La taverna dei sognatori

Ok, respira.

Dopo anni di tentennamenti e insicurezze, dopo tantissimi “Sì, ma chi me lo fa fare?” e “Nah, che idea stupida, ma a chi diavolo vuoi che interessi una cosa del genere?” e altri mille film mentali che potrebbero riempire le cineteche di tutti i pianeti dell’universo, alla fine, mi sono decisa e ho aperto un blog di recensioni: La taverna dei sognatori.

Noooooo, anche tu? Ma era proprio necessario? Non rompi già l’anima su aNobii e Goodreads per infestare anche altri lidi? E poi, chi te l’ha detto che le tue recensioni interessano davvero a qualcuno?

Avete ragione su tutta la linea, infatti, proprio per questo motivo, negli anni, ho creato e cancellato almeno una decina di blog di recensioni. Poi, un’amica, qualche giorno fa, mi ha fatto notare come il mondo abbia bisogno dei mie sproloqui e, così, eccomi qui. U_U

(No, ok, sto scherzando, quindi non andate a cercare la povera Rose per minacciarla, grazie).

Se vi state chiedendo come funziona e cosa troverete, potete risolvere i vostri dubbi andando qui.

Proprio perché è un blog appena creato, probabilmente, ci saranno ancora dettagli che devo sistemare: non fatevi alcuno scrupolo nel segnalarmeli, anzi, ve ne sarei davvero grata.

Che altro aggiungere? Buona lettura!

First Certificate

Da quando ho iniziato a fare il gioco di fine anno, quello che riassume ciò che abbiamo fatto durante l’anno passato e i nostri progetti per quello futuro, c’è sempre stata una costante: la mia voglia di imparare l’inglese e prendere una certificazione.

Per anni è stato un progetto posticipato al Duemilamai, sia perché avevo altro da fare, sia perché, diciamocelo, l’inglese non è mai stata la mia lingua preferita – e ogni giorno penso alla persona che mi ha portata a questo punto e le invio tutto il mio disprezzo.

Poi, finita la scuola d’archivio e il servizio civile in una botta sola, senza ragazzini a cui fare ripetizioni perché a quei tempi uno aveva finito la terza media, mentre l’altro non era interessato ai compiti per le vacanze almeno fino ala settimana prima dell’inizio della scuola, decisi che era ora di superare questa mia avversione e decisi che avrei sfruttato quello che amavo di più, per avvicinarmi a qualcosa che odiavo: i libri e gli anime.

Grazie a un’amica, infatti, avevo scoperto che la BBC faceva bellissime mini-serie sui miei romanzi preferiti e quindi decisi di vederne qualcuno. Non ero – e non sono – un’appassionata di serie americane, troppo lunghe e con un accento che a me non piace per niente, ma quelle British sembravano un buon compromesso.

Fu quello il mio primo incontro con un period drama e ne rimasi conquistata. Mi ricordo ancora il primo che vidi: Emma, tratto dal romanzo della Austen che avevo finito di leggere poche settimane prima.

Dopo quello, non mi sono più fermata, prima grazie ai consigli della mia amica, poi perché avevo trovato tanti siti a cui fare riferimento: pian piano, dai period-drama sono passata ai gialli e alle serie cult: conobbi Merlin, Doctor who, Torchwood e, con loro, attori fantastici di cui non conoscevo l’esistenza.

Ogni giorno vedevo almeno un episodio: era un compito che mi ero prefissa e, oggi, dopo 4 anni, continuo ancora a svolgerlo diligentemente.

Con il passare degli anni, ho deciso di allargare il mio bacino:mi ero accorta, infatti, che, effettivamente, la mia capacità di capire un dialogo in inglese era migliorata tantissimo, nonostante usassi solo i sottotitoli italiani; così sono passata a vedere gli anime con i sottotitoli in inglese (e, devo dire, la mia pazienza, sia in termini di attesa che di resa linguistica, ne ha giovato tantissimo); inoltre, in quel periodo trovai le light novel di una serie anime che amavo, in inglese, e decisi di provare a leggerle: impiegai mesi a finire la prima, la seconda subì varie interruzioni, mentre per la terza ci misi due settimane e per la quarta solo pochi giorni.

A settembre 2015, la svolta. Un’amica, conosciuta grazie a uno stage per un corso di formazione che stavo facendo, mi chiese se davvero avevo intenzione di fare un corso in inglese, perché anche lei voleva farlo. Facemmo insieme il test di ingresso, ma alla fine ci trovammo in due livelli diversi. Non aveva importanza: era bastata quella spinta per farmi decidere.

Questo autentico tuffo nell’inglese diede i suoi frutti: l’anno scorso, come qualcuno ricorderà, presi il PET con un voto altissimo e a settembre mi iscrissi al livello per ottenere il First, certificato minimo per poter essere calcolata sia all’estero sia dagli italiani che cercano qualcuno che conosca l’inglese.

Nello stesso periodo, l’anno scorso decisi di dedicarmi alla lettura di libri in inglese: le light novel, ormai, non bastavano più, anche perché avevano un lessico troppo semplice; così, sono passata ad autori di romanzi per ragazzi che amo: niente di troppo complicato, ma abbastanza abbordabili perché non mollassi subito. Parlo di Rick Riordan e, soprattutto, Jonathan Stroud, l’autore che ha dato inizio a tutto, poiché avevo scoperto che in Italia si degnano di pubblicare i suoi romanzi almeno due anni dopo la loro uscita in Inghilterra: in pratica, per leggere gli alti due romanzi finora usciti della sua ultima sua saga avrei dovuto aspettare almeno altri quattro anni!

A fine anno decisi di fare l’ultimo passo: vedere serie in inglese sottotitolate in inglese.

La causa è molto simile a quella che mi ha spinto a leggere in inglese: nonostante ci siano un sacco di gruppi di fansub, ho notato che la maggior parte si dedicano a serie cult, mentre quelle che piacciono a me non le calcola mai nessuno (un giorno scriverò un post su questa mia capacità innata, mia croce e delizia da sempre): o non vengono tradotte oppure sono la classica ultima ruota del carro e devo aspettare un sacco per vederle. Così, mi sono detta, se non va Maometto dalla montagna…

Mi rendo conto che questi ultimi due punti sono davvero difficili da mettere in pratica, per me: amo leggere e farlo in una lingua diversa dalla mia è fastidioso, anche perché sono costretta ad essere più lenta, in quanto non sempre conosco tutte le parole; la stessa cosa succede con i sottotitoli, soprattutto quando vengono usati phrasal verbs e slang, che ogni volta sono la mia croce. Per questo, preferisco farlo con opere che non si trovano in italiano e che quindi non posso recuperare in altro modo; tuttavia, ci sto lavorando: con gli anime ci sono riuscita e non vedo perché non dovrei frtlo anche con i telefilm o con i libri.

Anche questo ulteriore passo avanti, comunque, non è stato vano: l’8 luglio ho sostenuto l’esame per il  First – in anticipo rispetto all’anno di corso – e qualche giorno fa ho avuto il risultato: esame superato!

Ci ho messo un po’ a razionalizzare e a capire che cosa significa veramente per me questo traguardo. Per gli altri non sarà niente, un semplice certificato in più nel curriculum, ma, per me, che sono partita dall’odiare questa lingua e dal “Un giorno lo farò” è molto, molto di più.

Ce l’ho fatta.

Adesso mi guardo interno ed è come se qualcosa mi mancasse: d’accordo, continuerò a vedere le serie tv in inglese con i sottotitoli in italiano o in inglese, a cercare di leggere più libri in inglese, ma poi? Voglio continuare, perché una lingua, se non si pratica, la si dimentica. Quindi, la soluzione migliore sarebbe continuare il corso che sto facendo. Non tanto per fare anche l’esame per il C1, sinceramente per adesso non mi interessa proprio, ma per me stessa. Anche perché da sola posso anche leggere e vedere serie tv, ma non potrei parlare in inglese e migliorare il mio writing. E, soprattutto quest’ultimo, è ancora un problema per me. Sono sicura che si tratta solo di mancanza di fiducia in me stessa, retaggio del mio odio atavico per questa lingua, ma ho tutta l’intenzione di superare anche questo scoglio.

Solo che, per iscriversi a un corso servono soldi, e già l’anno scorso frequentare e fare l’esame è pesato tantissimo sulle mie già esigue finanze.

Non so davvero cosa fare: l’ideale sarebbe trovare un amico madrelingua (o che conosca in modo eccellente la lingua) a cui vada di scrivere e parlare in inglese con me – e che, possibilmente, mi corregga – ma per adesso è tutto un grande punto interrogativo.

Di una cosa sono certa: per la prima volta, a dicembre, non scriverò che voglio prendere il First. E questo è davvero tanto, per me.

