fatte, fra una spalmata di colla e uno schotch messo sulla costina? E quanti pranzi, all’ombra del grande vaso?
Erano ormai gli ultimi giorni del mese: i dipendenti stavano cominciando a tornare dalle ferie e i primi irriducibili studenti stavano già popolando le altre biblioteche che avevano già riaperto. Il lunedì successivo, anche la nostra si sarebbe aperta e tutto avrebbe iniziato a tornare alla normalità: Lucrezia di nuovo al suo posto, all’entrata del dipartimento; Natale e Paolo in biblioteca; Lucia, Dina e Piera nella loro stanza. E i docenti e gli studenti in giro per i corrdoi, le prime richieste di prestito, i libri da digitalizzare, quelli che ritornavano dal prestito estivo, gli statini da consegnare per l’esame, i pomeriggi all’entrata con la compagnia dei libri che ancora dovevamo finire di rilegare, i primi «Non riesco a trovare questo libro…» degli utenti…

Mi manca. Mi manca davvero tanto tutto questo.

“To do list”: aggiornamento di luglio!

Come vola il tempo. È già trascorso più di un mese dalla prova in archivio di Stato e fra pochi giorni anche luglio finirà.
«Ma allora, stai rispettando i punti della To do List che avevi creato poco prima dell’esame?» si starà chiedendo qualcuno (ok, lo so, non se lo sta chiedendo nessuno. Ma, adesso che ve l’ho fatto notare, ve lo state chiedendo tutti, vero?).
Nì, potrei rispondere.
Sì, perché, per esempio, sono passata da Emanuele, a ritirare i manga n sospeso, eh! Anzi, ora che ci penso devo ripassarci di nuovo per i successivi, ma va beh. E sono anche stata in biblioteca, da Natale e dagli altri, anche più di una volta. Il pranzo al RedSky l’ho fatto proprio il giorno in cui sono apparsi i risultati e di gelati da Sandrino abbiamo iniziato a fare incetta proprio il giorno dell’orale.
Quindi, eh, il mio programma lo stavo seguendo. Davvero. Solo che poi, beh, sono sorti degli imprevisti. Piacevoli, ma sono sorti.
La colpa è stata tutta di Anna Maria. Lei ha avuto la bellissima idea di iniziarsi al mondo degli anime e di vedersi Itazura na kiss. Capitemi. Erano i giorni dell’esame, io avevo bisogno di pensare ad altro… e così, un po’ per questo motivo, un po’ per nostalgia, mi sono rivista qualche episodio qua e là.
Potete immaginare quanti danni abbia fatto questa cosa sul mio cervellino malato: all’improvviso, infatti, mi sono ricordata che da qualche parte avevo letto che sarebbe andato in onda il nuovo dorama sul manga. Così, cercando e ricercando, l’ho trovato, ancora in prosecuzione e me lo sono vista. In inglese (ve l’avevo detto che il programma lo sto seguendo, eh!). Quest’ultimo, poi, mi ha ricordato che c’era un live action che volevo vedere: quello di Toshokan sensou, serie che mi era venuta già in mente, perché avevo già pensato di consigliarne la visione alla suddetta Anna. Beh, il film in questione non l’ho trovato, ma ho scovato di meglio: Toshokan sensou: kakumei no tsubasa, ossia il film finale della serie, quello tratto dal quarto volume delle light novel, da cui l’anime è stato tratto. E che, tra parentesi, è in giro dall’anno scorso. Non riesco ancora a capacitarmi della cosa: come ho potuto dimenticarlo?!
