Accadde oggi

Ultimamente non dormo molto. Fa caldo, e quindi ho preso la pessima abitudine di mettermi a leggere, prima di addormentarmi, finendo per fare le due-tre senza rendermene conto. E, quando mi accorgo di aver superato la mezzanotte, la prima cosa che faccio è andare su Facebook e cliccare su Accadde oggi.

Accadde oggi è una funzione che adoro. Parecchio.
Sono sempre stata un’amante del passato, e non solo dal punto di vista storico. Mi piace, per esempio, tornare indietro a rileggere i vecchi post di questo blog per vedere quanto sono cambiata nel corso degli anni – poco, per certi veri; molto per altri.
Quindi, dicevo, Accadde oggi è la funzione dei miei sogni. Mi piace vedere, in questi anni di vita sui social network quanto sia cambiata, quante mini-avventure quotidiane abbia condiviso con il mondo; in questo modo, mi riaffiorano un sacco di ricordi che magari avevo completamente rimosso. Belli e brutti. E le sensazioni che avevo provato scrivendo, all’epoca, ritornano violente, come se quel qualcosa stesse accadendo proprio oggi.
Ma è… diverso. La mia mente, il mio cuore ricordano e rivivono, sì; ma la mia razionalità vede tutto in modo diverso. Un po’ come quando rivedi un vecchio film che avevi amato, ricordi il perché e le sensazioni che avevi provato all’epoca, ma, mentre rivivi quel ricordo, senti che comunque non appartiene più al presente. Ormai, è passato. Nel bene e nel male.

A me piace questa sensazione. Di rivivere il passato in modo analitico e oggettivo, intendo. Perché significa che quel qualcosa che a quel tempo ti ha dato quelle sensazione, è parte di te, sì, ma non condiziona il tuo presente.  Per quanto puoi avere nostalgia di quel giorno di tanti anni fa, quando sorridevi nell’obiettivo con i tuoi amici, ti rendi conto che è un prezioso ricordo che custodirai per sempre, ma non provi quella dolorosa consapevolezza che, se la magia esistesse, torneresti indietro nel tempo per rivivere quei giorni. A qualunque prezzo.

Anche per il dolore, in fondo, è così. Ritornare indietro nel tempo, rileggere quei post che fino a qualche mese fa ti facevano male, per poi scoprire, un giorno, che, senza che tu te ne sia mai accorta, quella voglia di cancellare con un colpo di spugna quei mesi, non c’è più. Ti resta il ricordo di una sofferenza forte, che ti porterai dentro e che ti insegnerà a cercare di non commettere mai più gli stessi errori, ma non va oltre. E ti sorprendi a guardare attentamente  e lucidamente a quei giorni, per analizzarli e cercare di capire quando le cose hanno iniziato ad andare male. E, soprattutto, perché.

La notte, secondo me, aiuta a rendersi conto di queste cose (e queste cose sospetto aiutino a non prendere sonno. Ma tant’è). Aiuta ad analizzare più a fondo le situazioni, quasi che il buio ci permetta più facilmente di scavare in quello che, alla luce del sole, non vogliamo guardare. Tanto, non può vederci nessuno.

E così, rivedendo quei post che, ogni singolo giorno, mi appaiono facendo riaffiorare ricordi e sensazioni di tutto quel che è accaduto ormai anni fa, una semplice consapevolezza si fa largo in me.
No, quel che è accaduto non è stata colpa mia.
O meglio: se qualche colpa l’ho avuta, è stata voler troppo bene. Ho voluto troppo bene a persone che non lo meritavano. E che non lo meritassero me lo dicevano in tanti e anche io, adesso, lucidamente, mi rendo conto che avevano ragione. Che non vedevo un sacco di cose.
Il troppo affetto può essere una colpa? Certo, quando non ti accorgi che non è corrisposto. E no, non sto parlando di amore. Anche se, in fondo, poi, è un po’ la stessa cosa.
Ma se voler bene a una persona è una colpa, è anche la miglior arma di  difesa. Io ho fatto di tutto, per mantenere questo rapporto. Ho litigato con persone che mi dicevano di lasciar perdere, ho lasciato correre cose un sacco di cose che, adesso, non farei più passare sotto silenzio; ho perdonato, perché errare humanum est.
Quando tutto è finito, mi sono chiesta il perché. Perché a me? Non era giusto, avevo dato così tanto. Troppo. E ho odiato. Tanto. Perché non si può perdonare una persona a cui dai tanto e ti ripaga in questo modo. La rabbia che provi, forse più verso te stesso, perché ci sei cascato, che non verso l’altro, è un macigno che ti porti dentro, che non ti lascia libero. Diventi schiavo di quella rabbia, di quell’odio e di quella domanda: Perché?
E così, passano gli anni. Ci pensi sempre meno, alla fine, perché vivi la tua vita. Ogni tanto il pensiero ritorna e la rabbia pure, troppo irrazionale, ancora, per poter dire che l’hai superata.
Poi ti trovi davanti quella funzione. Quella che ti dice che hai fatto quel giorno, anni fa, e ti fa rivedere tutto quello che tu avevi faticosamente ricacciato indietro.
All’inizio cominci a saltare quei post e quei link, perché fa male leggerli; poi, però, per caso ti cade l’occhio. E cominci a ricordare. A ritornare indietro nel tempo. Ed è allora che, più lucidamente, cambi prospettiva.
Forse, non sei tu che hai sbagliato; forse è quella persona che è nel torto. Non sei tu che ha sbagliato nel voler bene; è quella persona che getta nelle ortiche l’affetto che le dai – e puoi provare a giustificare il suo comportamento in tanti modi, appellarti a mille studi psichiatrici, ma alla fine il succo non cambia: non eri tu a non voler dare affetto; era quella persona a non volerlo.

La colpa non è tua.

E lo vedi: da quello che scrivevi e NON rispondeva, da quello che facevi e non veniva apprezzato, da quello che è successo quando hai deciso di non dare più – perché buoni sì, fessi no. Tutto messo nero più bianco, da un sito freddo che però ha una memoria migliore della tua.

La colpa non è tua.

È quella persona che ha perso il tuo affetto, e non lo avrà mai più, questo è certo. Ha perso i bei momenti in cui ci si divertiva tutti insieme, in cui ti preoccupavi, per quella persona, più di quanto ti preoccupassi per te stessa. Ha perso quella – quelle! – persone che la consideravano quasi parte della propria famiglia. Ha perso l’amicizia disinteressata, quel sentimento che provi soltanto quando vuoi veramente bene a qualcuno.
Non sei tu che hai perso qualcosa, non sei tu che devi starci male.

Non è colpa tua.

E ti senti finalmente libero da quel peso che tanto ti opprimeva.

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