Bye bye, 2016

E, come ogni anno, eccomi qui a tirare le somme di questo 2016.
Un anno abbastanza positivo, per quanto mi riguarda; migliorabile, è vero, ma ci sono stati anni peggiori: ho conseguito il PET, ho terminato l’inventario dell’ENAL che portavo avanti da cinque anni, sono stata scrutatrice e quasi la metà delle mie letture è stata in inglese (un risultato più che buono per una che, fino a un paio di anni fa, odiava questa lingua XD).
Certo, c’è sempre qualcosa che manca, qualcosa che poteva andare meglio, qualcosa che, invece, si è rivelata un disastro, o quasi; ma, visto l’andazzo generale del 2016, mi accontento dei miei traguardi, con l’augurio che, nel prossimo anno, possa superarne altri.
Vorrei augurare un anno meraviglioso, ovviamente. Un anno senza brutte notizie, senza tragedie e calamità, naturali e non. So che è un’utopia, ma spero, comunque, che sia un anno ricco di soddisfazioni e risultati. Auguri a tutti!

Cos’hai fatto nel 2016 che non avevi mai fatto? ho fatto da scrutatrice ai due referendum; ho pubblicato un inventario; ho sostenuto un esame Cambridge (il PET); ho letto più di un romanzo in lingua originale (e non una riduzione scolastica); ho seguito delle serie TV interamente sub eng; ho prenotato da sola dei voli (fino ad adesso lo avevano fatto altri per me XD); ho bevuto vine brulé e mangiato pancake e dorayaki; ho scritto una fanfiction su Toshokan sensou; ho studiato diritto amministrativo; sono stata al Festival dell’Oriente; ho assistito a una partita di pallavolo della nostra nazionale; ho organizzato un pranzo di matrimonio; sono stata a Salerno e sul lago Lacena; sono stata in una SPA; ho visto dal vivo John Peter Sloan e Michele Riondino (con tanto di foto e autografo!).

Hai mantenuto i buoni propositi fatti l’anno scorso, e ne hai nuovi per il 2016? L’anno scorso scrissi queste parole: “ripropongo la certificazione d’inglese, perché non ce l’ho ancora, un lavoro più stabile, leggere più manga e Guerra e pace e riprendere il giapponese”. Di queste, ho mantenuto solo la prima: non ho ripreso Guerra e pace (anche se ho visto la miniserie della BBC), i manga sono ancora lì che mi attendono e, per quanto per qualche settimane abbia fatto qualche lezioncina di giapponese, non l’ho proprio ripreso. Tutto sommato, però, poteva andare peggio. XD

C’è stata qualche nascita tra le persone a te vicine? Sì, per fortuna! Sono ormai una zia acquisita veterana! XD

C’è stata qualche “dipartita” tra le persone a te vicine? Per favore, eh. Quest’anno, fra personaggi famosi, persone che conosco, altre vicine a persone che conosco e gente morta in attentati e in incidenti abbiamo fatto l’en plein. -__-

Quali nazioni hai visitato? Solo l’Italia. A meno che non valgano i padiglioni del festival dell’Oriente. XD

Cosa vorresti avere nel 2017 che ti è mancato nel 2016? Un lavoro stabile.

Quale data del 2016 rimarrà nella tua memoria? Il 12 luglio, giorno dell’incidente ferroviario tra Corato e Andria. Ma ne ho parlato già abbastanza all’epoca.

Qual è stato il tuo più grande risultato di quest’anno? Il PET e la pubblicazione dell’inventario dell’ENAL.

Qual è stato il tuo più grande fallimento? Non aver trovato un lavoro stabile.

Hai avuto malattie o incidenti? No, ma ad agosto ho avuto un fortissimo dolore al piede sinistro e ultimamente ho spesso dolori al collo. -_-

Qual è stato il tuo miglior acquisto? Il mio nuovo, fighissimo, cellulare! *_*

Quale avvenimento ha meritato d’essere celebrato? L’inventario e la certificazione. Ma non li ho mai festeggiati. XD

Quale avvenimento ti ha depresso? I requisiti richiesti al concorso MiBACT, sempre più assurdi e folli. Troverò mai un lavoro nel settore che amo tanto e per cui ho speso tanti soldi senza dovermi svenare per una formazione sempre più specialistica e sempre più costosa?

Che fine ha fatto il tuo denaro? Uscite, manga e corso d’inglese.

Cosa ti ha davvero emozionato? L’aver preso un voto così alto alla certificazione. Non ci avrei mai creduto: quando Pasquale me l’ha confermato, me lo son fatto ripetere almeno una decina di volte. XD Avrà pensato che sono completamente scema. XD

Quale canzone o album ti ricorderà il 2016? Questa e quest’altra canzone.

Rispetto all’anno scorso, sei: più o meno felice? più o meno grassa? più o meno ricca? Più grassa, perché faccio una vita più sedentaria; più povera, perché non guadagno granché e sono aumentate le spese; meno felice, perché i momenti giù superano di gran lunga quelli in cui mi sento positiva.

Cosa avresti voluto fare di più? Credere in me stessa.

Cosa avresti voluto fare di meno? Deprimermi.

Come hai trascorso il Natale? Prenotando le vacanze ad altri. XD Oltre a questo, quest’anno sono venuti a pranzo la famiglia di Marica e quella di Ammarita e il ragazzo di mia sorella. Eravamo in 12.

Con chi passi più tempo al telefono? Simona.

Ti sei innamorata nel 2016? No.

Quante avventure di una notte nell’ultimo anno? Continuo ad essere una ragazza troppo seria per fare queste cose. U_U

Qual è stato il tuo programma tv preferito? Peaky Blinders e Haikyuu!!!

Qual è stato il più bel libro che hai letto? Le fatiche di Apollo: l’oracolo nascosto, di Rick Riordan.

Qual è stata la tua migliore scoperta musicale?  Questa canzone. E pensare che l’anime devo ancora proseguirlo. XDD

Cosa hai voluto ed ottenuto? Il PET.

Cosa hai voluto e non ottenuto? Riprendere a scrivere a pieno regime.

Quali sono stati i film migliori dell’anno? Quest’anno ho visto parecchi film che mi sono piaciuti: The danish girl, Animali fantastici e dove trovarli e Your name in primis. Mi raccomando, vedetelo a gennaio! è__é

Cosa hai fatto il giorno del tuo compleanno, e quanti anni hai? 32. A dire il vero non mi andava di far niente, ma alla fine venne a pranzo un’amica e il ragazzo di mia sorella e restammo tutto il pomeriggio a chiacchierare; la sera prima, invece, offrii ad alcuni amici un cornetto.

Come descriveresti il tuo concetto personale di moda per il 2016? Tutti quei colori sgargianti mi fanno troppo schifo per avere un’opinione in proposito. XD

Cosa ti ha mantenuto in salute? Sono una persona all’antica, io: non prendere freddo, metti la sciarpa ed evita le correnti d’aria. Poi,  Vivinci e ActiveGRIP se proprio sei stato fregato. XD

Quale personalità ti ha affascinato? Affascinato nessuno, ma mi piace un sacco Shaneid, una ragazza che insegna inglese presso la scuola che frequento. Non so perché sinceramente, ma l’adoro! <3

Quale tema politico ti ha appassionato maggiormente? I due referendum.

Cosa/chi ti è mancato? Un fucile, per far fuori certi coglioni. Sì, ok, scherzo. Ma anche no. -> questa la riciclo ancora una volta, ma aumento la dose: più che un fucile ci vorrebbe un asteroide che faccia fuori gli esseri umani in generale. Facciamo troppo, troppo schifo.

Qual è stata la persona migliore che hai conosciuto? Quest’anno ho conosciuto varie persone, soprattutto al corso d’inglese, ma la persona che mi viene in mente è Annarita. Ci conosciamo da qualche anno, ma è stato quest’anno che abbiamo stretto più amicizia e abbiamo preso la sana abitudine di andare a prenderci un’HB al pub. XD

Raccontaci una lezione di vita importante avuta dal 2016: “Quando credi di aver visto tutto, gli esseri umani riescono a stupirti. In negativo.”

Una strofa di canzone che riassuma l’anno trascorso: prima o poi riuscirò a trovarla. Neanche quest’anno è uno di quelli, però! XD

Buoni propositi per l’anno nuovo. Ma sì, proviamoci anche quest’anno! XD Un viaggio all’estero, possibilmente in terra anglofona per migliorare il mio inglese, prendere il First e trovare un lavoro stabile, possibilmente che mi piaccia e leggere più libri, soprattutto in inglese – o almeno più difficili rispetto a quelli letti quest’anno. Chissà se ce la farò! XD

Intervista sui personaggi

Questo meme l’ho rubato a Nykyo.
 
La regola è questa: Parlatemi di uno dei vostri personaggi preferiti, che sia conosciuto o inventato da voi. 16 domande (anche se mi sono accorta che una si è persa strada facendo. XD).
 