Comunque, potete immaginare come sia finita la storia: non solo me lo sono vista (sempre in inglese: li rispetto i miei impegni, io! U_U), ma, in una settimana, l’ho rivisto tre volte – beh, che volete? Io non sono brava in inglese! Dovevo controllare di aver capito bene, no? U.U
Ovviamente, inutile che vi dica che il film è MERAVIGLIOSO. Diversamente che nell’anime, le tempistiche sono trattate bene e, soprattutto, abbiamo un finale VERO. Uno di quello che ti lascia con gli occhi a cuoricino e la certezza che il mondo potrà essere un posto migliore, un giorno.
In breve: la fangirl che è in me è tornata fuori più folle che mai. E, ovviamente, una fangirl che vuole migliorare il proprio inglese, che fa? «Si va a cercare fanfiction sulla serie, in inglese!» Direbbe qualcuno. Beh, anche Ma ho fatto di meglio: mi sono andata a riprendere la prima light novel, che avevo da eoni sul lettore ebook e me la sono letta. Di più: facendo una piccola ricerchina on line, ho scoperto che la traduttrice, nel frattempo, era andata avanti, aveva concluso 3 dei 4 volumi e stava traducendo l’ultimo. Potete dedurre da soli come sia finita la storia. XD Attualmente sono a metà del secondo volume e, se da una parte non vedo l’ora di finirlo, dall’altra non voglio, perché il quarto volume è ancora in traduzione e, comunque, sono solo quattro e non voglio che finisca. T_T Certo, qualcuno mi potrebbe ricordare che c’è anche il manga e che comunque ci sono le fanfiction. Ma è diverso. Non avevo mai letto una novel, prima, e sinceramente la sto trovando meravigliosa, di gran lunga superiore all’anime (esattamente come i libri sono migliori dei film XD), e probabilmente anche del manga; in più, di quest’ultimo on line si trovano solo 7 degli 11 volumi usciti, quindi chissà quando e se potrò leggere gli altri! T__T).
Comunque, potete ben immaginare quanto sia difficile riprendere a leggere un libro in inglese per una che non ne legge uno dal liceo – ed erano pure riduzioni! – Se la novel fosse stata in italiano, ci avrei messo meno di due giorni; in questo caso, per la prima, ci ho messo due settimane . Leggo al pc, più che sul lettore e, dopo un po’ potete ben immaginare come la mia vista mi abbia chiesto un po’ di pietà.
Calmato un po’ il mio momento di fangirl – ma mica tanto, visto che proprio ieri ho messo un’immagine del manga come mio nuovo avatar su FB! – ho colto al volo l’occasione per finirmi anche qualche serie che avevo in sospeso (sempre in inglese)  e di vedermi qualche telefilm british che avevo in mente di iniziare da un po’. Perciò ho terminato Hotaru no hikari 2 (e vi assicuro che è stato un parto: madò che palle! La prima serie mi è piaciuta molto di più!) e mi sono data a I pilastri della terra, Sense and Sensibility e The Bletchery circle, che avevo sul pc da eoni. Lo sapevo che sarebbe bastato poco per lanciarmi nel magico mondo delle miniserie british: complice Anna Maria (sempre quella di prima XD), a cui piacciono tanto, adesso ho una caterva di serie da vedere, con grande gioia del mio udito, che per un po’ ha intenzione di staccarsi dal giapponese per darsi all’inglese.
Quindi, ehi, non si può dire che non abbia rispettato molti dei punti della lista. Per quanto riguarda le serie giapponesi che ho in corso, i libri cartacei che avevo promesso di leggere e la montagna di manga che continua a crescere… abbiate fede! L’estate mica è finita! U_U