Allora, visto che io scrivo sia fanfiction che originali, vuol dire che parlerò di due personaggi, uno originale e uno da me molto sfrutt- ehm, su cui ho scritto molte fanfiction. U_U
 
1. Qual è il vostro personaggio preferito? Perché?
Enrico (originale) e Chiaki (Nodame Cantabile).
Non è che siano i miei preferiti, ma li ho scelti perché scrivere su di loro è stato un vero piacere. Enrico è quello che, da essere una macchietta, ha imposto la propria presenza con tale forza che alla fine gli ho dedicato anche una spinoff (ed è stato il personaggio preferito di molti lettori); Chiaki, invece, è stato l’unico che abbia deciso di collaborare a questo gioco: Tsukimori (La corda d’oro) mi ha guardato dall’alto in basso schifato, mentre Sanzo (Saiyuki) mi ha puntato una shoreiju senza tanti complimenti. -.-
Chiaki: veramente io sono stato costretto da Nodame. Ma tra te e lei, preferisco le tue domande.
Ehm… proseguiamo che è meglio. ^^
 
2. Qual è la cosa più brutta che gli sia accaduta nella vita?
Con Chiaki l’autrice si è divertita parecchio: ha rischiato di annegare, ha paura di volare per uno shock avuto da bambino, quindi (fino al decimo volume del manga) è bloccato in Giappone senza poter raggiungere il suo amato maestro, Viera, in Italia. Dulcis in fundo, la sua fidanzata lo lascia (prima dell’inizio della storia). XD
Chiaki: no, la cosa peggiore è stata conoscere Nodame.
Io: Chiaki, l’intervistata sono io, non tu. E poi, dici così, ma so che non lo pensi!
Chiaki: Davvero? Ti ha mai invitato a pranzo?
Io: Ehm… ^^ Dicevo, Enrico è uno dei personaggi più allegri e simpatici che abbia mai creato. A guardarlo, sembra quasi che problemi in vita sua non ne abbia mai avuti, ma ovviamente dietro la sua aria sempre allegra si nasconde un ragazzo che a 12 anni ha scoperto di amare gli uomini e ha dovuto lottare per accettarsi e farsi accettare; durante la sua adolescenza ha capito che lui viene prima di tutto e sa esattamente cosa vuole dalla vita. Però ha un padre assente, una madre che, per quanto l’abbia capito che non può cambiare la sua natura, sogna ancora che suo figlio le presenti una fidanzata e una sorella – minore e un po’ rompiscatole – che è però la sua prima fangirl.
 
 
3. C’è una scena o un momento della sua vita che vi ha colpito particolarmente ma che avete deciso di non inserire nella sua storia? Perché questa scena è stata eliminata?
Nodame Cantabile non l’ho scritto io, quindi, non essendo l’autrice originale, ho preso il personaggio così com’era. Ninomiya-sensei ha lasciato poco al caso, quindi io mi sono divertita molto a descrivere qualche missing moment divertente e possibili sviluppi quando ancora il manga era in corso.
Su Enrico, no, veramente no. Il momento della sua vita che più amo è proprio quello che ho descritto nella spinoff. In realtà mi piacerebbe sapere, chi tra Enrico e Luca fa la proposta di matrimonio, ma, per quanto Enrico insista perché lo scriva, non credo che lo farò mai. Perché? Sostanzialmente perché sono fatti loro. XD
 
 
4. Qual è il segreto più segreto di questo personaggio?
Dovrei contattare l’autrice originale per questo. XD
Quello di Enrico invece non ve lo dico: se non l’ha mai detto a nessuno, neanche a Luca, ci sarà un motivo. U_U
 
5. Cosa sapete su questo personaggio che lui/lei non sa ancora?
Chiaki non sa ancora che un giorno sarà un papà più protettivo dei padri del sud Italia. Sospetto che sia colpa del fatto che teme più cosa combinerebbe la mamma che il mondo esterno, ma XD
Enrico, a pensarci bene, credo proprio di sapere chi tra i due farebbe la proposta. Ma ovviamente non te lo dico. U_U
 
6. Se rincontrasse il/la suo/a ex cosa gli/le direbbe?
Chiaki l’ha incontrata. XD È una scena del manga.
Enrico non ha un vero e proprio ex, visto che prima di Luca ha avuto solo avventure. Quindi diciamo che un cenno del capo come saluto basterebbe.
 
7. Cosa fa il sabato sera quando è costretto a rimanere a casa da solo mentre i suoi amici (se ne ha) si divertono senza di lui?
Chiaki NON esce il sabato sera. Lui lavora sulle partiture (è direttore d’orchestra).
Enrico rimarrebbe a casa a provare un nuovo gioco per pc appena uscito, poco ma sicuro.
 
8. Qual è il suo primo ricordo?
Quello di Chiaki forse è Viera-sensei. XD
Quello di Enrico, uhm, non so, qualche guaio combinato all’asilo per cui era stato sgridato o punito.
 
9. Se potesse tornare indietro nel tempo per rivivere una giornata del suo passato, quale sarebbe?
Chiaki? Una con Viera-sensei, quando era piccolo.
Enrico probabilmente tornerebbe a quella in cui litigò con Luca per evitare di essere meno cretino.
 
10. C’è qualcosa o qualcuno che proprio non sopporta? Perché?
Chiaki non sopportava un sacco di cose, almeno prima di conoscere Nodame: è una persona puntuale e precisa, in tutto quello che fa, che si impegna e sa che i propri risultati sono frutto dell’impegno e della costanza e che non piovono dal cielo. Nodame, invece, è l’opposto, e incarna la sbrigatività e il disordine, che lui odia.
Enrico invece non sopporta chi non ha obiettivi nella vita. E, ovviamente, gli omofobi.
 
11. Ha un portafortuna?
Un, come diavolo chiamarlo? copricapo per l’impugnatura? per la sua bacchetta, regalo di Nodame. Non che lui ci creda, eh. XD
Enrico non ne ha, ma penso che il videogioco regalatogli da Luca lo diventerà.
 
12. Ha qualche vizio o vezzo particolare?
Chiaki fuma. è_é *Nunzia odia il fumo*
Enrico ama i videogiochi: quando ne acquista uno nuovo, potrebbe restare giorni chiuso in casa a giocare.
 
13. Qual è la sua bugia preferita?
Chiaki ha paura di volare e dell’acqua. Non che siano bugie, ma è solo una questione psicologica, tant’è che poi vola addirittura in Francia e in giro per l’Europa, e poi di nuovo in Giappone.
Enrico: no, io non sono innamorato di Luca. È solo un mio caro amico. Sì, sì, ci crediamo tutti.
 
15. Se potesse passare il suo ultimo giorno con una persona (viva o morta) chi sceglierebbe? Perché?
Ambedue lo passerebbero con i propri partner, che domande! Chiaki cercherebbe di istruire Nodame su cosa NON fare, ne sono certa. XD
 
16. Se un giorno ti capitasse di incontrare il tuo personaggio in carne ed ossa, cosa succederebbe?
Questa fantasia è una delle mie preferite. XD Sicuramente tutti e due – in realtà tutti i miei personaggi – mi pesterebbero a sangue per tutto quello che faccio loro passare (Sanzo, sta’ lontano con quella pistola, grazie!). XD Nello specifico Chiaki me lo immagino sedersi accanto a me e controllare insieme i refusi (della serie, visto che scrivi su di me, fallo bene! XD), mentre Enrico mi stresserebbe per scrivere il famoso sequel in cui lui – finalmente – sposa Luca.
Enrico: Ecco, appunto. Adesso non c’è bisogno neanche che andiamo all’estero, visto che ci sono le Unioni Civili!
Io: ho detto di no. U_U A meno che Luca non voglia.
*Enrico fissa Luca*
Luca: …
 
Oddio, quanto mi sono divertita! *__* Era da un sacco che non parlavo con i miei personaggi. *_* Mi siete mancati! *li abbraccia tutti*
Avendolo preso, non taggo nessuno, ma chi vuole lo prenda. XD

Preselettive concorso MIBACT: un’esperienza

L’avventura per il tanto famigerato posto come funzionario MIBACT per me finisce qui, alle preselettive.
Ho letto molti commenti, sulla pagina FB del concorso, di gente che vuol dire qualcosa sulla propria esperienza, sia che sia passata sia che invece non ce l’abbia fatta. Ho letto cose che voi umani non potete capire, ai limiti del complottismo che manco la CIA e l’MI5. Siccome a me interessa semplicemente raccontare la mia esperienza a chi vuole avere la pazienza e la voglia di leggere i fatti miei, mi limiterò a farlo sul mio blog – anni fa scrivevo davvero un sacco di cose, qui, e non vedo perché non aggiornarlo raccontando, ogni tanto, qualcosa di me.
Come da incipit, non ho passato le preselettive.
Potrei dire che è tutta colpa del MIBACT e del RIPAM, visto che, oggettivamente, non ho mai visto una cosa così schifosa e degradante; potrei dire che è un’ingiustizia, visto che, in effetti, una preselettiva del genere non dimostra assolutamente se sono capace di essere una brava archivista o bibliotecaria; potrei dire che quelli che sono passati sono dei raccomandati, visto che, signori, siamo in Italia e un bando nel settore non esce da nove anni, e non ci credo manco se viene il Papa in persona a dirmelo, che tra quei 500 che passeranno non ci sia almeno un raccomandato per bando; potrei dire un sacco di cose, insomma, ma non le dirò.
Sì, perché dare la colpa interamente al MIBACT e al RIPAM per il fatto di non essere passata è sbagliato. Non nego che creda fermamente in quello che ho detto su: i test fanno schifo e i raccomandati ci saranno di sicuro.
Solo che conosco alcune di quelle persone che sono passate e no, non sono affatto delle raccomandate, altrimenti lavorerebbero già nel settore. E poi, signori, con tutti i ricorsi che già ci sono, se devono fare qualche imbroglio, lo faranno bene, non certo così allo scoperto. Perciò, sì, ripeto, qualcuno ce ne sarà, ma c’è anche chi, quella preselettiva, l’ha passata studiando sodo.
O meglio, imparando a memoria quei quesiti.
E io no, non ci sono riuscita. Perché? Perché io non sono capace di imparare a memoria senza capire. Ho un’ottima memoria, inutile fare l’ipocrita, ma la memorizzazione sterile, senza logica, non fa per me. Anche a scuola, quando dovevo imparare una poesia, ci riuscivo solo dopo aver capito di che diavolo parlasse. E infatti, almeno da quanto vedo attraverso l’accesso ai dati, le domande che vertevano sull’inglese e sul diritto le ho beccate quasi tutte – tranne quelle in cui dovevo imparare, appunto, a memoria, quale articolo parlava di una tal cosa. Perché ho aperto il manuale e ho studiato diritto, perché, una volta entrati nel lessico, c’è una certa logica e perché, diciamocelo, basta guardarsi intorno e il diritto lo troviamo intorno a noi.
Perciò, sì, la colpa è anche mia, non solo di chi ha organizzato il concorso, se non sono riuscita a imparare a memoria le misure di un quadro oppure l’autore sconosciuto di un’opera ancor più sconosciuta o in che anno è avvenuta una tal cosa tra il 1714, 1715 e 1716. È un mio limite, certo, ma scusate se non me ne vergogno, ma lo accetto come un dato di fatto, una constatazione; piuttosto avrei dovuto vergognarmi di non essere capace di rispondere a una domanda sull’archivistica o sulla biblioteconomia o sul codice dei beni culturali, che ho studiato per ben quattro volte, tra esami e concorsi.

Al di là del concorso in sé, a me, comunque, questa esperienza è piaciuta un sacco.
Quando m’iscrissi, già leggendo l’assegnazione dei punti, la mia fiducia nelle possibilità di rientrare nei 500 era piuttosto bassa. Non importa, mi dissi, almeno mi avvicinerò al diritto amministrativo, che è sempre stato arabo per me, farò una gita a Roma – due, per la precisione! – e, per poter partecipare, sono riuscita a completare l’inventario dell’ENAL su cui lavoravo da cinque anni; inoltre, fu proprio in previsione dell’uscita del concorso che feci l’esame Cambridge a marzo e non a giugno, seguendo il consiglio della mia docente, prendendo un ottimo voto e – perché far finta che non sia così? – risparmiandomi tre mesi di corso (e relativo costo). Non male, insomma.
E poi, il giorno della prova per archivisti fu davvero meraviglioso. Sono davvero felice di aver rivisto alcuni miei compagni della scuola di APD che non vedevo da una vita e risentire altri, anche solo per sapere se avrebbero partecipato al concorso.
Certo, dispiace aver perso tempo e soldi, ma, sì, alla fine di tutto, anche solo per questo, ne è valsa la pena.
In bocca al lupo a chi ce l’ha fatta, quindi: il difficile comincia adesso.

Concorso per 500 funzionari MIBACT: le preselettive A.K.A. Chi vuol essere milionario?

Nel 2016, dopo 8 anni dall’ultimo concorso, il MIBACT ha deciso che era ora di far finta di dimostrare che sta facendo qualcosa per la cultura assumendo 500 funzionari, attraverso 9 bandi per 9 figure professionali. No, non 500 persone PER FIGURA, ma 500 IN TUTTO, dividendo i posti in un modo che mi pare deciso più da una ubriacatura di gruppo che da un ragionamento serio e attento alle problematiche dei vari settori.
Dicevo, escono questi famigerati bandi ben dieci giorni DOPO la data in cui erano stati annunciati. Posto che già i requisiti richiesti sono più lunghi dei titoli di coda di un film («Vogliamo assumere l’eccellenza», afferma Franceschini) e hanno criteri deliranti e assurdi (i master annuali non valgono, i master biennali solo se di secondo livello); posto che i punti dati sono chiaramente una presa in giro (perché 500 tizi che hanno fatto un tirocinio per 50 ore al mese per 12 mesi devono avere 10 punti, mentre una persona che lavora in PA – i privati non valgono – hanno solo 2 punti per anno di lavoro, i dottorati valgono 20 punti (10 anni di lavoro per quelli detti su!) e gli altri tirocini NON valgono niente?), posto che è assolutamente folle e illegale eliminare a metà bando un’intera classe di concorso (e ovviamente sono partiti i ricorsi), arriviamo alle tanto famigerate prove preselettive. Saranno tutte uguali e verteranno su: inglese (e va bene), diritto pubblico e amministrativo (e ok), legislazione del patrimonio culturale (come minimo!) e patrimonio culturale italiano. Le domande saranno 80 in 45 minuti (poco più di mezzo minuto a domanda, praticamente, contro le 100 domande in 90 minuti che avevano detto all’inizio; tra l’altro la risposta andrà inserita in un foglio a parte, cosa che fa perdere ancora più tempo) tratte da una banca dati già messa a disposizione dal Ripam, SENZA SOLUZIONI che verranno pubblicate il 19 luglio).
Le famigerate domande sul patrimonio culturale sono 1400, così suddivise:
– NESSUNA domanda per i profilo di promozione e comunicazione (a meno che non si intenda, per loro, il capire come NON si scrivono le domande, visto che o le risposte sono copiate integralmente da Wikipedia o le domande sono insensate o formulate male);
– NESSUNA DOMANDA per quelli che si occupano di beni demoantroplogici (non ho capito, visto che sono solo 5 posti dobbiamo ignorarli?);
– 2 domande di archivista (che poi, neanche sull’archivistica vera e propria, ma su alcuni archivi);
– un paio sulla storia delle biblioteche (neanche biblioteconomia);
– nessuna domanda di antropologia (almeno, non mi pare)
– pochissime di archeologia e di architettura (non so quanta storia dell’arte studino i secondi, ma non credo così tanta);
– nessuna sul restauro (intendo dal punto di vista meramente pratico e scientifico, non di storia dell’arte)
– 99% di domande su storia dell’arte moderna, a Roma, su opere per lo più mai sentite, visto che i quesiti sono stati presi dalla banca dati per il concorso di GUIDA TURISTICA A ROMA.
Quindi il patrimonio culturale, secondo il MIBACT sono i musei (ma solo alcuni), a cui però sono stati riservati solo 40 posti.
Quindi, chiunque passerà queste selezioni non lo farà perché dimostra di avere conoscenze e competenze nei beni culturali (non dico nel proprio settore, ché qua è chiedere troppo), ma solo chi avrà la fortuna (e sono gentile) di trovare domande che conosce e/o che è riuscito ad imparare a memoria.
Questa è la professionalità che vuole il Ministero.
A ‘sto punto mi preparo per andare all’Eredità, almeno vinco qualcosa.

Andria – Corato, 12 luglio 2016

Stanotte non sono riuscita a dormire. Un po’ per il caldo, certo, ma soprattutto perché non sono riuscita a lasciar fuori dalla mia testa tutto quello che è successo ieri.