Due anni

«Madò, due anni!»
È stato questo il primo pensiero che mi è venuto in mente quando, a settembre del 2011, decisi di lanciarmi in una nuova avventura e provare ad iscrivermi alla scuola di Archivistica, Paleografia e Diplomatica.
Due anni sono tanti, pensai. Come sarà? Che succederà?
Fu quello il periodo dei “tentativi”: dopo un’estate passata nell’ozio totale – credetemi, non nel senso positivo ed entusiasta della parola! – avevo bisogno di fare qualcosa. Il doposcuola ai miei pargoli non mi bastava più: volevo fare qualcosa attinente ai miei studi, rendere proficui quegli anni trascorsi a regalare tasse all’università e a studiare materie bellissime, certo, ma che non mi avevano dato ancora niente all’atto pratico.
Fu ad ottobre che iniziai il tirocinio in archivio di Stato, esperienza che mi permise di avvicinarmi a un archivio vero per la prima volta e che mi fece conoscere l’ENAL – ente di cui non avevo mai sentito parlare, ma che invece è ancora qui, tra noi, senza che nessuno lo sappia, anche se è stato soppresso.
Fu proprio il giorno dopo della prova iniziale della scuola, che feci il colloquio per il servizio civile, per il quale non fui presa all’inizio, ma per il quale fui ripescata pochi mesi dopo, avventura che mi ha regalato l’anno più bello della mia vita.
Fu a settebre di quell’anno che iniziai il corso di giapponese – abbandonato a malincuore, poi, causa i mille impegni successivi.
Fu in questo periodo di nuovi inizi reali e sperati che varcai per la prima volta la soglia di quell’aula che, per due anni, è stata la mia casa il martedì e il mercoledì mattina.
«Due anni sono tanti», mi dissi allora. Eppure, già ad aprile di quest’anno, mi resi conto che anche l’anno di servizio civile, che sembrava lungo all’inizio – UN ANNO, oh! 365 giorni! Più di 1200 ore di lavoro! – era ormai, inesorabilmente finito.
«Due anni sono volati» è stato il commento generale, di prof e compagni di corso, qualche settimana fa, quando si sono concluse le lezioni.
Perché sì, un anno, due, tre, quattro, sono tanti, è vero, a pensarci; ma quando li vivi appassionatamente, in armonia, con belle persone, alla fine volano via in un baleno.
Perché, come il servizio civile, anche la scuola dell’archivio è stata una bella esperienza; certo, non nego che certe lezioni le avrei davvero evitate e che gli ultimi te mesi sono stati un incubo  («Nunzia, in tanti anni che ti conosco, con tanti esami fatti insieme, posso dire di non averti mai vista in questo stato!», mi disse Simona qualche tempo fa, e aveva ragione).
Eppure, nonostante tutto – nonostante una prima prova assurda, il caldo, le levatacce, le corse in ateneo, lo studio folle e disperato, l’ansia, le palpitazioni – questi due anni sono stati bellissimi. Ho conosciuto tanta gente, gente diversa, con interessi e aspirazioni diverse, che per due anni ha condiviso un’esperienza comune; certo, con alcuni non si è instaurato un grande rapporto, con altri si è creato un qualcosa di più, mentre con altri ancora si è creata una vera amicizia, e infine, con altri ancora, è stato un ritorno al passato. E chi me l’avrebbe detto, dieci anni fa, quando finii il liceo, che avrei frequentato ancora con Rossella? Che avrei di nuovo sclerato sugli esami con Mary, Benny e Simona? Che avrei stretto un legame così forte con Angela ed Elisabetta – anche perché ci beccavamo praticamente ogni giorno in ateneo?
È stato… bello.
È stato bello trascorrere con Simona due ore al telefono, come ai vecchi tempi, con me che iniziavo un discorso, poi un altro, poi un altro, sclerando e sparando fesserie; è stato bello vedere la managar Mary all’azione, e persino affrontare i momenti di panico estremo di Angela. E le pause caffè, le chiacchiere pre e post lezione, il gruppo su Facebook, i tagli e cucito, tanto da poterci aprire una sartoria,  il rosa di Terry, il registratore di Angela B, le “puntate psyco” di Angela in bagno, i nostri “dolcini” al distributore, le ciliegie, la sua mania dei post-it e i colori che ormai ha contagiato anche me e Mary, le ansie di Silvia con quei dannati libri sempre aperti, la lavagna senza fogli e i pennarelli che non funzionavano, il tono di voce della Pansini, sempre così alto, l’allarme antincendio rotto, le giornate studio in biblioteca (in centro o in nazionale), le email con mille e più domande impensabili su qualsiasi dettaglio su qualsiasi materia ci venisse in mente in quel momento, i pranzi sulle scale dell’archivio e della biblioteca, alla ricerca del sole o dell’ombra per pranzare… E poi gli “in bocca al lupo” di tanti amici (qualcuno chiamerà il WWF per questo, lo sento!), le telefonate di Franko. i messaggi di Annamaria e di Elisabetta che mi/i hanno permesso di superare il difficile periodo pre-esame…
Anche se non vedevo l’ora che finisse, so che già da domani mi mancherà tutto questo.
Ma, alla fine, che ne sappiamo? Magari a settembre ci ritroveremo di nuovo, tutti insieme, a vivere qualche nuova, folle, inaspettata avventura!
Io sono già pronta, e voi?
Ecco, però, se almeno stanotte mi fate dormire un pochino, magari…! U_U