La prima volta che misi piede, da sola, su un treno della Ferrotranviaria era nel 2003. Avevo da poco finito la scuola superiore ed andai a Bari per consegnare la domanda di iscrizione all’università – allora non c’era il portale ESSE3 e si usavano ancora i vecchi metodi.
Allora da Bitonto a Bari c’era un unico binario, i treni erano brutti grigi e piccoli – degli anni Settanta, praticamente – e alcuni vagoni, una volta giunti alla stazione designata venivano staccati per indicare che erano riservati a quel paese; se perdevi il treno, dovevi aspettare un’ora che arrivasse l’altro e, alle sette di mattina, eri fortunato se aspettavi solo dieci minuti che arrivasse la coincidenza, schiacciato e pressato come una sardina, su vagoni che avevano così tanti spifferi, che almeno potevi respirare; i binari della stazione centrale, poi, erano due; non c’era un bar, né macchinette automatiche per i biglietti (quindi immaginate se dovevi prendere il treno dalle una delle stazioni intermedie di Bari – tranne Quintino Sella, che aveva l’omino addetto); sito web neanche a parlarne e i bagni erano semplicemente disgustosi.
Sono passati tredici anni da allora, e, da quel giorno, la mia linea ferroviaria non si riconosce più: abbiamo una linea metropolitana che collega l’Ospedale San Paolo a Bari centro in dieci minuti (evitando ai pendolari di spendere un’ora della loro vita nei pullman cittadini), una tratta Bitonto – Bari che passa da Palese e Macchie e un’altra con tre nuove fermate, di cui una all’aeroporto – e non avete idea di quanta gente la utilizza – treni nuovissimi e pulitissimi, con tanto di radio (indimenticabile il giorno in cui, salita sul treno per andare al lavoro, mi resi conto che, oltre alla musica che sentivo con gli auricolari, nell’aria ne riecheggiava anche un’altra. «La Bari nord ha la radio?», mi ritrovai a commentare stupefatta) e la vocina che ti avvisa, in italiano e in – diciamo – inglese che le porte devi aprirle spingendo l’apposito pulsante verde; due bar, presso la stazione centrale di Bari, tre binari che diventano sei, stazioni rimodernate, e tanti progetti, tra cui una linea che arrivi nel Salento. E tante, tante nuove assunzioni.
Certo, ci sono ancora i binari unici, in alcuni punti. Ma si sta lavorando anche su quello. con ritardi e problemi, ma sul sito della Bari Nord stessa è tutto nero su bianco.
I pullman, certo, hanno meno attenzioni, ma c’è un servizio minimo che permette di raggiungere tutti i punti nevralgici del capoluogo e spesso l’ho preso anche per raggiungere alcune zone dell’entroterra.
Ho parlato con tanta, tanta gente che ha preso la nostra linea per andare in aeroporto e tutti – tutti! – si sono mostrati entusiasti e felici del nostro servizio: «E poi sono stati tutti così gentili!» mi ha detto, proprio un paio di settimane fa, una signora toscana.
Questo è il sud che chi non vive qui ama solo denigrare. Come dite? Che nessuno vi ha detto tutto questo? E certo. Perché i sedicenti giornalisti si sono più divertiti a cercare forme sempre più melodrammatiche per descrivere il Sud invece di informarsi ALMENO che non c’è una tratta Ruvo – Andria, ma che è la Bari – Barletta, anche solo aprendo il sito web della Ferrotranviaria. Ma si vede che è troppo complicato.

Per noi della linea Bari – Barletta (e in particolare per noi bitontini), la Ferrotranviaria non è un treno. È casa. Da qui, ci vogliano neanche venti minuti per raggiungere Bari. Gli amici degli altri paesi mi prendono in giro ogni volta che, alla domanda «A che ora hai il treno?», io rispondo: «Quando voglio.». Perché è vero: tre treni nel giro di venti minuti è avere un treno quando voglio. Una piccola metropolitana, praticamente. «Vado a Bari» per noi è come dire «Vado a comprare il pane.» o «Esco a fare un giro, torno subito.». È una cosa normale, istintiva, che fai in neanche dieci minuti. Da quando ho frequentato l’università, quasi tutte le mie esperienze più importanti si sono svolte a Bari: il servizio civile, il volontariato in archivio, persino le uscite con le amiche; anche se cerco un posto di lavoro o un corso, istintivamente cerco qualcosa con sede a Bari.
Perché Bari è casa, certo, è il capoluogo, ma anche perché arrivarci è facilissimo ed è semplice. Leggo su Facebook di gente che bestemmia e tira insulti contro la propria linea ferroviaria. Io no. Certo, non posso dire che i ritardi non capitino mai: ogni tanto spunta sempre qualcuno che desidera suicidarsi sui binari, oppure idioti che vanno in giro a rubare i fili di rame; una volta rimanemmo fermi su un ponte per un’ora, al buio, per non mi ricordo quale problema elettrico (ovviamente in pieno inverno): venne un altro treno a portarsi ad una stazione più vicina e a portarci a casa. Per non parlare di quando ci fanno scendere da un treno e salire su un altro, anche se non capiamo il motivo.
Ma sono avventure che capitano. Questo non impedisce a nessuno di prenderlo ancora, quel treno. Ogni giorno, più volte al giorno. Perché fa parte della nostra vita. Perché quando sei su quel treno ti rilassi, leggi, ti addormenti, ti metti ad ascoltare le chiacchiere della gente, oppure studi. Sei a casa. «Sono sul treno» per noi non è solo la constatazione di trovarsi in un luogo; è la sicurezza di essere ormai arrivato a casa, che tutto è andato bene.
Sì, mi rendo conto che sto abusando dell’espressione a casa, ma, credetemi, non sono impazzita e il mio linguaggio non si è improvvisamente impoverito; è che, semplicemente, sono le uniche due parole che posso usare per descrivere come ci si sente lì, su quei treni.
E io amo quei treni. Non a caso ci ho ambientato anche qualche scena di qualche racconto e gliene ho dedicato uno. Li amo perché sono belli, puntuali e puliti. Li amo perché il personale è sempre gentile. Li amo perché sono, appunto, casa.
La notizia di ieri mi ha sconvolta come poche cose al mondo.
Perché era come se fossi lì, anche io su quel treno, anche se è una tratta che frequento poco. Perché su quei due treni ci sono salita anche io, tante e tante volte. Perché sono io, quel pendolare che torna da un esame o va a Bari per fare acquisti, lavorare, studiare. Sono io quel viaggiatore che scende all’aeroporto. Sono io quel controllore che si ferma ad obliterare il tuo biglietto o che passa avanti senza domandarti nulla, perché sa che hai l’abbonamento e ti ha riconosciuto, o che una volta che ero l’unica donna in carrozza e vide salire dei tipi non proprio raccomandabili, venne a sedersi proprio di fronte a me, o quello che mi dice «Signorina, nella carrozza successiva c’è un posto libero» quando mi vede là, in piedi. Sono io quel capotreno che aspetta anche l’ultimo ritardatario che corre a perdifiato cercando di prendere al volo il treno (quante volte è capitato anche a me?). Sono io quel macchinista che aspetta che la persona che sta facendo il biglietto possa salire, anche se potrebbe fregarsene altamente e ripartire. Sono io quegli amici, parenti, sconosciuti che prendono quel treno ogni giorno, ad ogni ora.
Non riesco ancora a credere che tre di quelle persone che ho sempre conosciuto, anche senza conoscerle veramente, non le vedrò più. Che non ci sono più. Forse, quel controllore così gentile è proprio una delle vittime. Forse, una di quelle ragazze era seduta di fronte a me, in qualche viaggio. Forse uno di quei signori mi ha galantemente ceduto il posto, un giorno che il treno era pieno. Forse, qualcuno di loro mi ha chiesto persino un’informazione – o gliel’ho chiesta io. Perché, sul treno, si è tutti un po’ amici, anche se non ci si conosce e non ci si rivedrà mai più.
Chi non è pendolare – chi non è pendolare su quella tratta – non può capire.

Leggo su Facebook le varie notizie che circolano, le cattiverie gratuite alla mia terra e alla mia ferrotranviaria, la gente che gioisce per i morti terroni (e che siano veri post o bufale vi auguro il peggio del peggio. Dal profondo del cuore) e non so se essere più scioccata per il dolore o per la rabbia che provo verso queste persone. Perché gli esseri umani fanno così schifo?, mi chiedo. Perché non si estinguono adesso, in questo momento?
Ma poi vedo gli ospedali pieni di gente a donare il sangue, tanto che gli stessi devono fermarli e dire di tornare nei giorni successivi, perché sono pieni, e allora mi dico che, in fondo, c’è ancora speranza per l’umanità.
Intanto, però, il dolore per chi non ce l’ha fatta e per tutto quello che si sente e si sentirà ingiustamente dire resta, come un macigno.
Voi potrete dimenticare. Noi no.

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Fanfiction play

Rubato a Tyrande (su Facebook). Non taggo nessuno: come sempre, chi vuole, lo faccia!

 

1) Nickname: Naco (da sempre, al massimo ci aggiungo un -chan)

2) Sito su cui hai postato la tua prima fanfic: EFP, quando ancora era un sito statico ed Erika postava a mano le storie. Mado’ che nostalgia! <3

2a) Nick dell’epoca?: Naco chan.

3) Cita il fandom, titolo, genere di una fanfiction che non dimenticherai mai: Eh, di fanfiction che non dimenticherò mai ce ne sono davvero troppe. Cito Saiyukiful, una parodia roundrobin su Saiyuki, perché è grazie a questo fandom che ho conosciuto le mie prime conoscenze on line – persone a cui sono ancora legata da una salda amicizia.

4) un fandom di cui non hai mai scritto, ma ti piacerebbe: Toshokan Sensou. Il fandom in italiano non esiste ancora ed è arrivato il momento che qualcuno ci pensi, e i fandom che nessuno fila sono la mia specialità. U_U (chissà quando, però. .__.)

5) a che età hai letto la tua prima rating rosso?: avevo 17 anni ed era su Dragon Ball, una Bulma e Vegeta, per la precisione. Mi pare sull’IM-FA (paleozoico, per i fanwriter di oggi. XD)

5a) ed è stata illuminante?: No, diciamo che a 17 anni avevo già letto dei romanzi con scene esplicite, quindi, come dire, non è che proprio pensassi ancora che i bambini si trovino sotto i cavoli o li porti la cicogna, eh. XDD  Più interessante fu il mio incontro con una storia rossa yaoi. Non è che ne rimasi sconvolta o che, ma fu il mio primo incontro con una scena omoerotica e la trovai… diversa. XD

6) personaggio che ammiri, ma di cui non hai mai scritto per paura di sminuirlo: Sherlock. Mi piacerebbe davvero TANTO scrivere su di lui, ma mi fa troppa paura.

7) personaggio di cui vorresti descrivere la morte: quella stronza di Georgie. La farei crepare vecchia, povera e sola. -> ecco, diciamo che, quando ho letto la domanda, non sapevo cosa rispondere, ma condivido questa risposta lettera per lettera, quindi la lascio volentieri (a lei, io aggiungerei tutte le eroine degli shoujo classici, tra cui Candy. Vi detesto TUTTE).

8) hai mai ucciso un personaggio?: Certo, Goku (di Saiyuki). Fu la prima cosa che Stefania mi fece notare appena Simona me la presentò. «Ah, tu sei quella stronza che ha ucciso Goku!» Grazie, Ste, ti voglio bene anche io! <3

8a) e com’è stato?: Goku si è divertito, in fondo, mentre Sanzo mi odia ancora per questo. (Sanzo: io non ti sopporto a prescindere. Io: Non avevo dubbi. -_-“).

9) ti sei mai ricreduta scrivendo di un personaggio che odiavi?: Nel senso che, scrivendoci su, ho imparato ad apprezzarlo? No, mai, anche perché raramente scrivo di personaggi che odio.

10) hai mai creato un OC?: Se intendi nelle fanficion, yes, e NO, non sono state delle Mary Sue o Gary Stu, parola dei lettori.

10a) se la risposta è sì, nome e cognome: Milena, Alessio e Luana. No, non avevano cognomi e certamente ora non perderò tempo ad inventarli.

11) quale avvertimento eviti in genere?: Death. Cioè, se un personaggio deve morire, preferisco saperlo mentre leggo, non me lo devi dire prima. E non-con. Di storie non consensuali è già piena la cronaca, grazie tante. E poi il rischio di trovare il tema trattato in maniera poco rispettosa e seria è troppo alto, e io leggo per rilassarmi, non per farmi venire l’ulcera.

12) su quale avvertimento sei curiosa di scrivere?: Boh, non saprei.

13) ironia, sarcasmo, commedia o demenzialità?: Ironia, sarcasmo e commedia. Possibilmente, insieme.

14) pensa al tuo scenario AU preferito. Ora pensa all’esatto opposto, quello che salti a piè pari: Allora, a me gli AU piacciono un sacco, perché mi diverte tantissimo vedere i miei personaggi preferiti in un altro contesto. A patto che siano IC – altrimenti crea un’originale, no? Mi va bene qualsiasi scenario, in realtà, basta che sia logico, ben scritto e, ripeto, con personaggi IC. Quindi l’esatto opposto, quello che salto a piè pari, è quello in cui, già dall’introduzione, capisco che sarà una originale camuffata da fanficion.

15) scegli una canzone da cantare in mezzo alla strada con un personaggio: Io penso che, se iniziassi a cantare le canzoni italiane e giapponesi degli anime o quelle dei film Disney con Nodame, lei mi seguirebbe a ruota senza batter ciglio. XDD

16) hai mai pensato/scritto di un amico rendendolo un OC?: OC in una fanfiction no; in una originale, sì. Chi? Ovviamente non ve lo dico. U_U

16b) Se no… prova!: Uhm, nella famigerata fic su Toshokan Sensou che vorrei scrivere un giorno, potrei mettere un personaggio che GUARDA CASO abbia i capelli ricci e gli occhiali come me, e che lavori PER PURO CASO in biblioteca con Shibasaki (e magari l’aiuti a darsi una mossa con quel poveretto di Teztuka).

17) qual’è l’errore in questa domanda?: qual è. L’avete trovato tutti, VERO?

18) dedica a tutti un consiglio grammaticale gratuito: il correttore di word fa schifo, e su questo siamo tutti d’accordo, ma salva da un sacco di erroracci molto imbarazzanti.

19) è nato prima il personaggio o la trama?: In teoria, la trama, ma in realtà la trama ruota attorno ai personaggi che alla fine decidono tutto loro e se ne fregano del proprio autore, quindi diciamo contemporaneamente. XD

20) hai un luogo dove sono le idee che rincorrono te e non viceversa?: Nel mio letto, mentre dormo.

21) Blocco dello scrittore: Ancora in corso. Cambiamo argomento, per favore.

21a) Quanto è durato?: dura da *conta* più o meno cinque anni, forse anche qualcosa in più.

21b) Rimedi? Consigli?: Nessuno, più ci pensi, più tenti e meno ci riesci. Lo so per esperienza personale, visto che mi è successo anche altre volte. L’unico consiglio che riesco a darmi è di pazientare, prima o poi le idee arriveranno. Nel frattempo, se proprio non si vuole abbandonare la scrittura, dedicarsi ad altro, come recensioni, articoli, un diario, anche solo per tenersi in allenamento.

22) Prosa o poesia?: Prosa

23) favola o fiaba?: Favola

24) fonte/i d’ispirazione?: Tutto.

25) cibo ideale mentre si scrive?: Non mangio mentre scrivo.

26a) oggi aprirai l’armadio e sceglierai un vestito da donna per il tuo personaggio maschile preferito. Scrivi la sua (sintetica) reazione: Se Ryo Saeba vedesse il contenuto del mio armadio, mi guarderebbe con un’espressione schifata, commentando che in confronto a me persino Kaori è una lady, e mi trascinerebbe a comprarmi qualcosa di decente, incurante della martellata che nel frattempo gli sarebbe arrivata. Oddio, m’immagino PERFETTAMENTE la scena. XD

26b) oggi aprirai l’armadio e sceglierai un vestito da uomo per il tuo personaggio femminile preferito. Uhm, credo che Nodame adorerebbe il pigiamone che uso come tuta per la casa.

27a) Unpopolar opinion sulla caratterizzazione femminile: (nel fandom) No, please, io le opinioni del fandom le ho sempre evitate come la peste.

27b) unpopolar opinion sulla caratterizzazione maschile: (nel fandom) com’è che persino il più stronzo genocida diventa un tenero cucciolone che nessuno ha mai realmente compreso? -> questa la quoto, visto che questo non avviene solo nel fandom.

28) questioni di coppia (sì o no): adoro le questioni di coppia! *_* (Basta che non riguardino me U_U)

28a) amore a senso unico?: sì, anche se poi mi dispiace per il poveretto. ç_ç

28b) terzo incomodo?: Dipende da quanto è invadente il terzo incomodo. Cioè, a me piacciono quelle storie in cui Tizio CREDE di avere un rivale e finalmente si decide a capire che ama Caio, ma mi stanno veramente sulle scatole quelle storie in cui Sempronio finisce per avere DAVVERO la storia con Caio, ma  poi verrà lasciato perché Caio capirà di aver amato sempre Tizio. A parte che è un luogo comune da shoujo davvero noioso perché abusato, ma solo a me pare una cosa cattivissima? Tizio soffre (o magari si trova un quarto, che verrà lasciato come il Sempronio di cui sopra), Sempronio soffrirà poi (e non crederò mai al fatto che lui lasci andare Caio così facilmente perché “tanto lo sapevo che hai sempre amato Tizio!”); Caio, invece, zitto zitto, si è pure divertito (perché Sempronio un po’ gli piace, altrimenti non si metteva insieme, no?).
Sì, sto sproloquiando.

28c) threesome?: No, non mi piacciono.

28d) sessualità varia ed eventuale?: Non mi dà alcun problema.

28e) amore epico?: no per piacere. -_-

28f) platonico?: Sì, va bene, ma dopo un po’ gradire qualcosa di più utile ai fini della trama? Andiamo un po’ sul pratico, oh, altrimenti qua altro che Tsukimori e Hino (che, per inciso, nel manga, manco uno schifosissimo bacio si scambiano -.-)

28g) finché morte non li separi?: Di solito, se inserisco dei decessi, questi avvengono PRIMA di iniziare la storia, quindi il problema non si pone.

29) qual è il tuo tallone d’Achille nella scrittura?: La puntigliosità. Pubblico solo quando sono sicura. Peccato che poi, dopo aver pubblicato, rileggo, trovo un errore (o una frase che poteva essere resa in altro modo) e mi maledico da sola.

29a) ti dicono mai il contrario?: No, al massimo che sono una rompiscatole e che “Va bene così, basta, adesso PUBBLICA!”.

30) pensi che i tuoi lettori/commentatori occasionali siano sinceri?: Lo spero, ma di solito chi non è sincero non perde tempo a commentare.

31) pensi che uno scrittore potrebbe non sopportare il tuo parere negativo?: Oh certo. E chi se ne frega? Io lo lascio comunque (in modo educato, ovviamente)

32) shot di opinioni (in una parola): scordatelo.

32a) trama ideale?: Quella in cui i personaggi ne passano di tutti i colori (e con tutti, intendo TUTTI!), crescono, maturano e si fortificano, e alla fine hanno il loro lieto fine.

32b) personaggio ideale?: Quello che devi inseguire per fargli fare quello che vuoi, ma poi agisce meglio di quanto avresti fatto tu. Sì, Enrico, sto parlando di te. <3

32c) stile ideale?: Commedia, ironica e sarcastica.

32d) difetto adorabile in un personaggio?: La troppa innocenza.

32e) virgola ideale?: Quella dopo (o prima, a seconda dei casi) del complemento di vocazione.

32f) cattivo ideale?: Quello che fa tutto da solo, senza aver bisogno di delegare.

32g) climax ideale?: Quello in cui, alla fine del capitolo, spunta un cliffhanger colossale, che ti lascia là inchiodato ad urlare un “NOOOOOOOOOOOOOOOOOO!” che sente tutto il vicinato e ti fa odiare l’autore come poche cose al mondo. Lo so, sono piuttosto masochista.

32h) personaggio secondario ideale?: l’amico che sa, sempre. -> quoto

32i) Inizio ideale?: La battuta di un personaggio, magari che ti butta già nel cuore dell’azione.

33) pensi che tutto abbia una fine?: Deve e, se non ce l’ha, la creo io.

34) saluta con una citazione colta sulla scrittura: “È una sensazione strana. Prima c’è qualcosa che non esiste, o che forse esiste già da qualche parte al buio e vuole solo essere trovata e portata alla luce. Io non so quello che provano gli altri. Per me è una cosa che arriva senza preavviso, che arriva da dentro, e che se non la conosco ancora, so già che dopo non ne potrò fare a meno. Ci sono cose che uno crede di gestire e invece arrivano a dominarti completamente […] Scrivere una canzone è come innamorarsi.
“Niente di vero tranne gli occhi”, Giorgio Faletti”

Tirando le somme: 2015 edition!

Sì, lo so. Sembra quasi che mi ricordi dell’esistenza di questo blog solo alla fine dell’anno, quando si tratta di tirare le somme sull’anno appena trascorso.
Lo ammetto, è vero. Il fatto è che mi ripropongo sempre di scrivere qualcos’altro, ma poi, per un motivo o un altro, non lo faccio mai. La fine dell’anno è un periodo perfetto per farlo: ci sono le vacanze – quindi un po’ più di tempo libero – e, con tutta la gente che si diverte a tirare le somme, alla fine non puoi dimenticartene.

Com’è stato quest’anno? Complicato. E siccome sarebbe un po’ lungo da raccontare, torno al solito, caro, vecchio gioco di fine anno (con qualche aggiunta finale se non sono soddisfatta delle risposte. XD)

 

Cos’hai fatto nel 2015 che non avevi mai fatto? Ho lavorato in una biblioteca privata; ho visto l’Expo e Milano; ho assistito a un concerto di Max Pezzali; ho frequentato un corso d’inglese (pagato); ho comprato un “manga italiano”; ho creato un’APP – niente di vagamente decente, quindi già eliminata e spero al più presto rimossa dalla mia memoria. XD

Hai mantenuto i buoni propositi fatti l’anno scorso, e ne hai nuovi per il 2015? L’anno scorso scrivevo: “la benedetta certificazione, trovare un lavoro “vero” e quello probabilmente più fattibile: dopo aver letto più di 52 libri in un anno, adesso voglio dedicarmi ai “mattoni” (in termini di peso, non (solo) di contenuto).” Bene, non ho ancora una certificazione in inglese, ma mi sono iscritta ad un corso per prenderla, sto lavorando, anche se a progetto, e ho letto la trilogia dei Moschettieri e il Conte di Montecristo di Dumas. Quindi, sì, direi che ho fatto i compiti. XD

C’è stata qualche nascita tra le persone a te vicine? Oh sì! Peccato che una di queste viva a Latina e l’abbiamo visto solo in foto, per ora.

C’è stata qualche “dipartita” tra le persone a te vicine? Sì.

Quali nazioni hai visitato? Valgono anche quelle viste durante l’Expo? XD

Cosa vorresti avere nel 2016 che ti è mancato nel 2015? La fiducia negli altri: più passano gli anni, più la gente mi dimostra che faccio bene a non fidarmi.

Quale data del 2015 rimarrà nella tua memoria? Forse il 13 ottobre, primo giorno di lavoro a Fasano. O il concerto delle Stelle di Hokuto a Bitonto: era da un sacco che non mi divertivo così! *_*

Qual è stato il tuo più grande risultato di quest’anno? Il lavoro a Fasano e il fatto di essermi finalmente iscritta al corso d’inglese (anche se, forse, senza Paola avrei rimandato ancora).

Qual è stato il tuo più grande fallimento? Non aver finito Guerra e pace: l’ho iniziato nel periodo sbagliato, ma spero di poter recuperare l’anno prossimo.

Hai avuto malattie o incidenti? No, giusto qualche forte raffreddore.

Qual è stato il tuo miglior acquisto? Il corso d’inglese e il biglietto per Milano.

Quale avvenimento ha meritato d’essere celebrato? Il lavoro, l’aggiornamento dell’ECDL e la qualifica presa al corso di formazione. Peccato che non ho ancora festeggiato per nessuno dei due, non come si deve. XD

Quale avvenimento ti ha depresso? La mancanza di un lavoro, all’inizio. In realtà dovrei essere ancora preoccupata, perché a Fasano non durerà per sempre, ma voglio essere fiduciosa nel futuro.

Che fine ha fatto il tuo denaro? In manga (sempre meno, lo ammetto), libri, uscite con gli amici, ma, soprattutto, in benzina da dividere con Benny per andare a Fasano. XD

Cosa ti ha davvero emozionato? Tanti complimenti e parole belle ricevute da persone diverse, gente che crede in me e nelle mie capacità più di quanto ci creda io.

Quale canzone o album ti ricorderà il 2015? Le canzoni dei V6, che ho riscoperto proprio quest’anno, e in particolare quelle cantate da Okada.

Rispetto all’anno scorso, sei: più o meno felice? più o meno grassa? più o meno ricca? Più ricca, grazie al lavoro a Fasano, alla bimba che continuo a seguire al doposcuola e alle ripetizioni di francese e inglese che do a un’altra ragazzina e ai soldi del corso di formazione; più felice, anche se più nervosa; più grassa, perché faccio una vita molto sedentaria.

Cosa avresti voluto fare di più? Scrivere. Leggere (sì, lo so che leggo già abbastanza, ma in questo ultimo periodo ho letto davvero poco e mi manca davvero)

Cosa avresti voluto fare di meno? Incazzarmi.

Come hai trascorso il Natale? A casa: è venuta a pranzo la famiglia di Marica. A Santo Stefano, invece, io e mia sorella siamo state ad Alberobello a vedere il presepe vivente.

Con chi passi più tempo al telefono? Simona.

Ti sei innamorata nel 2015? Sì, se valgono anche i personaggi letterari. Dite di no? Allora no. U_U

Quante avventure di una notte nell’ultimo anno? Tutte quelle dei personaggi che incontro nei libri che, fino a qualche mese fa, leggevo fino alle due di notte.

Qual è stato il tuo programma tv preferito? Uhm, di serie TV quest’anno ne ho viste davvero molte, ma una menzione speciale la meritano sicuramente PoldarkSilicon Valley; per quanto riguarda gli anime, invece, sto adorando Kindaichi shounen no jikenbo.

Odi qualcuno che l’anno scorso non odiavi? Beh, odiare è una parola grossa; diciamo che non ho molta stima per queste persone.

Qual è stato il più bel libro che hai letto? La saga dei Tre Moschettieri e in particolare la fine de Il visconte di Bragelonne: devpo ancora riprendermi dalle ultime 300 pagine di questo romanzo.

Qual è stata la tua migliore scoperta musicale?  Questa canzone.
Ve l’avevo detto che ultimamente sono in fissa con i V6! XDD

Cosa hai voluto ed ottenuto? Il corso d’inglese, l’aggiornamento dell’ECDL, un lavoro – anche se temporaneo.

Cosa hai voluto e non ottenuto? La certificazione d’inglese.

Quali sono stati i film migliori dell’anno? Departure. CAPOLAVORO.

Cosa hai fatto il giorno del tuo compleanno, e quanti anni hai? 31. Oddio, non mi ci fate pensare. XD La mattina, feci un esame per prendere la certificazione Titanium, per il corso di formazione che ho seguito; il pomeriggio, feci lezione come al solito a Francesca; poi, sul tardi, andai con Paola a Just British per chiedere informazioni per il corso di inglese.

Quale cosa avrebbe reso migliore l’anno? Meno idioti nella mia vita.

Come descriveresti il tuo concetto personale di moda per il 2015? Non ho mai seguito la moda, perché dovrei iniziare proprio adesso? Comunque, i risvoltini, effettivamente, sono veramente brutti. XD

Cosa ti ha mantenuto in salute? Sono una persona all’antica, io: non prendere freddo, metti la sciarpa ed evita le correnti d’aria. Poi,  Vivinci e ActiveGRIP se proprio sei stato fregato. XD

Quale personalità ti ha affascinato? La mia docente di inglese. Mado’, mi piace un sacco! <3

Quale tema politico ti ha appassionato maggiormente? L’avanzata dell’ISIS. Non è un tema politico, è molto peggio, ma è qualcosa che non si può far finta di non vedere. Non dopo Parigi.

Cosa/chi ti è mancato? Un fucile, per far fuori certi coglioni. Sì, ok, scherzo. Ma anche no. -> questa la riciclo volentieri. XD

Qual è stata la persona migliore che hai conosciuto? Paola, la mia collega durante lo stage per il corso e poi amica.

Raccontaci una lezione di vita importante avuta dal 2015: “Never give up”.

Una strofa di canzone che riassuma l’anno trascorso: prima o poi riuscirò a trovarla. Neanche quest’anno è uno di quelli, però! XD

Buoni propositi per l’anno nuovo. Non credo in queste cose, ma ogni volta ci ricasco, perché è come se sfidassi me stessa: ripropongo la certificazione d’inglese, perché non ce l’ho ancora, un lavoro più stabile, leggere più manga e Guerra e pace e riprendere il giapponese. Quest’anno mi sono resa conto che mi manca terribilmente e mi piacerebbe davvero proseguire gli studi di questa bellissima lingua (mi piacerebbe dire che vorrei andare proprio in Giappone, ma, ehi, restiamo con i piedi per terra: qua si parla di buoni propositi non di desideri folli! XD).

Accadde oggi

Ultimamente non dormo molto. Fa caldo, e quindi ho preso la pessima abitudine di mettermi a leggere, prima di addormentarmi, finendo per fare le due-tre senza rendermene conto. E, quando mi accorgo di aver superato la mezzanotte, la prima cosa che faccio è andare su Facebook e cliccare su Accadde oggi.

Accadde oggi è una funzione che adoro. Parecchio.
Sono sempre stata un’amante del passato, e non solo dal punto di vista storico. Mi piace, per esempio, tornare indietro a rileggere i vecchi post di questo blog per vedere quanto sono cambiata nel corso degli anni – poco, per certi veri; molto per altri.
Quindi, dicevo, Accadde oggi è la funzione dei miei sogni. Mi piace vedere, in questi anni di vita sui social network quanto sia cambiata, quante mini-avventure quotidiane abbia condiviso con il mondo; in questo modo, mi riaffiorano un sacco di ricordi che magari avevo completamente rimosso. Belli e brutti. E le sensazioni che avevo provato scrivendo, all’epoca, ritornano violente, come se quel qualcosa stesse accadendo proprio oggi.
Ma è… diverso. La mia mente, il mio cuore ricordano e rivivono, sì; ma la mia razionalità vede tutto in modo diverso. Un po’ come quando rivedi un vecchio film che avevi amato, ricordi il perché e le sensazioni che avevi provato all’epoca, ma, mentre rivivi quel ricordo, senti che comunque non appartiene più al presente. Ormai, è passato. Nel bene e nel male.

A me piace questa sensazione. Di rivivere il passato in modo analitico e oggettivo, intendo. Perché significa che quel qualcosa che a quel tempo ti ha dato quelle sensazione, è parte di te, sì, ma non condiziona il tuo presente.  Per quanto puoi avere nostalgia di quel giorno di tanti anni fa, quando sorridevi nell’obiettivo con i tuoi amici, ti rendi conto che è un prezioso ricordo che custodirai per sempre, ma non provi quella dolorosa consapevolezza che, se la magia esistesse, torneresti indietro nel tempo per rivivere quei giorni. A qualunque prezzo.

Anche per il dolore, in fondo, è così. Ritornare indietro nel tempo, rileggere quei post che fino a qualche mese fa ti facevano male, per poi scoprire, un giorno, che, senza che tu te ne sia mai accorta, quella voglia di cancellare con un colpo di spugna quei mesi, non c’è più. Ti resta il ricordo di una sofferenza forte, che ti porterai dentro e che ti insegnerà a cercare di non commettere mai più gli stessi errori, ma non va oltre. E ti sorprendi a guardare attentamente  e lucidamente a quei giorni, per analizzarli e cercare di capire quando le cose hanno iniziato ad andare male. E, soprattutto, perché.

La notte, secondo me, aiuta a rendersi conto di queste cose (e queste cose sospetto aiutino a non prendere sonno. Ma tant’è). Aiuta ad analizzare più a fondo le situazioni, quasi che il buio ci permetta più facilmente di scavare in quello che, alla luce del sole, non vogliamo guardare. Tanto, non può vederci nessuno.

E così, rivedendo quei post che, ogni singolo giorno, mi appaiono facendo riaffiorare ricordi e sensazioni di tutto quel che è accaduto ormai anni fa, una semplice consapevolezza si fa largo in me.
No, quel che è accaduto non è stata colpa mia.
O meglio: se qualche colpa l’ho avuta, è stata voler troppo bene. Ho voluto troppo bene a persone che non lo meritavano. E che non lo meritassero me lo dicevano in tanti e anche io, adesso, lucidamente, mi rendo conto che avevano ragione. Che non vedevo un sacco di cose.
Il troppo affetto può essere una colpa? Certo, quando non ti accorgi che non è corrisposto. E no, non sto parlando di amore. Anche se, in fondo, poi, è un po’ la stessa cosa.
Ma se voler bene a una persona è una colpa, è anche la miglior arma di  difesa. Io ho fatto di tutto, per mantenere questo rapporto. Ho litigato con persone che mi dicevano di lasciar perdere, ho lasciato correre cose un sacco di cose che, adesso, non farei più passare sotto silenzio; ho perdonato, perché errare humanum est.
Quando tutto è finito, mi sono chiesta il perché. Perché a me? Non era giusto, avevo dato così tanto. Troppo. E ho odiato. Tanto. Perché non si può perdonare una persona a cui dai tanto e ti ripaga in questo modo. La rabbia che provi, forse più verso te stesso, perché ci sei cascato, che non verso l’altro, è un macigno che ti porti dentro, che non ti lascia libero. Diventi schiavo di quella rabbia, di quell’odio e di quella domanda: Perché?
E così, passano gli anni. Ci pensi sempre meno, alla fine, perché vivi la tua vita. Ogni tanto il pensiero ritorna e la rabbia pure, troppo irrazionale, ancora, per poter dire che l’hai superata.
Poi ti trovi davanti quella funzione. Quella che ti dice che hai fatto quel giorno, anni fa, e ti fa rivedere tutto quello che tu avevi faticosamente ricacciato indietro.
All’inizio cominci a saltare quei post e quei link, perché fa male leggerli; poi, però, per caso ti cade l’occhio. E cominci a ricordare. A ritornare indietro nel tempo. Ed è allora che, più lucidamente, cambi prospettiva.
Forse, non sei tu che hai sbagliato; forse è quella persona che è nel torto. Non sei tu che ha sbagliato nel voler bene; è quella persona che getta nelle ortiche l’affetto che le dai – e puoi provare a giustificare il suo comportamento in tanti modi, appellarti a mille studi psichiatrici, ma alla fine il succo non cambia: non eri tu a non voler dare affetto; era quella persona a non volerlo.

La colpa non è tua.

E lo vedi: da quello che scrivevi e NON rispondeva, da quello che facevi e non veniva apprezzato, da quello che è successo quando hai deciso di non dare più – perché buoni sì, fessi no. Tutto messo nero più bianco, da un sito freddo che però ha una memoria migliore della tua.

La colpa non è tua.

È quella persona che ha perso il tuo affetto, e non lo avrà mai più, questo è certo. Ha perso i bei momenti in cui ci si divertiva tutti insieme, in cui ti preoccupavi, per quella persona, più di quanto ti preoccupassi per te stessa. Ha perso quella – quelle! – persone che la consideravano quasi parte della propria famiglia. Ha perso l’amicizia disinteressata, quel sentimento che provi soltanto quando vuoi veramente bene a qualcuno.
Non sei tu che hai perso qualcosa, non sei tu che devi starci male.

Non è colpa tua.

E ti senti finalmente libero da quel peso che tanto ti opprimeva.